Rivera: “Mazzola? Incomprensibile la staffetta, avevamo sempre giocato assieme”
Alla Gazzetta: "Abbiamo cambiato il calcio dentro e fuori dal campo. Abbiamo partecipato alla fondazione dell'Associazione italiana calciatori, abbiamo preparato il terreno per migliorare la categoria"

1972 archivio Storico Image Sport / Milan-Inter / Gianni Rivera-Sandro Mazzola / foto Aic/Image Sport
La scomparsa di Sandro Mazzola ha lasciato un vuoto incolmabile nel calcio italiano e internazionale. Chi poteva ricordarlo meglio di Gianni Rivera, il rivale mai nemico con cui ha dato vita a sfide leggendarie? Ovviamente, non poteva mancare un passaggio sulla famosa staffetta di Messico 70 e sulla sua intervista alla Gazzetta dello Sport.
Le parole di Rivera

Parla di Rocco ed Helenio Herrera.
“Sì, spettacolo. Anche in panchina. Facevano finta di scambiarsela. Erano uomini di calcio, Rocco ha inventato lo spogliatoio. C’era una giusta rivalità. Eravamo divisi, i derby anche se forti e tosti erano sostanzialmente corretti. È volato anche qualche cazzotto. Roba minima, capita…”
E il dualismo Rivera-Mazzola?
“Il dualismo è stato, diciamolo, un po’ gonfiato. Una manciata di pepe sulla rivalità calcistica, ha fatto gioco un po’ a tutti. Anche a noi.”
E la famosa staffetta a Messico 70?
“Già, appunto: solo a Messico 70. Prima e dopo, io e Sandro avevamo sempre giocato assieme. Non so perché in Messico no. Io non l’ho mai capita, Mazzola pure.”
Il ct Ferruccio Valcareggi fa giocare un tempo Mazzola e un tempo Rivera. Tattica?
“Mah. Ho detto: non l’abbiamo mai capito. Noi giocatori e anche tanti altri. Perché? E chi lo sa. Avevamo caratteristiche talmente diverse che potevamo benissimo stare in campo insieme. Abbiamo giocato insieme i Mondiali precedenti e quelli successivi, in Messico pare che non fosse proprio possibile.”
Motivi particolari?
“Si è pensato anche all’altitudine, in Messico eravamo a duemila metri. Comunque è successo in sole due partite. Contro Israele la staffetta l’ho fatta con Domenghini e Sandro ha giocato.”
Sul sindacato e il cambiamento del calcio italiano

Mazzola in televisione ha detto: a Gianni sei minuti bastavano. Ma non contro l’Inter.
“Sandro mi stimava. Io pure. Ci volevamo bene ci siamo sempre sentiti, anche negli ultimi tempi. Messaggi telefonici. Parlavamo di tutto. Abbiamo tanti ricordi. Negli Anni 60 e 70 c’era fermento culturale, economico e sociale. Molto movimento anche nelle squadre. Abbiamo contribuito a cambiare il calcio italiano fuori dal campo pur essendo lui interista e giocando con una squadra diversa dalla mia. Insieme abbiamo partecipato alla fondazione dell’Associazione italiana calciatori, abbiamo preparato il terreno per migliorare la categoria.”
Il sindacato, nato nel 1968.
Una grande battaglia, guidati da Sergio Campana, il nostro grande presidente. Sandro, io, Bulgarelli, Castano, De Sisti, Losi. Noi stavamo bene, eravamo coperti da buoni ingaggi. L’abbiamo fatto per gli altri e dato voce alla rivendicazione di tanti ragazzi. Insieme abbiamo vissuto i periodi più belli della nostra vita da calciatori. Speriamo che San Siro ricordi con affetto i nostri derby.”