Cavani al Guerino: “Il Napoli è da Champions”

Come Claude Monet che non entrava mai al Louvre, Edi non vuole assomigliare a nessuno (“Io sono Cavani e basta”), e come l’impressionista francese, anche lui si abbandona all’istinto della visione (“Quando arrivò l’offerta del Napoli, tutto mi fu chiaro: è così che doveva andare, è stato un segno del destino”). Altro che “Matador”, piuttosto “l’artista del gol”. Lo incontriamo a casa sua. Una villetta a schiera incastonata tra il golfo di Pozzuoli e il lago Lucrino, dove gli antichi romani allevavano ostriche. Il posto è sobrio, isolato il giusto. La posizione è fantastica. Il mare e vicinissimo e impetuoso. Quando il tempo è bello, Ischia la puoi quasi toccare e in lontananza si vede anche Capri. Il maestrale, però, soffia forte sulla residenza napoletana di Cavani in un grigio pomeriggio novembrino. All’interno tutto è ordinato, squadrato. Ogni cosa sembra essere al proprio posto. Il bianco è il colore dominante. Fa eccezione il grande divano angolare testa di moro, sistemato di fronte al camino e al televisore fissato al muro. A spezzare l’essenzialità del design c’è una statuetta presepiale raffigurante Edinson con la divisa ufficiale del Napoli,poggiata su di un mobile basso all’ingresso, e una tamburrella azzurra regalatagli da un tifoso, appesa ad una parete. Una scala a chiocciola porta al piano superiore dove la signora Maria Soledad sta riposando. “Tra poco scende; da quando è incinta dorme molto” dice Cavani scostando dal divano la rassegna stampa della scorsa stagione a Palermo per farci accomodare.
– Allora Edi, come va la tua vita a Napoli?
Sono felicissimo. Io e mia moglie, ogni giorno che passa, siamo sempre più contenti della scelta che abbiamo fatto. Napoli è bellissima e qui a Pozzuoli abbiamo trovato un angolo di paradiso.
– Il mare, il San Paolo, i gol…e tra poco anche il piccolo Bautista!
Nascerà a marzo. Sarà napoletano, lo abbiamo già deciso da tempo.
– Dove hai conosciuto Maria Soledad?
Al mio paese, a Salto. Sia mio padre che suo padre giocavano nella Polisportiva Salto Uruguay. Solo che il mio papà era centravanti della squadra di calcio, mentre il suo giocava a basket.
– E’ stato il classico colpo di fulmine?
Macchè! C’è voluto del tempo, anni… I nostri genitori si frequentavano e noi ovviamente ci conoscevamo, solo che lei è più grande di me di due anni.
– Quindi?
E quindi mi ignorava completamente. Avevamo undici o dodici anni. Eravamo dei ragazzini ed io, preso dalla timidezza, non avevo nemmeno il coraggio di salutarla.
– Poi che è successo?
Nel 2006 me la ritrovai allo stesso tavolo in un locale di Salto dove ero andato con degli amici. Cominciammo a parlare. Scoprimmo che c’eravamo entrambi trasferiti a Montevideo, io per giocare nel Danubio, lei per studiare all’università. Un segno, no?
– Te l’ha mandata Gesù?
Penso di sì. Noi siamo molto credenti. Ogni cosa per noi ha un senso. Gesù ci mostra la via, sta a noi però riuscire a cogliere i segni che ci manda e seguire le sue tracce.
– Tu sei evangelico pentacostale e fai parte degli Atleti di Cristo. Quanto ti ha aiutato la fede?
Mi sostiene ogni giorno nel tentativo di diventare un uomo migliore. Il mio unico mito è Gesù, l’unica persona che si è sacrificata per salvare tutta l’umanità.
– E’ lui che ti ha spinto verso Napoli?
Tu non ci crederai, ma quando il mio agente mi disse dell’interessamento del Napoli c’erano un sacco di problemi da risolvere relativi alla concorrenza di altri club, alla richiesta alta del Palermo, al mio contratto, ecc. Tutto si risolse in ventiquattr’ore. Improvvisamente le difficoltà svanirono. Non fu una suggestione. Ebbi una specie di visione, tutto mi sembrò chiaro: il mio futuro era Napoli.
