Sky difende Aurelio
sullo stadio semivuoto

Già l’esplosione del caso Quagliarella – un caso lungo un anno e maturato al chiuso degli spogliatoi senza che nessuno scrivesse nulla – ha posto il problema della qualità dell’informazione sportiva a Napoli. Adesso, invece, è il turno dell’asse tra Sky e il presidente Aurelio De Laurentiis. Nel senso che la redazione sportiva dell’emittente italiana di Murdoch sembra avere un rapporto privilegiato con la società. Un asse che si vede e si sente. Il lungo prepartita di Napoli-Bari, per esempio. Alle otto di sera, dallo studio principale, Ilaria D’Amico, Massimo Mauro e Mario Sconcerti non hanno potuto fare a meno di affrontare la vera notizia della prima di campionato al San Paolo della squadra di Walter Mazzarri: lo stadio semivuoto, come nemmeno ai tempi infausti della serie C. Colpa della crisi economica? Colpa della tessera del tifoso? Oppure colpa dello scarso appeal del progetto varato dal sergente Mazzarri? L’irruzione di questa ultima ipotesi ha scatenato Mauro e Sconcerti in difesa di De Laurentiis. . . Addirittura, Sconcerti, che è la prima firma dello sport del Corriere della Sera, maggiore quotidiano italiano, si è soffermato sul valore di Dumitru, . In pratica, la difesa a oltranza della campagna acquisti e vendite della ditta De Laurentiis-Bigon-Mazzarri. Legittimo. Epperò. Dall’opinione legittima alla mistificazione dei fatti il passo può essere brevissimo. Perché se si archivia e si scarta l’ipotesi delle colpe di allenatore, ds e presidente, allora tutto dipende dalla crisi economica e dalla tessera del tifoso. Insomma, la responsabilità dello stadio semivuoto di ieri sera è di Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, e di Roberto Maroni, titolare dell’Interno. Questo è il senso uscito fuori dai commenti pre e post-partita. Una tesi ripetuta anche dallo stesso sergente Mazzarri su assist di Ilaria D’Amico: . A Roma si dice “buttarla in caciara”: in Italia gli stadi sono vuoti un po’ ovunque e quindi meglio aggrapparsi al . Qui al Napolista non siamo convinti che sia così. Il San Paolo di ieri sera sconta lo scetticismo dei tifosi. Questo è indubbio. E il caso Quagliarella, al di là delle colpe reciproche tra giocatore, allenatore e squadra, ha aperto una frattura emotiva tra i tifosi e questo gruppo dirigente. Senza contare che a Napoli non c’è crisi economica o colera o terremoto che tenga di fronte al costo di un abbonamento. E’ successo già in passato. Il tifoso napoletano farebbe qualsiasi sacrificio pur di non mancare allo stadio. Se stavolta è successo è perché manca la motivazione, manca l’entusiasmo. A noi piacerebbe che si discutesse intorno a questo. Senza barricate, senza pregiudizi. Non è in discussione l’amore per una fede. La conduzione societaria e tecnica accetti le critiche. Prima che sia troppo tardi e comincino a circolare altre domande. Tipo: . Fabrizio d’Esposito

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