Il Che bello gallico

Lo conobbi una mattina di ottobre di diciannove anni fa. Cinema Adriano, Via Monteoliveto, corso di Statistica del Prof. Piccolo, Facoltà di Scienze Politiche. Il caso volle che capitassimo seduti vicini su quelle poltrone segnate dalle bruciature di sigaretta. Fu da lì che diventammo compagni di studio. L’esame di Storia dei partiti e dei movimenti politici del Prof. Pizzigallo ci piacque così tanto che chiedemmo al Prof. di approfondire lo studio con un testo in più rispetto al programma e quello ce lo accordò, salvo poi darci 29 all’esame perché non avevamo seguito il corso.. bah. Sull’esame di Filosofia della Politica ci arenammo per qualche settimana, e soprattutto sul Tacito Dissenso di Chiodi, poi io ebbi l’illuminazione: un giorno lo chiamai e gli dissi che all’improvviso avevo capito il senso del libro ed ero pronta a spiegargli tutto. Lui mi comunicò che aveva deciso di abbandonare l’Università. Una tristezza infinita: da allora non ho mai più avuto un compagno di studi, mai.
Se dovessi dire qual è stato l’apporto più significativo di Gallo alla mia vita ricorderei un semplicissimo episodio. Ero in crisi perché dovevo andare ad una festa con un mio fidanzato ma proprio non ne avevo voglia e lui mi disse semplicemente: “mica dobbiamo per forza fare le cose che non ci va di fare?!”. Morale della favola: alla festa non andai, la storia improbabile con il ragazzetto di turno finì e questa frase ha segnato tutta quanta la mia vita, perché da allora non ho mai più fatto cose che non volessero semplicemente dire assecondare le mie voglie (grazie Gallo, grazie forever!!).
Ecco, è questo che fa di una persona ciò che è, quello che lascia agli altri, nella vita degli altri. E così, ecco Antonio Sacco, che lo ha incrociato al Corriere del Mezzogiorno nel 1997 e che è rimasto suo amico da allora, dire di lui: “cosa penso di Max? Un polemista nato, che si innamora a volte troppo delle sue provocazioni e che, però, sa fare anche autocritica. Un amico, sempre”. Alberto, suo cugino, gli manda a dire: “dai match infuocati nel corridoio di via Lepanto negli anni ’80 alle dispute su Quagliarella ed il Pocho nulla è cambiato (semmai solo lo Jabulani!). La nostra amicizia di sangue cuginesco è più forte che mai”. La nipotina Alessia, ormai diciottenne, dice “io non mi ricordo, ma so che mi facevi ascoltare la musica classica e mi cullavi e parlavi sempre con tenerezza, a bassa voce, dolcemente. Oggi che è il tuo compleanno ti mando teneramente, dolcemente ma a voce alta i miei mitici augurissimi!".
Ed io mi sento molto vicina ad una sua amica storica, Alessandra Di Castri, per la quale Max è uno che proprio non sa fare a meno di complicarsi la vita: “gli piace volere cose impossibili, cioè accanirsi su cose impossibili, gli piace talmente tanto che fa diventare impossibili le cose più banali, così si può accanire. E quando una cosa veramente impossibile si avvicina al possibile, lui finalmente capisce che è impossibile”. E come darle torto? Max è esattamente così.
Non voleva fare il giornalista, pur avendo un innato fiuto per la notizia e l’anima da cronista, ma iniziò la sua carriera a Il Denaro, fin quando Ennio Simeone lo convinse ad andare a Trento, in un giornale del gruppo Espresso, dove rimase per un paio d’anni, fin quando non gli proposero il praticantato, ma lui, che ha sempre rifuggito le ipotesi di inquadramento, preferì tornare a Napoli a vendere videocassette in un negozio di Piazza Carità. Poi ci riprovò, al Corriere del Mezzogiorno, con Marco De Marco, dove ricominciò da zero tutta quanta la gavetta. Poi il praticantato e, sei mesi dopo il matrimonio con Lucilla, il trasferimento a Roma, ed Il Riformista di Polito.
Lucilla gliel’ho fatta conoscere io diciannove anni fa, praticamente una sorella. Eppure, lui non ha scelto me come testimone di nozze, anzi, peggio, prima mi ha scelta e poi rinnegata a favore di un tal Roberto Napoli (te lo rinfaccerò per tutta la vita). Per me Max è questo. E’ uno che cerca sempre altri traguardi, ma senza rinnegare il passato, anzi, facendone tesoro. Uno che ha cambiato milioni di case e che è ancora alla ricerca del suo posto ideale, uno di cui si potrebbero raccontare diecimila aneddoti e stranezze. Come quella volta in cui, di ritorno dai due anni trascorsi a Trento, si ritrovò nel traffico di Via Marina all’ora di punta e fu preso da una vera e propria crisi isterica e allora scese dalla macchina, mentre era incolonnato nel traffico, lentamente, chiuse a chiave la portiera e se ne andò, semplicemente, incurante degli automobilisti infuriati che volevano fargli la pelle.
Uno dall’intelligenza vivace, che ancora sa emozionarsi per le piccole cose, uno che un filetto cucinato all’ultimo momento a casa di amici vale più di una cena luculliana nel miglior ristorante al mondo, un folle, uno da cui possono anche separarti anni di silenzio, ma quando poi lo incontri lo ritrovi come se non lo avessi mai lasciato. Uno spietato e poetico insieme, vero, nel bene e nel male. Pieno di spigoli, di silenzi, di verità, uno a cui è impossibile non voler bene, uno che di certo non può esserti indifferente.
Lo spazio per quest’articolo è davvero poco, soprattutto quando devi descrivere un’amicizia che ti è entrata nel sangue. Ha ragione lui: non solo ci siamo ritrovati, forse non siamo mai stati così uniti. Di certo lo ringrazierò per sempre per avermi coinvolta nell’esperienza del Napolista e per avermi mostrato una stima che se viene da uno come lui vale triplo. Ora, se è vero che ognuno di noi è il prodotto di ciò che ha vissuto, sentito ed amato nel corso della sua vita, è pur vero che la prima impronta, quella più indelebile, ce la danno i genitori, la famiglia. Ed i suoi genitori gli mandano a dire: “ricordati di tenere sempre la schiena dritta e di essere sempre nelle condizioni di poter non abbassare lo sguardo nei confronti di chicchessia”. Ecco, schiena dritta, anche nei prossimi 40 anni, è quello che ti auguro. Buon compleanno, Massimiliano. La tua amica, Ilaria.
p.s. mi scuso con quanti ho contattato per avere contributi da inserire nel mio articolo e le cui parole, poi, non ho potuto far mie. Perdonatemi, anche se ho dovuto tagliare alcune cose. Sono stata egoista: e la trovo una cosa meravigliosa…
<strong>Ilaria Puglia</strong>
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