Lotito ai pm: “Chiamassero l’emiro, ma io poi dirò non mi interessa, non la vendo”. E accusa gli ultras: “Le partite dovete venirle a vedere nei nostri pub”
Nel verbale anche le collette contro di lui, la telefonata all'editore del Tempo e la politica: "Catapultato in Molise, non sapevo neanche che esistesse".

As Roma 10/01/2024 - Coppa Italia / Lazio-Roma / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Claudio Lotito
Emergono nuovi dettagli dal verbale di Lotito ai pm di Roma nell’inchiesta sul presunto piano per costringerlo a cedere la Lazio. Li pubblica oggi Repubblica. Il presidente biancoceleste, senatore di Forza Italia, ha parlato il 30 giugno davanti al pm Lorenzo Del Giudice, che indaga per aggiotaggio. Gli indagati sono il faccendiere Luigi Bisignani, firma del Tempo, e i vertici della Banca del Fucino Mauro Masi e Francesco Maiolini. Per l’accusa avrebbero diffuso notizie false sulla vendita della Lazio per alterarne il titolo in Borsa. Tutti sono da considerare innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva. Il Tribunale del Riesame ha intanto confermato il sequestro dei dispositivi di Bisignani e Maiolini.
Di questa inchiesta avevamo già raccontato le prime parti dei verbali, con le minacce e le due pistole di Lotito, e il ricorso in Cassazione sulla scalata degli Irriducibili.
Lotito ai pm: “Vogliono costringermi a vendere a un prezzo vile”
Per Lotito lo scopo è uno: togliergli il controllo della società. “C’è un pezzo di politica (…) ma c’è gente che c’ha interessi economici e c’è qualcuno che vuole costringermi a vendere a un prezzo vile”, ha detto ai pm. E ancora: “Ancora non si è palesato l’individuo interessato. Lo mantengono nascosto. La Lazio è inscalabile. Chiamassero l’emiro, ma io poi dirò non mi interessa, non la vendo”.
Gli ultras e i pub
Nel verbale c’è anche la contestazione dei tifosi, che va avanti ancora oggi. Lotito consegna ai pm la sua ricostruzione, basata, scrive Repubblica, su sue supposizioni. Secondo lui ai tifosi verrebbe detto: “Non dovete andare allo stadio, perché le partite dovete venirle a vedere nei nostri pub. Lì c’è sicuramente il beverage, il food e poi altra cosa che lei può immaginare di natura illegale”. Un sistema in cui, sostiene, “sono 80-90 persone che governano ‘sto processo”. E il risultato: “I pub guadagnano e si sono tutti sistemati”.
Lotito si sofferma anche sulle collette apparse sul web per organizzare la protesta. Ipotizza che l’iban diffuso porti a “una società commerciale che vende abbigliamento da tifo”. E sui manifesti e gli aerei con gli striscioni contro di lui chiede: “Chi paga e perché?”.
Il Tempo, Angelucci e la politica
C’è poi il quotidiano Il Tempo, che da mesi attacca il presidente. “Chi commissiona gli articoli sul Tempo? Un giornale che si prende la briga e la responsabilità di fare una campagna in modo continuativo tutti i giorni (…) ci sarà una finalità, non è più un fatto sporadico, c’è un disegno”. Lotito racconta di aver chiamato l’editore Giampaolo Angelucci, che conosce “da bambino”, e ne riferisce la risposta: “Questo è vergognoso, adesso prendo (…) Capezzone. Questo qua non se deve permettere, tu sei amico di famiglia”. E aggiunge che il giornale avrebbe potuto comprarlo lui: “Potevo fare l’abbinata con la Lazio”.
Infine la politica. “A Roma essere presidente di un club di calcio, lo dico da senatore, ha una valenza importante perché ha un’interlocuzione con le istituzioni, a tutti i livelli”. Berlusconi, racconta, gli avrebbe detto: “Tu mi devi andare a dare una mano perché sei una persona diversa”. Poi l’elezione: “Catapultato in Molise, quindi non sapevo neanche che esistesse il Molise, vi dico la verità”. L’ultima frase del verbale: “Do fastidio perché sono una persona un po’ libera”.
Una Lazio che intanto, in campo, è prima in classifica con Gattuso: lo stadio è vuoto per la contestazione, ma la squadra vince. Domenica ha battuto 3-0 la Juventus a Torino.