Lotito: “Andavo in giro con due pistole, pezzi della politica remano contro di me”
Gli atti dell'inchiesta sulle pressioni per fargli vendere la Lazio. La Procura di Roma, intanto, indaga per aggiotaggio

As Roma 23/05/2026 - campionato di calcio serie A / Lazio-Pisa / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Claudio Lotito
Cinquemila telefonate di minacce al giorno, una ogni diciassette secondi circa, notte compresa. “Non sto scherzando”, ha detto Claudio Lotito alla Commissione antimafia. Il presidente della Lazio, senatore di Forza Italia, ha raccontato anche che andava in giro con due pistole, “una avanti e una dietro, un’automatica e una Smith & Wesson. Una volta una è stata pure utile, mi ha salvato”. Il racconto è di Repubblica. Ed è il racconto, verbali alla mano, delle dichiarazioni rese nell’ambito di un’inchiesta molto complicata, quella sul presunto complotto per spingere Lotito a cedere la Lazio. I giornali oggi ne pubblicano vari estratti. La situazione della Lazio vincente senza tifosi è una grana per i giornali sportivi italiani, ma ne parlano anche all’estero.
Si indaga per aggiotaggio
Gli ultras, nella sua versione, sono solo una parte della storia. Davanti alla Commissione Lotito ha ricordato l’inaugurazione di un negozio a Montesacro, dove rimase bloccato e fu necessario il Reparto Celere per farlo uscire. “Adesso si è ricreata la stessa situazione, e vi dico perché”: dietro ci sarebbero fondi stranieri e compratori misteriosi. La Procura di Roma, intanto, indaga per aggiotaggio. Gli indagati sono il faccendiere Luigi Bisignani e i vertici della Banca del Fucino, Mauro Masi e Francesco Maiolini, con l’istituto del tutto estraneo all’inchiesta. L’ipotesi della Procura è che si sia cercato di spingere il senatore a vendere condizionando il valore di una società quotata in Borsa. Lo strumento, in questo caso sarebbero gli articoli scritti da Bisignani per Il Tempo, che avrebbero veicolato “false informazioni”. In questa partita, ricorda anche il Fatto, Lotito è l’accusatore: ha denunciato presunti tentativi di estorsione e il 30 giugno ha parlato ai pm di “pezzi della politica”.

Nei verbali riportati dal Fatto Lotito sui mandanti politici non ha fatto nomi, ma ha indicato dove cercarli: “Vi sono pezzi della politica che remano contro di me (…) Basta vedere chi commissiona gli articoli al Direttore Capezzone su Il Tempo. Potete prendere visione anche dei resoconti in commissione antimafia. Inoltre sottolineo che vi sono diverse radio, tipo ad esempio Radiosei Lazio, che mi attaccano quotidianamente. Io conosco l’editore che ho contattato e che telefonicamente ha preso le distanze da questa campagna contro di me”.
Bisignani, radiato anni fa dall’ordine dei giornalisti e oggi editorialista del Tempo, dice invece che “la nostra è stata un’azione da appassionati tifosi cui Lotito non ha mai fornito risposte. La mia idea era soltanto quella di rafforzare la capacità della Lazio”.
Ora la parola passa al Tribunale del Riesame. Il giudice aveva chiesto ai pm altro materiale, arrivato in questi giorni.