Più falli, meno tempo effettivo di gioco, meno gol: benvenuti in Serie A il campionato meno emozionante d’Europa

Non si tira nemmeno da fuori, tranne rare eccezioni. Nella stagione 2016/17 il Napoli chiuse il campionato con 94 gol. Oggi ne ha 41 e mancano 11 partite. L'unica eccezione è l'Inter.

Serie A

Dc Napoli 15/02/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Roma / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Amir Rrahmani-Donyell Malen

Se dovessimo scegliere un sottofondo per questa Serie A 2025/26, probabilmente il più adatto sarebbe “Canzone triste” di Ivan Graziani, perché sì, questo campionato è davvero “triste, triste, triste” e ora si respira più che mai quella malinconia, quel sentimento perduto che un tempo contrassegnava le partite del nostro campionato.

Prima si segnava (e si segnava davvero, davvero tanto), e non parlo di tanto tempo fa, sia chiaro. Nella stagione 2016/17, ad esempio, il Napoli chiuse il campionato con 94 gol. Oggi ne ha 41 e mancano 11 partite: dubito che Conte sogni di segnare in media 5 gol a partita. Fatta eccezione per l’Inter, una squadra di alta classifica oggi segna quanto una squadra di metà classifica di quegli anni.

Calcio senza spettacolo

Il campionato spezzatino: da noi c’è il gioco più frammentato d’Europa. Viviamo di stop and go, di ritmi da amichevole estiva, di tattiche che non sono solo strategie di gioco ma sempre più veri e propri piani per far passare il tempo quando il risultato conviene.

E i numeri non mentono. In Serie A si commettono più falli che negli altri cinque principali tornei europei: 27 di media a partita, contro i 22 della Premier, i 23 della Bundesliga e i 25 di Ligue 1 e Liga. Ma non finisce qui: il tempo effettivo di gioco è il più basso di tutti. L’equazione è semplice: più falli = più fischi = più interruzioni. Il risultato? Nelle gare italiane il pallone resta in gioco appena 53 minuti e 4 secondi. In Inghilterra e Spagna si gioca due minuti in più, in Francia e Germania addirittura tre. A prima vista sembrano dettagli minimi, ma in un turno di campionato si perdono tra i 20 e i 30 minuti di calcio rispetto ai campionati esteri, e in una stagione si arriva a 12-19 ore di gioco “reale” in meno. È come se sparissero due giornate di calcio: ecco perché non ha tutti i torti chi sostiene che il calendario eccessivo, unito a interruzioni infinite, renda il calcio meno bello e più pericoloso per gli atleti.

La Serie A si ferma troppo spesso. Colpa dei giocatori che si rialzano lentamente, di chi protesta ad ogni intervento, degli arbitri che prendono tempo per spiegazioni infinite. Il combinato disposto produce noia, e la sensazione è sempre la stessa: meno si gioca, meno si segna, e più ci si chiede se tutto questo calcio, alla fine, valga davvero il tempo che gli dedichiamo.

Non esistono più i gol da fuori area

Si dice spesso che la Serie A sia diventata più tattica rispetto a quegli anni, ma fermiamoci un attimo a riflettere: i gol da fuori area praticamente non esistono più perché ci chiudiamo tutti in area e, una volta lì, chi si muove più? Giusto, no? Forse, alla fine, siamo diventati solo più pigri.

Soffermiamoci un attimo sulla questione dei tiri da fuori area: statisticamente è più complicato, è vero. Gli unici due che ci provano ancora sono Nico Paz del Como e Hakan Calhanoglu dell’Inter. Si sceglie di tirare da dentro l’area perché la posizione è più favorevole.

E allora perché in Serie A calciare da dentro l’area è più complicato? Perché la maggior parte delle squadre si schiaccia difendendo in blocco basso. La Serie A, infatti, è il campionato con:

  • meno tocchi in area,
  • meno gol,
  • meno occasioni create,
  • attaccanti meno precisi,
  • e la pericolosità media dei tiri più bassa d’Europa.

Studente di ingegneria informatica, curioso e determinato, con una forte voglia di imparare e mettersi alla prova. Appassionato di tecnologia, sport e lettura, unisco studio, allenamento e progetti personali con l’obiettivo di crescere sia professionalmente che umanamente.

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