È nato prima Rivera o la modestia? “Lo stadio di Milano va intestato a me e a Mazzola, non a chi mette i soldi”
Rivera è fatto così: vuole essere ct della Nazionale, presidente Figc, fa causa alla PLaystation. A Repubblica: San Siro "è ancora perfetto per giocare. È un monumento di Milano. Lo buttano giù per farne uno che non avrebbe nessuna ragione di esistere"

1972 archivio Storico Image Sport / Milan-Inter / Gianni Rivera-Sandro Mazzola / foto Aic/Image Sport
Gianni Rivera voleva fare il commissario tecnico della Nazionale. Poi il Presidente della Federcalcio. Ha pure fatto causa alla Playstation. E quindi – per coerenza – sarebbe stato logico anche intestargli il nuovo stadio di Milano, quello che invece – “per soldi” – chiameranno Generali Stadium. Ma visto che gli fa difetto la modestia avrebbe molto volentieri condiviso l’onore col compianto Mazzola. Avrebbero potuto inventarsi il branding a staffetta, vai a sapere.
Intervistato da Repubblica proprio a proposito del disvelamento del nuovo stadio, Rivera è tranchant: “Io con questa scelta non sono mai stato d’accordo. L’impianto attuale è ancora perfetto per giocare. E ha una incredibile storia: è un monumento della città di Milano. Lo buttano giù per farne uno che non avrebbe nessuna ragione di esistere. Peggio per chi ha deciso così”.
Stadio Rivera-Mazzola
“Invece di dare il nome di chi ha fatto la storia dei club, lo assegnano in base a chi paga di più. Pensi che gioia per i tifosi. Mi sarebbe piaciuto se lo avessero intitolato a me e al mio amico Sandro Mazzola”.
“Da piccolino andavo a San Siro a piedi con mio padre. Quando ho iniziato a giocare nel Milan, ogni tanto venivano lui e mia madre. Io gli chiedevo di essere pacati, di non fare commenti a voce alta. Mamma faceva fatica, le veniva da alzare la voce. Il giorno più bello al Meazza? Quando mi hanno consegnato il Pallone d’Oro nel ‘69. Un momento stupendo. E dire che potevo vincerne un altro, qualche anno prima: mi dissero che dovevano darne uno a Yashin, che era a fine carriera. Altrimenti sarebbe stato mio anche quello”.
Nemmeno un invito per l’inaugurazione di aspetta: “Adesso gli americani non mi vogliono vedere, con loro non penso sarà possibile”.
