I calci d’angolo stanno rovinando il calcio, gli arbitri hanno alzato bandiera bianca (Telegraph)

La proposta radicale dell'ex arbitro di Premier Graham: "Imitiamo l'hockey, costringendo le squadre a schierare un certo numero di giocatori nell'altra metà campo"

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“Basta così. I calci d’angolo stanno diventando una farsa impossibile da controllare e stanno rovinando lo spettacolo. Bisogna agire”. Ne abbiamo scritto: le scene da wrestling in area sono diventate quasi una farsa regolamentare, i portieri ne sono vittime collaterali. E l’ex arbitro di Premier Graham Scott sul Telegraph scrive per l’appunto che “basta così”.  Graham qualche giorno fa aveva scritto il suo manifesto della nuova Var, per uscire dalla crisi.

“Per trovare una soluzione – scrive – imiterei l’hockey costringendo le squadre a schierare un certo numero di giocatori nell’altra metà campo. Non devono essere necessariamente molti, ma creerebbero spazio. Una mossa più radicale sarebbe quella di utilizzare l’area di rigore per tenere separati i giocatori fino al calcio d’angolo. I difensori dovrebbero partire all’interno e gli attaccanti all’esterno”.

Per Graham è ormai una priorità arbitrale “porre fine a queste lotte, prese e trattenute in area di rigore sui calci piazzati. Il problema sembra essere irrisolvibile”. In Inghilterra ormai gli arbitri si sono ritirati “nella sicurezza di non concederne nessuno e lasciare che sia il Var a raccogliere i cocci. Ci sono passato, l’ho fatto, principalmente perché distinguere tra giusto e fallo in tempo reale sul campo è praticamente impossibile, tale è la congestione in area di rigore“.

Il fatto è che ormai è proprio una tattica, il calcio d’angolo così. L’Arsenal è quello che ci ha lavorato più di tutti. “Tutte le squadre impiegano allenatori specializzati per elaborare approcci innovativi al blocco e al tira-maglie. Elaborano metodi che mettono alla prova i limiti delle regole del calcio, sono difficili da individuare in campo e tuttavia non raggiungono la soglia richiesta per l’intervento del Var”. Insomma, c’è una scienza dietro.

“Quelle sessioni di allenamento del venerdì mattina in cui i giocatori vengono allenati in queste arti oscure sono probabilmente più affascinanti delle partite vere e proprie. Dovrebbero vendere i biglietti. In un tipico duello, entrambi i giocatori sono in una certa misura colpevoli, con gli attaccanti che diventano sempre più abili nel tirare i difensori verso di loro per creare l’impressione di un fallo. La prossima volta che assistete a uno di quegli incontri di wrestling, riguardate il replay due volte. Prima concentratevi solo sul difensore, poi studiate di nuovo la scena e concentratevi sull’attaccante. Credetemi, difficilmente vi convincerete che un rigore debba essere assegnato. A meno che lo sguardo dell’arbitro non cada su entrambi i giocatori prima che inizi la trattenuta e non ci si soffermi finché non si ritrovano a terra ammucchiati, è più stupido che coraggioso fischiare e indicare il dischetto. Monitorando questi duelli, può essere quasi impossibile accertare chi abbia iniziato a spingere e tirare. Tutti gli arbitri hanno commesso l’errore di assegnare un rigore per quella che sembrava un’infrazione grave, per poi scoprire, in seguito alla revisione, che l’attaccante aveva guadagnato terreno sull’avversario tirandolo per primo sul lato cieco dell’arbitro”. E mo non voglio passare per fessi, non ci cascano. Lasciano giocare e amen.

“Gli arbitri sono lasciati a camminare su un filo teso, cercando di trovare un equilibrio tra ciò che è lecito e ciò che è scorretto. In Premier League, viene chiesto loro di valutare le trattenute in base a due fattori: l’estremismo dell’azione e il suo impatto sul gioco. Quindi, una tirata di maglia significativa e visibile a tutti può rimanere impunita se la palla non arriva entro 20 metri dall’incidente. Al contrario, una spinta leggera che fa perdere l’equilibrio a un attaccante nell’atto di tirare, facendogli sbagliare il tiro, dovrebbe essere penalizzata. Situazioni del genere sono relativamente bianche o nere, ma ci sono più di 50 sfumature di grigio nel mezzo”.

E il Var? “Analizzare tutti i potenziali eventi in sequenza a ogni angolo, alcuni dei quali iniziano prima che la palla sia in gioco, è tutt’altro che semplice. Non sono sicuro che ci sia molta voglia di affrontare i lunghi ritardi che si verificherebbero se ogni potenziale infrazione venisse presa in considerazione”. Insomma, non se ne esce. A meno di imitare l’hockey.

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