Senza Quaglia usciamo dall’equivoco

Rispetto il dolore dei quagliarelliani, molto meno la retorica del traditore che va via per soldi. In ogni caso a me la cessione di Quagliarella sembra la mossa di mercato più azzeccata del Napoli. Appresa la sconvolgente notizia, in un attimo tutto mi è apparso chiaro, coerente, logico. Finalmente. L’addio al Quaglia fa giustizia di una campagna acquisti sulla quale pesavano tanti punti interrogativi e il macigno di un nodo tattico inestricabile che fin dalle prime partite degli azzurri era apparso evidente, proprio nel reparto offensivo che lo scorso anno ci aveva condannati a un campionato a mio avviso modesto. Chi segna, chi fa la prima punta, chi fa spazio alle incursioni di Hamsik, chi resta in panchina, chi accetta serenamente di restare fuori tra quei tre? Troppe le domande, alcune identiche a quelle dello scorso anno, dove il terzo incomodo, il fantasma del palcoscenico, invocato a ogni esibizione asfitttica degli azzurri, era rappresentato da un Denis sempre sul punto di non esplodere.
Lavezzi, Cavani, Quagliarella: anche stavolta uno dei tre era di troppo, era lampante, fin dall’inizio. Il divo anarchico, il bomber stizzoso, il giovane campione considerato il colpaccio del mercato: tre calciatori diversissimi nelle caratteristiche ma incompatibili negli schemi del Napoli, un tridente formidabile che non scioglieva il nodo gordiano del centrale d’attacco, al punto da dover ricorrere a un vecchio illustre scarpone come Lucarelli per immaginare una capacità di penetrazione per una squadra che non segnava nemmeno contro i dilettanti del Folgaria.
Almeno adesso sappiamo chi farà, e dovrà dimostrare di saperlo fare, la prima punta: Cavani. Non Lavezzi, al quale si chiede di saltare l’uomo e servire assist, liberandolo dall’assillo del gol per il quale, è evidente, non è portatissimo. Ma la cessione di Quagliarella toglie al Napoli anche l’assillo del tridente, che alla prima partita senza gol, dopo dieci minuti, sarebbe diventato l’ossessione della tifoseria e l’incubo del tecnico.
Perdiamo un giocatore di talento, certo, ma anche uno che ha vissuto la sua esperienza a Napoli con le proprie ossessioni da genio provinciale, quella del confronto di popolarità col Pocho e quelle del gol impossibile, che finiva per renderlo ostaggio della sua stessa capacità di segnare solo reti-capolavoro. Adesso, almeno, è tutto chiaro: Mazzarri aveva scelto Lavezzi e Cavani da tempo, il Gallo lo aveva intuito prima di tutti con rammarico, pur ammettendo di essere a sua volta rimasto deluso dalle prestazioni del bomber stabiese. Che è un bel giocatore, ma anche un equivoco tattico in carne e ossa , uno che fa benissimo solo i gol, li fa belli, ma sempre maledettamente pochi per una squadra che investe tutto o quasi tutto su di lui. Ecco perché mischiare un po’ le carte, lì davanti, farà solo bene al Napoli. Cavani forse farà gli stessi gol di Quagliarella ma forse ne farà segnare di più agli altri, a cominciare da quell’Hamsik che resta il vero oggetto misterioso di questa squadra e che prima o poi dovrebbe decidersi a giocare, oltre che a segnare gol stupendi. Un po’ come avrebbe dovuto fare anche il nostro amatissimo Quaglia, al quale non resta che augurare buona fortuna. Con un buon campionato la Juve magari lo riscatterà e ci mollerà altri dieci milioni. Sarebbe un affare, nulla a che vedere con la folle svendita di Cigarini.
Luca Maurelli

ilnapolista © riproduzione riservata