Bianchedi può votare sul commissariamento di Malagò? Non è chiaro nonostante si sia dimessa
Bianchedi ha lasciato la Nazionale per poter votare sulla Figc. Per il Corriere ora è libera; secondo Repubblica, per l'Anac l'obbligo di astensione resta e la delibera sarebbe annullabile.

Diana Bianchedi, director of Rome's bid for 2024 Olympic Games, attends a press conference on October 11, 2016 in Rome. (Photo by ANDREAS SOLARO / AFP)
Le dimissioni di Diana Bianchedi da capo delegazione della Nazionale sono arrivate ieri sera, dopo l’attacco del ministro Abodi. Sembravano aver risolto il problema del suo voto in Giunta Coni sul commissariamento della Figc. Non è detto che sia così. Sulla stessa questione due grandi giornali danno letture opposte, e da quale delle due prevale potrebbe dipendere la tenuta della decisione sul caso Malagò.
Perché Bianchedi non poteva votare
Bianchedi è vicepresidente vicaria del Coni ed era anche capo delegazione della Nazionale, nominata da Malagò. Il doppio ruolo creava un rapporto ufficiale con la Figc, cioè proprio la federazione su cui la Giunta deve decidere. Lo Statuto del Coni prevede che, quando il conflitto d’interessi riguarda una singola delibera, il componente della Giunta debba astenersi. Da qui l’idea che, lasciando la Nazionale, Bianchedi tornasse tra i 16 aventi diritto al voto. Malagò non vota, perché è direttamente interessato.
Il Corriere: “Libera da un eventuale veto dell’Anac”
È la lettura del Corriere della Sera, che abbiamo riportato stamattina. Con le dimissioni, nel confronto in Giunta Bianchedi “potrà esprimere il suo voto, libera dai condizionamenti del suo ruolo in Figc o da un eventuale veto dell’Anac a un possibile conflitto di interessi”.
Repubblica: “Non potrebbe comunque votare”
Repubblica la vede in modo opposto. Racconta che Malagò “conta di recuperare il suo voto in Giunta”, ma aggiunge:
“Per l’Anac, però, il conflitto di interessi e l’obbligo di astensione persistono anche se il rapporto di lavoro si è chiuso da poco: l’eventuale delibera sarebbe annullabile. Bianchedi dunque non potrebbe comunque votare.”
Se fosse così, il paradosso sarebbe evidente: il voto che Malagò spera di recuperare potrebbe diventare il motivo per contestare la delibera sul commissariamento, in un senso o nell’altro.
Come funziona il voto
La Giunta dovrà stabilire se il mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura sia una violazione abbastanza grave da giustificare il commissariamento. Poi la decisione passa al Consiglio Nazionale del Coni, che può commissariare una federazione “in caso di gravi irregolarità nella gestione o gravi violazioni dell’ordinamento sportivo”. Secondo Repubblica, Giunta e Consiglio Nazionale si riuniranno quasi certamente il 6 ottobre, il giorno dopo Italia-Turchia. Il Corriere parla invece di una Giunta “attorno al 10 ottobre”. Sul tavolo ci sono otto pareri legali: quattro chiesti dal Coni e quattro da Malagò. Dei giuristi del Coni sappiamo già che considerano il tesseramento indispensabile.
Quella che abbiamo chiamato la partita del cavillo si sta trasformando in una battaglia di cavilli. Il ministro Abodi ha attaccato Bianchedi perché teme di andare sotto, e dal Coni arriva perfino l’avvertimento che votare contro potrebbe avere conseguenze penali. Su un voto in cui ogni scheda conta, anche quella di Bianchedi rischia di finire davanti a un giudice.