A Udine ho preso tanto freddo e… tre gol

Zero gradi, vento glaciale, pioggia battente e senza un angolo microscopico sotto cui ripararsi. Questo è l’ambiente da incubo che ci ha accolto ieri al Friuli. Nel corso del primo tempo poi, la situazione climatica è anche peggiorata, tanto da farmi girare intorno alla ricerca dell’arca di Noè. Eppure, in previsione, mi ero premunito di cappellino, doppio maglione di lana, doppio calzino, scarpe adatte per un viaggio nel circolo polare artico, paraorecchie e caramelle balsamiche per la gola. Non è bastato. Siamo naufragati insieme a tutta la squadra e amareggiatissimi siamo tornati a casa con tanti dubbi, una rabbia immane e una bronchite che difficilmente potranno smaltirsi in poco tempo.
Doveva essere la partita della continuità dopo il fragoroso 4 a 1 di domenica scorsa e della rivincita dopo la rapina targata Damato della passata stagione e invece siamo qui, con fazzolettini e disinfettante, a leccarci le ferite e a cercare di tamponare questo raffreddore cronico. Udine, maledetta Udine. Ancora una volta questo campo ha infranto i nostri sogni, in una domenica che poteva rappresentare la svolta, dopo che tutte le prima della classe, a parte l’Inter, non sono riuscite a vincere.
Ancora una volta a punirci è stato Di Natale che toccando un pallone ce ne ha fatti tre. Il piccolo napoletano(origini che abbiamo scoperto solo ieri, quando ha deciso di non esultare per rispetto, mentre l’aeroplanino dell’anno scorso ci aveva fatto pensare a natali eschimesi) ha infatti realizzato una tripletta con un penalty, un eurogol da fuori area e un tiro direttamente da calcio d’angolo con la gentile collaborazione di Hamsik appostato sul palo. Ma la verità è che Guidolin l’ha preparata e l’ha vinta sfruttando al meglio le armi che possiede. Muro compatto davanti al proprio portiere e ripartenze veloci a favore di uno strepitoso Sanchez che in quello stato di forma è stato veramente troppo per la nostra lenta e macchinosa difesa. Praticamente l’Udinese ha giocato come fa solitamente il Napoli che vistosi costretto ad impostare ha avuto grandi difficoltà. Difficoltà che si sono accentuate per la scarsa vena dei suoi uomini migliori. Il Pocho, che non sbagliava una partita dalla seconda contro il Bari, si è lasciato irretire dai raddoppi bianconeri e non è mai riuscito ad essere pericoloso, Cavani ha sprecato l’unica occasione capitatagli, ma nel complesso, non ha mai avuto una degna assistenza e Hamsik che ha influito negativamente negli episodi chiave del match e che ha continuato il suo letargo, a parte la perla del gol. Ecco, senza l’apporto dei suoi tenori, il Napoli ha dovuto costruire il gioco, facendo leva sui piedi dei difensori. Difatti il  centrocampo è stato fin troppo impegnato dal taglia e cuci perpetuo di Inler e Asamoah e gli uomini di fascia, già precari di loro, hanno dovuto impegnarsi, con scarsi risultati, a sedare le scorribande di Isla e Armero. Alla fine, questa impostazione obbligata non ha sortito alcun effetto. Cannavaro e Campagnaro assai imprecisi non hanno mai saputo innescare le punte, che a loro volta non hanno mai fatto un vero movimento che li aiutasse. Amen.
Resta il rammarico, perché la partita, nonostante, la miriade di errori individuali, poteva essere rimessa sul giusto binario a venti minuti dalla fine, ma Hamsik si è lasciato ipnotizzare dal Handanovic, nell’occasione del rigore sbagliato. E così la frittata s’è consumata.
E’stata davvero una giornata storta in tutti i sensi. Con la ciliegina finale che ci ha finito di tramortire. Quasi un’ora di attesa, rinchiusi in un varco a cielo aperto, giusto per farci bagnare anche le mutande e per essere sicuri che tutti stamattina si svegliassero con la bronchite.
Unica nota positiva della giornata, il primo autogrill fuori Udine: panino con un prosciuttiello San Daniele che si squagliava in bocca e una pizza ai funghi porcini da leccarsi i baffi, ma è stata un’amara consolazione…eeeetciù…vorrà dire che questi punti persi ce li riprenderemo tra due domeniche a Genova.
Forza Napoli Sempre
Gianluigi Trapani

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