Aurelio i panni, se sporchi, non si lavano in tv

Non l’avrei mai detto ma l’ennesima, inopportuna, sortita di De Laurentiis mi costringe ad assumere la difesa di Cannavaro. Difendere è il mio mestiere e per un penalista le cause difficili stimolano e motivano, anche quando si preferirebbe assumere le vesti del pubblico ministero. Veramente non capisco, anzi capisco e non condivido affatto questa smania di protagonismo che il  presidente non sa e non vuole contenere. L’anno scorso ci era capitato Lavezzi, sbeffeggiato e insultato sui giornali senza un minimo di rispetto per l’uomo e per il calciatore. Ora tocca a Paolo Cannavaro, per carità mille riserve sulle sue capacità tecniche e sul rendimento, ma è pur sempre il capitano, quindi simbolo di una squadra e per giunta reduce da un campionato ad altissimi livelli, forse il migliore da quando è arrivato a Napoli. Perché trattare un serio professionista con apparente paternalismo, ma in realtà con una ironia tagliente ed offensiva che diverte e gratifica solo chi la esterna e il solito codazzo di servi sciocchi. I rinnovi contrattuali si discutono a tavolino, con grande riservatezza, nel rispetto dei ruoli e non davanti a telecamere e taccuini. Chi comanda e mette i soldi può fare e dire quello vuole? Io non penso, a meno che non si confonda una società di calcio, per giunta in una città  dove l’interesse e la passione per la squadra sono così forti e particolari, con una specie di giocattolo di famiglia, che il padre-padrone utilizza come meglio crede. Capitano, ti confesso che tante volte dagli spalti del S.Paolo ti ho stramaledetto per i tuoi errori e il modo di stare in campo distratto e svogliato. Ma ora sono con te, insieme a quelli che amano il Napoli e la maglia azzurra, e non solo per fare il bastian contrario. Purtroppo un presidente che non è uomo di calcio questi stati d’animo non li conosce e non li capisce. <strong>Claudio Botti</strong>

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