Ora dimentichiamo la Juve

Domenica delle Palme, per giunta giornata elettorale, una partita fra il Napoli e il Catania al San Paolo non sarebbe mai diventata un “grande evento”. Ed invece lo è diventata: non certo in base a un’ordinanza di protezione civile. La straordinaria vittoria del Napoli giovedì sulla Juventus e quella mercoledì del Catania sulla Fiorentina hanno conferito a Napoli-Catania attesa, richiamo, blasone insospettabili.
In città la stessa sfida fra Caldoro e De Luca, gli stessi programmi di Pasqua, tutto quanto si limita a far da fondale. Quella del calcio a Napoli, Ghirelli docet, è passione antica destinata a farsi sempre moderna. Le umiliazioni delle stagioni in B e in C sono recenti, ma sembrano lontanissime.
Contro la Juve Quagliarella ha giocato benissimo, la squadra ha ritrovato freschezza, Grava (un casertano a Napoli, meno contestato di Cosentino e meno pretenzioso di Bocchino) è parso degno di andare in Nazionale. Proprio perché in tanti giovedì ci siamo entusiasmati (in tribuna vicino a me c’era Cané, un “grande” di ieri), col Catania dobbiamo essere concentratissimi. Una battuta d’arresto non possiamo permettercela: perfino la grande impresa di aver prevalso due volte sui bianco-neri nell’arco del medesimo campionato rischierebbe di restare un episodio di erudizione.
Luigi Compagna

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