Non solo il tesseramento: nella candidatura di Malagò alla Figc mancava anche la dichiarazione sui requisiti
Dalle carte depositate in Federazione emerge, secondo il Fatto Quotidiano, un secondo problema: nessuna autocertificazione su onorabilità e professionalità, che invece Abete e Miele avevano presentato.

Db Milano 25/02/2019 - premio Giacinto Facchetti 'Il bello del calcio' / foto Daniele Buffa/Image Sport
Il mancato tesseramento Malagò potrebbe non essere l’unico problema della candidatura con cui Giovanni Malagò è diventato presidente della Figc. Dalla documentazione ufficiale depositata in Federazione, visionata dal Fatto Quotidiano, emerge un altro elemento. Nella pratica di Malagò non c’è alcuna dichiarazione sul possesso dei requisiti richiesti per candidarsi: onorabilità, professionalità, assenza di incompatibilità.
Oltre il tesseramento Malagò: cosa mancava nella candidatura
Il documento chiave è il verbale di deposito firmato dal segretario generale della Figc, Marco Brunelli. Racconta che la candidatura fu presentata per conto di Malagò dall’avvocato Luca Bergamini, munito di delega. Bergamini è stato nominato di recente capo staff in Federazione. Nel fascicolo c’erano tre cose: la delega firmata da Malagò, l’accredito delle 18 società di Serie A che lo sostenevano e il documento programmatico. Nessun riferimento ai requisiti.
Quei requisiti sono previsti sia dallo statuto federale sia dai principi informatori del Coni. L’articolo 7.4 stabilisce che i candidati “devono essere in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura” ed “essere in possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità”. Il primo punto è quello già al centro del caso: al momento della candidatura Malagò non risultava tesserato. Il secondo è la novità.
Il confronto con Abete e Miele
Il problema si vede bene nel confronto con gli altri due candidati. L’avvocato Renato Miele, autore del ricorso da cui è partito tutto, aveva allegato il documento che certificava il tesseramento. Per gli altri requisiti aveva aggiunto una dichiarazione sostitutiva ai sensi del D.P.R. 445/2000, che ha lo stesso valore di un certificato della pubblica amministrazione. Giancarlo Abete, lo sfidante battuto nell’elezione del 22 giugno, aveva firmato una dichiarazione “sotto la sua responsabilità”. Attestava di possedere i requisiti e di non essere soggetto a divieti o incompatibilità. Nella candidatura di Malagò non c’è nulla di simile.
Secondo il Fatto, però, il vero punto riguarda la Federazione. La Figc ha accettato quella candidatura senza accorgersi né del tesseramento mancante né dell’assenza della dichiarazione. Il quotidiano ricorda che Brunelli è finito al centro delle polemiche perché la sua firma è su tutti gli atti. E ricorda che la Procura generale dello sport aveva già respinto la difesa d’ufficio della Figc sul tesseramento, trasmettendo gli atti al Coni. La conclusione del quotidiano:
“Abbiamo un non tesserato che si è potuto candidare alla guida del calcio italiano senza dimostrare, e nemmeno dichiarare, di avere i requisiti necessari. E dal fatto che in Figc non si siano accorti per tempo del mancato tesseramento, possiamo immaginare che nessuno li abbia verificati. Tutto sulla fiducia.”
Lo stesso quotidiano, però, riconosce che per Malagò la novità ha anche un risvolto favorevole: “almeno non ha dichiarato il falso, perché semplicemente non ha dichiarato nulla”.
La Figc: “Presentati tutti i documenti obbligatori”
La Federcalcio ha risposto attraverso fonti federali citate dall’Ansa. Malagò “ha presentato tutti i documenti obbligatoriamente richiesti” per la candidatura. Quanto ai requisiti, li rispettava “senza avere la necessità di autocertificarlo”. Il motivo è che, a differenza degli altri due candidati, è membro del Cio e della Giunta del Coni, da cui decadrebbe se non li avesse.
Non è detto che al Coni tutti la vedano allo stesso modo. Il presidente Luciano Buonfiglio ha chiesto un parere a quattro giuristi. Dalle prime indiscrezioni, considererebbero il tesseramento indispensabile per la candidatura. Toccherà poi alla giunta del Coni decidere se commissariare la Figc. È un’ipotesi contro cui si sono già schierati il Cio e la Uefa e persino lo sconfitto Abete. Il ministro Abodi invece insiste: “Le regole vanno rispettate”. Il Fatto pone alla giunta anche un’altra domanda, che non riguarda solo Malagò: “Una Federazione sportiva può funzionare in questo modo?”