9/11/1986 Napoli-Juve 1-3 “la presa di Torino”

Chiedo scusa all’illustrissimo Maurizio De Giovanni per aver preso in prestito il titolo del suo libro, ma oggi ricorre una data importante per moltissimi tifosi azzurri. Per me un po’ meno. Già, sono uno dei pochi che non riuscì a godere per quella vittoria, madre del sogno di un popolo intero, un sogno che durava da una vita e chi si materializzo il 10 maggio 1987. Un buon Napolista odia la Giuve a prescindere. Per alcuni (come me) ci sono anche motivazioni personali che ti portano ad essere più anti-giuventino che tifoso azzurro.  Ho vissuto quella giornata con molta amarezza, con la morte nel cuore: una felicità senza sorriso.
Il 31 ottobre 2009 quell’amarezza veniva per buona parte esorcizzata dalla “Presa di Torino – Parte II”, ad opera dei ragazzi guidati da mister Mazzarri con una splendida vittoria per 2-3. Quella sera scrissi una lettera, più di cuore che di “pancia”, che mi ero promesso di condividere con tutti i Napolisti alla vigilia del prossimo impegno casalingo contro la “Vecchia Signora” il prossimo 9 gennaio. Meglio farlo oggi, perché è più importante condividere una gioia che rincorrere una vendetta personale:
“Di padre in figlio…”
“Era il 9 novembre 1986, anno del primo scudetto. Il Napoli vinceva 3-1 al “vecchio” Comunale di Torino contro la “La Vecchia Signora”, TU ci avevi lasciato appena tre giorni prima.
Non ho mai potuto godere per quella vittoria. Il nostro Napoli conquistava una vittoria storica e stava spianando la strada verso il tricolore.
Ricordo le tue parole, qualche mese prima della data storica, durante il mondiale in Messico ’86. Dopo il goal di Maradona all’Inghilterra, dicesti: “….questo qui ci farà vincere lo scudetto!”. Già. Quello scudetto che TU hai inseguito per anni, tra abbonamenti e trasferte, tra gioie e dolori… sfiorato appena col Napoli di Vinicio e stroncato da un’ autorete del buon Moreno Ferrario.
Qualcuno ti ha tolto quella gioia. Qualcuno ci ha tolto la gioia di abbracciarci il 10 maggio.
Da allora vivo ogni partita contro l’odiata, pieno di rabbia e livore, con quel senso di rivalsa che inizia una settimana prima del match.
Nemmeno la vittoria del 20 novembre 1988 per 3-5 ha placato quello spirito.
31 ottobre 2009. Stesso stadio, ribattezzato Olimpico di Torino. Stessi colori. Minuto 81: Marek Hamsik segna il goal che sancirà il 2-3 per il Napoli. Un urlo infinito, un abbraccio “eterno” con Emanuele, TUO nipote. Mio figlio. Lui mi guarda e mi dice: “Papà, siamo fortissimi, non credo ai miei occhi!”. Intanto io non credevo a quello che stava accadendo: gioivo e abbracciavo mio figlio e mio padre allo stesso istante.
Per molti il calcio è uno sport dove 22 uomini in mutande danno calci ad un pallone. Per me è molto di più: soffro il doppio, urlo il doppio, gioisco il doppio… anche per TE!
Quest’anno non vinceremo lo scudetto (mai porre limiti alla provvidenza….). Io il mio l’ho già vinto.
Ciao pa’….felicissimo di averti riabbracciato.”
Massimiliano Erro

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