In Serie A tornano i rigori concessi e revocati, il Var a intermittenza
Como-Venezia come Venezia-Inter. Il Napoli non è una squadra, si dissolve a Torino contro la Juventus

Ec Como 01/11/2026 - campionato di calcio serie A / Como-Venezia / foto Emanuele Comincini/Image Sport nella foto: Maria Sole Ferrieri Caputo
FALLI DA DIETRO (rubrica nata nel 2008. Le rubriche omonime nate successivamente sono imitazioni)
COMMENTI ALLA 10° GIORNATA DEL CAMPIONATO 2026-27
DI NELLO MASCIA
Disastro.
Era la finale per restare in zona Europa.
Ma era anche la finale fra le più sfigate.
Nella più buia notte di Halloween scendono in campo i resti di quello che non molto tempo fa era l’eccellenza del calcio italiano.
Nella sfiga il Napoli stavolta gioca d’anticipo.
Così prima di iniziare, già si presenta privo di Erasmo.
Vittima di un terribile virus che pare abbia colpito anche Vanja.
In verità di Vanja si sussurra che il virus sia una scusa, e che lui abbia rifiutato polemicamente la panchina. Questo per dire dell’aria che tira.
Al centro dell’attacco ecco allora Scary Lucca. Oddio che spavento.
Eppure tocca proprio a lui la prima palla goal. E Scary incorna con una bella torsione ma Vicario è lì.
Il Napoli potrebbe ancora andare in vantaggio.
Zambo serve di tacco a sto insopportabile Svalvolang un pallone magnifico in mezzo all’area.
Ma questo qui si sa, la porta non la centra manco se gliela allargano tre volte tanto. Lui sempre alla luna spara.
Gli azzurri nel primo tempo propongono sulla carta un centrocampo spaziale con Zambo il Re e Scott.
Potrebbero davvero fare un sol boccone di questa Vecchiaccia tremebonda e messa davvero male.
Ma se Zambo è vivo, il Re sbaglia molto e Scott non tocca palla.
Questa squadra non è una squadra.
Non funziona nulla perché non c’è organizzazione.
Il secondo tempo è ripugnante.
L’ospedale stavolta tocca al Capitano e al Re.
E il Napoli sparisce letteralmente dal campo.
Sarebbe una partita destinata allo 0-0.
Potrebbe sbloccarla una prodezza o un errore.
La sorte decide per la prodezza del più giovane in campo.
Il gioiellino bosniaco Kerim Alajbegovic, diciannove anni, a lungo inseguito in estate, e ovviamente non preso, avanza indisturbato perché Zambo non ne ha più, prende la mira e spara una fucilata.
Si potrebbe provare anche a recuperare.
Se ci fosse una squadra. Ma la squadra non c’è.
C’è però Sozza. Che diventa l’uomo del match.
La Vecchia avrebbe dovuto già da tempo essere in 9.
Koop meritava il rosso per l’orribile fallaccio su Zambo incredibilmente impunito.
Un episodio che ha pesato molto sulla gara.
Lucumi avrebbe guadagnato altro che due gialli per le reiterate angherie su Scary.
Per non parlare di Bremer.
Invece Sozza Simone è inflessibile e puntualissimo su Marianucci colpevole di ingenuo step on foot su Cabal.
Finisce qui. Tutto quello che accade dopo è irrilevante.
Finisce qui.
Sesta sconfitta da inizio stagione.
Fuori da tutto. Ed è appena novembre.
L’altro big match di San Siro.
Negli ultimi otto derby sei li vince il Diavolo.
Amorim impartisce una autentica lezione di gioco a quel Chivu che sa di sagrestia e che sbaglia formazione isolando in attacco Thuram.
Caspita che bel giocatore è Diego Moreira che ha già fatto dimenticare Leao. Quattro gol e tre assist in otto partite.
A pranzo ci servono il Como che piace a tutti.
Non si assiste a una partita eccezionale. Ma si assiste a un episodio inquietante.
Su un rimpallo in area lariana il pallone va a sbattere sul braccio di Milla che si allarga.
Arbitra Maria Sole Ferrieri Caputi la quale subito fischia il rigore.
Il Var che è pressoché spento da inizio campionato, ma attivissimo, a quanto pare, quando c’è da soccorrere le protettissime. Richiama l’arbitra e ordina la revoca del rigore.
Ed ecco che affiorano i ricordini. E le perplessità a proposito di episodi simili. Per esempio quel rigore revocato la settimana scorsa sempre ai danni del Venezia contro Marotta.
Decisioni inspiegabili che nessuno spiega.
C’è del marcio in Danimarca.