Modesta proposta di ricetta per il calcio italiano (che di questo passo peggiorerà sempre)

POSTA NAPOLISTA - Sette punti per non morire. Questa gestione dilettantesca del calcio ha prodotto figuracce e fallimenti. I dirigenti nazionali che perdono, devono andare a casa

Mulé Gravina calcio italiano

Db Milano 03/06/2024 - La Notte della C / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gabriele gravina

Modesta proposta di ricetta per il calcio italiano (che di questo passo, peggiorerà sempre)

Il calcio in Italia con oltre 30 milioni di appassionati, 7 miliardi di ricavi e un impatto sul Pil pari a 12,4 miliardi di euro, non è solo uno dei passatempi preferiti degli italiani, ma è anche una industria rilevanti del Paese e, come tutte le industrie, morire se non rinnova il proprio prodotto ed allarga la sfera di interesse ad un più vasto numero di soggetti. 

In questi anni abbiamo assistito e continuiamo ad assistere ad una gestione dilettantesca del Calcio che ha prodotto figuracce e fallimenti:
(i) assenza ripetuta dai mondiali di calcio,
(ii) incapacità dei club a creare talenti,
(iii) stadi vecchi se non addirittura, come ammesso da qualche presidente “cessi”,
(iv) gestione fallimentare della giustizia sportiva. Il tutto nell’assoluto disinteresse o, peggio, con l’approvazione della politica ed in presenza di un giornalismo, sportivo e non, trasformato in curva ultrà. 

Il Calcio, quello professionistico, è l’unica industria che si caratterizza per una completa assenza di managerialità vera a tutti i livelli, dal Presidente della Figc in giù. 

In questo quadro è inevitabile che proseguirà il percorso di marginalizzazione del calcio italiano sia rispetto alle altre nazioni che nei confronti del pubblico giovane, sempre meno disposto a spendere tempo e meno ancora denaro per un prodotto inguardabile. 

Leggi anche: Il sistema calcio italiano non è progettato per competere ma per sopravvivere. Perciò perde in Europa

SOLUZIONI (PROGNOSI RISERVATA) 

Il vecchio tifoso non si arroga il diritto di indicarne, ciò spetterebbe a chi è profumatamente pagato per farlo; tuttavia, vorrei indicare gratuitamente qualche punto della soluzione: 

Innanzitutto, non c’è da inventare nulla; basta prendere un modello vincente come riferimento. Quale ? Ovviamente quello inglese. 

Quindi: 

1) Concordare con la classe arbitrale una tipologia di arbitraggio “all’inglese”; ciò favorirebbe una maggiore intensità di gioco, più velocità, più spettacolo e la cessazione delle solite commedie all’italiana che caratterizzano ogni partita (giocatore cade e arbitro fischia), con utilizzo del Var limitato (come in Premier League); 

2) Aumentare i minuti di recupero quando il risultato è in bilico; ciò favorisce automaticamente un maggiore interesse dello spettatore; 

Inoltre: 

3) Ridurre la serie A e B a 16 o 18 squadre al fine di favorire la qualità e non la quantità; 

4) Vincolare e favorire nel medio termine (tre o cinque anni) l’iscrizione ai campionato di serie A al possesso in proprietà (o in gestione) di uno Stadio da almeno 20.000 posti coperti (e senza pista d’atletica); come ? togliendo qualsiasi vincolo agli attuali impianti e obbligando le amministrazioni locali a cedere il diritto di superficie novantennale al club (o aree equivalenti idonee), il quale si troverebbe quindi obbligato a rinnovare gli stadi (o costruire nuovi impianti) anziché impiegare importanti risorse su improbabili giocatori esotici; 

5) Obbligare i club a schierare nella formazione titolare: a) almeno 3 giocatori provenienti dal vivaio; b) almeno 5 giocatori italiani

6) Consentire la visione “in chiaro” di almeno due partite per turno; l’abbonamento alla pay per view sta diventando un lusso che sempre in meno si possono permettere, a maggior ragione i giovani. 

7) Obbligare alle dimissioni i dirigenti nazionali perdenti.

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