«Sono milanese, sono stato vent’anni al Comune, conosco ogni via della mia città e ne sono innamorato. Mi sono sposato qui, ho due figli al liceo, se servirà candidarmi, non mi tirerò indietro».
Siamo al “senza vergogna”. A dimostrazione che nulla è cambiato. La speranza è che cambi l’atteggiamento della cittadinanza. Non più prona e disinteressata ma rabbiosa e pronta a combattere per i propri diritti.
Aggiunge che lui non pensa alla popolarità:
Da un mese sto dentro al bunker della Regione Lombardia, dalle 8 a mezzanotte, l’emergenza non finisce, questo Covid-19 è esploso e se mi fermo un secondo a leggere i messaggi favorevoli, o a pensarci… ok, va bene. Ma non ho metabolizzato l’aumento della popolarità, ci sarà poi il tempo per farlo.
Racconta la sua carriera politica e racconta gli è venuto naturale mettersi davanti a Facebook e «spiegare da assessore che cosa accadeva. Ho cercato sempre di essere chiaro, trasparente e concreto. Di dire tutto e nello stesso tempo di certificare che il nostro sistema sanitario regge. Infondere speranza e non drammatizzare».
Per il resto dell’intervista Gallera dice che secondo lui il tassi di mortalità che si registra in Lombardia (13%) sia molto più basso. Ci sono i contagiati sommersi da calcolare. «Faremo i conti alla fine».
Ricorda che
«all’inizio siamo stati criticati per i “troppi tamponi”. Poi, dopo la prima settimana, le “linee guida” dicevano di fare tamponi solo a chi arriva in ospedale con la polmonite. In ogni caso il tampone non dà la certezza assoluta. (…) Ha più senso organizzare i tamponi per categorie, cominciando dal personale sanitario. E il vero tema è l’isolamento».
Si difende dicendo che «nessuno in Italia o in Europa era preparato a tutto questo», ed è vero «che l’Europa avrebbe dovuto mettere in quarantena chiunque arrivasse dalla Cina, ma chi avrebbe potuto immaginarlo. La cognizione l’abbiamo avuta a fine gennaio, stiamo però appurando se il virus non ci avesse raggiunto prima».
Dichiara che Atalanta-Valencia può essere stata il detonatore del contagio: «sicuramente, tanta gente insieme a festeggiare».
E conclude:
«Non è una guerra, ma quasi, chi non l’ha capito si svegli».
