Cinque condizioni
per vincere ancora

Benedetta  primavera, 7 punti in una settimana, il calcio non ha memoria e la crisi d’inverno è già cancellata. La seconda vittoria in quattro giorni non solo rimette il Napoli in corsa per una coppa europea, possibile anche la Champions certo, ma a sette gare dalla fine offre di questa squadra felicemente artigiana un check-up: con le 5 condizioni per vincere ancora. Eccole.
La prima: velocità. Il Napoli domina solo se impone il ritmo alto, come nel primo tempo con il Milan e nel secondo sia con la Juve che ieri. Lo dimostra la metamorfosi con il Catania. Inizio avvilente e fischi nell’intervallo perché il Napoli era lento, macchinoso, prevedibile. Tranne Lavezzi, i giocatori hanno difficoltà a superare l’avversario uno contro uno.
Ha bisogno di accelerazioni brucianti. Il Catania, chiudendo le fasce laterali con la grande promessa Martinez e con quel vecchio saggio di Mascara, ha bloccato un Napoli persino goffo nel tentativo di imporre il palleggio.
La seconda: Campagnaro. È il giocatore in più. Un jolly. Inutile riportarlo in marcatura accanto a Cannavaro, per schierare a sinistra il tutto destro Zuniga, ieri peraltro imbolsito. Di Campagnaro (in Argentina quarto a destra del 4-4-2 del Deportivo Moròn) va sfruttata la propulsione. È più potente di un tir in fase offensiva, tutt’altro che infallibile da difensore puro. Mazzarri, rimandato in albergo l’assonnato Zuniga, ha finalmente avanzato Campagnaro, esternoa sinistra. Implacabile.
Cori e applausi solo per lui, a scena aperta. Accade solo ai grandi.
Altre due indicazioni riguardano l’attacco. Quagliarella ha superato crisetta e malumori, è rifiorito, sviluppa l’azione con inserimenti personali o aperture illuminanti, che non gli si chieda più di giocare da prima punta. In attesa che De Laurentiis compri un bomber di professione, è prezioso Lavezzi in avanti. È lui che tiene in allarme la difesa avversaria, costringendola ad aprirsi. Suo anche l’assist del gol.
Proprio il gol dà la quinta indicazione. Lo segna Paolo Cannavaro, metafora del miglior Napoli. Racchiude l’affidabilità della difesa, l’anima sinceramente operaia che esalta pedine recuperate come Pazienza, mai superato da Ricchiuti,o come Grava che nel primo tempo ha saputo gestire la libertà, fino a rendersi utile. La solita difesa a tre contro una sola punta. Con l’ingresso di Rinaudo e Campagnaro trasferito a sinistra ha funzionato meglio la difesa a 4.
Questo gruppo di splendidi artigiani non va trascurato: la società si è invece affrettata ad allungare i contratti di Hamsik e Gargano dal 2013 al 2014, dimenticando quelli che scadono prima. Proprio vero, gloria per chi sta sul carro, solo fatica e bastone per chi lo tira.
Dopo la sconfitta interna con la Fiorentina, e prima del Milan, il presidente apparve rassegnato.
Champions sfumata, Europa League che non rende nulla, arrivederci Napoli: questa la malinconica sintesi. Reagirono giocatori, tecnico e ambiente. Hanno creduto nel Napoli, e ora soffia un buon vento. Difficili Lazio e Samp, prima e ultima trasferta, ma comode le altre. Bari e Chievo fuori, Parma, Cagliari, Atalanta al San Paolo. Eccitante sfogliare un bel calendario. (tratto da la Repubblica)
Antonio Corbo

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