Siani: “Oggi sui social si può dire di tutto, il comico invece no”
Alla vigilia del debutto come giudice a Tale e Quale Show, Alessandro Siani si racconta al Corriere della Sera: la riflessione sul comico che non può più permettersi ciò che i social concedono a tutti, l'elogio del "non lo so", le maschere fuori tempo e i ritratti dei colleghi giudici.

Alessandro Siani attends a photocall during the 47th Giornate Professionali del Cinema Sorrento Italy on 2 December 2024. (Photo by Franco Romano/NurPhoto) (Photo by Franco Romano / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Siani sui social e sul mestiere del comico ha le idee chiare, e le affida a un’intervista al Corriere della Sera alla vigilia del suo debutto come giudice a Tale e Quale Show, al via su Rai1 da mercoledì 23 settembre — “ma mi ritengo un abusivo perché il titolare rimane sempre Giorgio Panariello“, scherza l’attore napoletano.
Siani sui social: “il comico oggi non può più dire tutto”
Sui social è così: o nero o bianco.
“Sui social tutti scrivono quello che pensano, ma non tutti pensano a quello che scrivono. Il comico una volta era colui che poteva dire tutto, poteva essere irriverente e per questo veniva osannato, perché diceva quello che tutti pensavano e non potevano dire. Oggi sui social si può dire di tutto, anche le cose più disturbanti, cattive, infamanti. Il comico invece non può.”
È il rovesciamento dei ruoli che ha stravolto la satira: un tempo la voce fuori dal coro era il comico, oggi lo sono le bacheche dove — come raccontiamo spesso nella nostra sezione dedicata a razzismo e discriminazioni — passa di tutto, comprese le cose più infamanti. Un discorso che affonda in una tradizione di comici capaci di dire ciò che gli altri tacevano, da Paolo Rossi e Jannacci in poi.
Sembra avere molti dubbi.
“Io vorrei far parte del partito di quelli che dicono ‘non lo so’. Perché oggi dire ‘non lo so’ è una sconfitta: devi avere un’opinione su tutto.”
Le maschere “fuori tempo” e il non voler essere sé stesso
Ha mai voluto essere tale e quale a qualcuno?
“In realtà ci sono stati momenti della mia carriera in cui non volevo essere me stesso.”
Per un attore è facile: mette sempre su una maschera.
“È vero, noi attori abbiamo la possibilità di giocare con le maschere, però viviamo un periodo talmente particolare che le maschere rischiano di essere fuori tempo, ce ne sono troppe in giro.”
Un pensiero che riporta alla lezione dei grandi comici partenopei, da Massimo Troisi in avanti: la maschera come gioco, ma anche come rischio quando diventa posa.
I colleghi giudici: Elettra, Malgioglio e Carlo Conti
Nel ruolo di giudici ci sono anche Malgioglio ed Elettra Lamborghini. Elettra ci è o ci fa?
“Lei ha la capacità, in maniera naturale, quindi contro ogni intelligenza artificiale, di essere molto simpatica. Mi piace molto questa sua naturalezza, la prima cosa che pensa la dice. Malgioglio invece gioca non solo sulla prima cosa che gli viene in mente, ma anche sull’ultima.”
Carlo Conti?
“È l’uomo più veloce del mondo. Se dovesse presentare il Capodanno di Rai1 chiuderebbe prima di mezzanotte.”
Battute a parte, resta il ritratto di un comico che si interroga sul proprio tempo — e su un mestiere che, tra nevrosi e ironia, oggi deve reinventarsi le regole del dire.