C’era una volta in cui ero
Diego, Careca e Alemao

Nel flusso degli acidi gastrici lo stomaco passava la notte a lamentarsi di esser vuoto. Non so come ci riuscivi, ma eri in grado di captare quel rumore attraverso le porte e le pareti. Arrivavi senza accendere luci e prendendomi in braccio riempivi ogni vuoto con una zuppa di latte e biscotti. Accadeva questo quando ero ancora figlio tuo. Adesso sono figlio un pò a metà. Il tempo che è trascorso l’ho passato tutto a cercare una distanza da seguire. Eppure, fra i pensieri, i primi ricordi sono tutti baci ed abbracci tuoi. Quando mi addormentavo sul tuo petto tenendo fra le mani qualche pezzo di collana:piccole sfere che poi la mia fantasia credeva piccoli mondi con me dentro. Arrivò pure il tempo delle botte. Mi inseguivi con una scopa o un cucchiaio di legno. Non ero un bimbo sfrenato, ma curioso. E allora passavo il tempo ad ascoltare il rumore delle scarpe che saltavano nelle pozzanghere. Ma spesso le scarpe erano nuove e comprate con sacrifici. Ora la comprendo quella rabbia che da piccolo mi sembrava manifestazione della cattiveria umana. Di scarpe lise e sporche ne vennero tante. Posso richiamare ogni periodo della mia infanzia solo ricordando quelle che indossavo. Cominciai da subito a giocare a calcio, un amore più che un gioco. Nonostante i continui richiami, gli schiaffi e le urla a squarciagola non riuscivo a fermarmi quando vedevo il pallone. Tu mi raccomandavi sempre di rientrare in casa per cambiare le scarpe, io ci giocavo pure con i mocassini. Venne il tempo che non me ne comprasti più per molto, a volte sono andato a scuola con scarpe bucate e sporche. Era il tuo insegnamento:<> mi dicesti. Eppure a me importava poco, mi bastava avere scarpe che mi permettessero di giocare a pallone senza problemi. Non so perché mi viene in mente quel mondo che mi sembra davvero fiabesco. Forse perché adesso mi viene nostalgia per quella fantasia che mi permetteva di credere a befane e maghi, di calci ad un pallone sussurrando nella mia mente: <>.Ero io Maradona, Careca, Alemao:credevo di essere l’intera squadra del mio Napoli  correndo da solo con un pallone per molti pomeriggi. Non sono più Maradona. Ma sono ancora tuo figlio. Non esistono intervalli di tempo né di spazio fino a quando sapremo ricordare. E sapremo costruire.

Valentino Di Giacomo

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