– Ti convinse De Laurentiis con una telefonata?
Mi chiamò mentre ritornavo da una battuta di caccia. Ma non dovette convincermi di nulla. Qualcuno aveva già scelto per me, la strada era già segnata. Mi raccontò dell’entusiasmo dei napoletani non appena era spuntato fuori il mio nome. Gli dissi subito di sì.
– Cavani a caccia? Spiegati meglio.
Sì, sì…è una vecchia tradizione familiare. Mi piace molto, mi rilassa. Ricordo che quel giorno che mi chiamò De Laurentiis presi diverse pernici e un capivara.
– Capivara?
Scusa. Qui in Italia non c’è. E’ una specie di castoro ma senza la coda. In Uruguay è molto popolare.
– Se col fucile sei preciso come in area di rigore, i capivara uruguaiani sono messi male.
(ride) Come cacciatore non sono granché. Mio padre è il maestro. Io, ad esempio, non sono mai riuscito a cacciare un cinghiale. Per me la caccia significa soprattutto stare a contatto con la natura. A casa, a Salto, abbiamo anche delle grandi voliere con svariati tipi di uccelli.
– C’è qualche altra passione extracalcistica che Cavani vuole svelare ai lettori del Guerin Sportivo?
La fotografia. Con i primi soldi guadagnati al Danubio ho comparto una Canon E50 e appena ho un po’ di tempo vado in giro a fare scatti.
– Tornando al calcio, tutti dicono che Cavani è il prototipo dell’attaccante moderno. Concordi?
Se per attaccante moderno s’intende uno che si impegna al massimo tutti i giorni in allenamento per migliorarsi, che onora sempre la maglia, che mette tutto se stesso in campo, allora sì.
– A suon di gol hai fatto breccia nel cuore dei tifosi del Napoli in un batter d’occhio. Te lo aspettavi un avvio di stagione così esaltante?
Lo speravo. Ma è proprio il caso di dire che la realtà ha superato l’immaginazione. Sto vivendo un periodo meraviglioso.
– Con i compagni di squadra come va? Ho trovato un gruppo fantastico. Anche meglio di come me lo aveva descritto Gargano durante il mondiale.
– I napoletani hanno già apprezzato il miglior Cavani?
Personalmente credo di avere ancora dei margini di miglioramento. Non si finisce mai di imparare. Osservo in tv i grandi come Ibrahimovic, Eto’o, Forlane cerco di rubare loro qualcosa. Magari riuscissi ad avere la loro qualità…
– A che cosa Cavani non rinuncerebbe mai?
All’affetto della mia famiglia, alla pasta al forno e alla mozzarella di bufala.
– Film preferito? “The millionaire”.
– Cantante preferito? Luis Guerra. E sono anche un discreto ballerino di salsa.
– Il gol più difficile segnato finora col Napoli?
Il secondo a Cesena.
– Il più importante?
Quello di Bucarest. E’ valso a portare a casa un punto meritatissimo.
– Europa League o Serie A?
La competizione continentale è fondamentale per l’immagine della società, ma la sostanza è il campionato.
– Obiettivo stagionale?
Il Napoli ha dimostrato di potersela giocare contro chiunque. Siamo giovani. Dobbiamo maturare. Ci manca l’aggressività e la furbizia delle grandi, è vero. Ma a mio avviso siamo da primi quattro posti.
– Champions League, dunque?
Esatto. Sarebbe un bel modo di ripagare l’affetto dei tifosi. A Napoli la gente vive di calcio ancor più che in sudamerica. Il mio sogno è di offrirgli al più presto una squadra capace di dettare legge in Italia e in Europa come ai tempi di Maradona.
– Sei molto ambizioso.
Gesù diceva che c’è un tempo per ogni cosa, ed io sento che quel tempo sta per arrivare. D’altro canto se sono venuto a Napoli, in un grande club, è anche per vincere qualcosa d’importante. – Come vorresti che fosse ricordato Edinson Cavani? Semplicemente, come una brava persona.
Massimo D’Alessandro Guerin Sportivo

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