Djokovic è al livello di Bolt, di Messi, di Mara­dona, di Moham­med Ali (Cazzullo)

Al Corsera: da bam­bino si trovò di fronte nel bosco un lupo vero che lo guardò negli occhi e poi indie­treggiò. Crebbe sotto le bombe e divenne un cam­pione

Djokovic

Serbia's Novak Djokovic celebrates victory over Italy's Jannik Sinner after their men's singles semi-final match on day thirteen of the Australian Open tennis tournament in Melbourne on January 31, 2026. (Photo by IZHAR KHAN / AFP) / -- IMAGE RESTRICTED TO EDITORIAL USE - STRICTLY NO COMMERCIAL USE --

Novak Djokovic. È lui il protagonista di giornata e non solo di giornata. Ha segnato lo sport ieri, non solo il tennis. Lui, 38 anni, 39 a maggio, ha battuto in cinque set il 24enne Jannik Sinner. Lo ha battuto dopo che l’azzurro aveva vinto – e anche facilmente – gli ultimi cinque match. Tutto era cambiato da quella semifinale di Coppa Davis in cui Sinner annullò tre match-joint al serbo. Fu il momento in cui si schiuse il bozzolo. È questo lo sport. Deve scattare quel qualcosa che ti rende consapevole dei tuoi mezzi. Lasci indietro l’insicurezza e ti incammini per nuovi sentieri. È accaduto a Sinner che ha vinto gli Australian Open, gli Us Open, Wimbledon, è diventato numero uno del mondo. Ma, attenzione, Djokovic dà e Djokovic toglie. Ieri Sinner ha dovuto incassare una sconfitta più dolorosa perché inaspettata. Sembrava che soltanto Alcaraz potesse batterlo. E invece no. L’immarcescibile Novak ha firmato una pagina di sport che resterà nella storia. Anche se domani dovesse perdere la finale contro Carlitos.

Ne scrive anche Aldo Cazzullo nella sua rubrica delle lettere sul Corriere della Sera:

È vero che Djo­ko­vic al fisco serbo si è sot­tratto, e ha assunto sulla que­stione dei vac­cini atteg­gia­menti inac­cet­ta­bili. Tut­ta­via non pos­siamo negare che sia dav­vero uno dei più grandi cam­pioni che abbiamo mai visto in azione: al livello di Bolt, di Messi, di Mara­dona, di Moham­med Ali. Ognuno ha il suo sport, ognuno la sua epoca. I para­goni sono sem­pre cru­deli. Ma que­sto lupo serbo, che da bam­bino si trovò di fronte nel bosco un lupo vero che lo guardò negli occhi e poi indie­treggiò, che crebbe sotto le bombe, che divenne un cam­pione con­tro qual­siasi pos­si­bi­lità, con­tro tutto e tutti, merita il nostro rispetto. Ora si dirà che stava per essere scon­fitto da Musetti. Ma il ten­nis è così: uno sport cru­dele, un incro­cio tra il pugi­lato e gli scac­chi, uno sport di com­bat­ti­mento senza con­tatto, in cui vince pur­troppo chi non si infor­tuna. 

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