
Rialzati Buongiorno, gli errori cominciano a essere diversi, ma gli errori non sono tradimenti
di - Alessandro Buongiorno va stretto forte. Come hanno fatto ieri i compagni a fine partita, quando il risultato pesava più delle parole.

di - Alessandro Buongiorno va stretto forte. Come hanno fatto ieri i compagni a fine partita, quando il risultato pesava più delle parole.

di - Genoa–Napoli 2-3, ovvero lo stoico rifiuto della sconfitta. L’arbitraggio è come un gratta e vinci all’autogrill. Il finale di Tony Vergara e Hojlund

di - Il blocco del mercato è un messaggio: va bene vincere, ma non troppo; va bene essere solidi, ma non al punto da mettere in imbarazzo chi non lo è. Brucia che Conte abbia scelto Napoli

di - Il Napoli arriva incerottato, rattoppato come una vecchia giacca buona che non si butta mai. La Fiorentina mena dall'inizio alla fine

di - Fa ammattire Cucurella. Si carica la squadra sulle spalle, non risparmia una goccia d’anima, la strizza fino all’ultimo respiro utile

di - Il risultato spegne sul nascere le polemiche sulle perlomeno discutibili decisioni arbitrali delle ultime giornate comprese quelle inspiegabili di questa sera

di - Nonostante tutto il Napoli resta vivo. Dovremo sudarci tutto e magari ripensare a quel Napoli-Chelsea 3-1

di - Inutile illudersi, il mercato di gennaio è roba da rattoppi (vedi Okafor). In questo clima da deriva, vale la pena ricordare che il Napoli è ancora in corsa in Champions, campionato e Coppa Italia

di - Il Napoli sembra avere paura, ma solo dei propri muscoli. Una mattanza che chiede spiegazioni logiche, a meno di convertirsi — per comoda pigrizia — al culto della iella.

di - Una linea sottile, invisibile. Decide più della tattica. Più dei singoli. Più di quanto si voglia ammettere. E intanto il campionato continua. Senza pietà. Senza musica.

di - McTominay domina la scena con una tale forza narrativa che avrebbe persino la capacità di far risorgere Shakespeare, solo per concedergli il tempo di dedicargli un’opera

di - Questa era una partita che qualche tempo fa avrebbe risolto Jack Raspadori. Un suo ritorno sarebbe una benedetta carezza.

di - La partita del Napoli è una formalità, mezz'ora e tutti a casa. Ora il Napoli può pensare agli ingiocabili (ma c'è prima il Verona, mercoledì)

di - Antonio Conte è stato il pezzo che mancava. Non un santone, non un venditore di sogni, ma un tecnico che trasforma la fatica in identità.

di - Højlund è il manifesto di questa superiorità. Milinković-Savić vive una serata quasi surreale: più centrocampista aggiunto che portiere.

di - L'Italia si racconta come aggrappata a un centravanti che fa da comparsa nell'Inter ma che viene pompato come se ne fosse il capocannoniere

di - È arrivato nel 2021 quasi per sbaglio, poi è diventato una colonna. Non gioca sempre, ma quando gioca è come se fosse sempre stato lì. È un calcio antico che vince nel presente.

di - David Neres, numero sette, entra nella genealogia sentimentale del Napoli. Quella dei giocatori che non si limitano a segnare ma lasciano impronte.

di - Si può giocare a calcio anche nel deserto, lontano da odori, da cori, da tifosi veri. L’emozione più forte resta un “forza Milan” urlato con ostinazione da un tifoso solitario

di - La doppia morale mediatica del nostro calcio. Ci si indigna per le offese alla mamma di Hermoso, silenzio sulla Roma che gioca con un comasco che si fa mele e Mancini che si improvvisa wrestler