Lula vieta le scommesse in Brasile e il calcio trema. Il presidente del Flamengo: “E adesso come pago Paquetá?”
Entro il 5 ottobre i marchi dei bookmaker devono sparire dalle maglie: 14 club su 20 del Brasileirão perdono lo sponsor principale. Lula tira dritto: "O mettiamo fine alle scommesse o le scommesse metteranno fine al Brasile".

Brazil’s Justice Minister Wellington Lima e Silva speaks during a press conference to update measures following President Luiz Inacio Lula da Silva's decision to ban online betting, in Brasília, on September 29, 2026. (Photo by Evaristo SA / AFP)
Stop alle scommesse in Brasile, e il calcio più ricco del Sudamerica rischia di restare senza sponsor. Venerdì 25 settembre il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha firmato una misura provvisoria, cioè un decreto con effetto immediato, che vieta le piattaforme di scommesse online. Lula ha definito il settore “un cancro”. Da quel giorno, ha spiegato il ministro delle Finanze Dario Durigan, “non è più possibile depositare denaro sui siti di scommesse nel Paese”. Sono vietati anche i nuovi contratti pubblicitari. Quelli in corso vanno cancellati: entro il 5 ottobre pubblicità, sponsorizzazioni e loghi dei bookmaker devono sparire, maglie da calcio comprese.
Scommesse in Brasile, cosa perdono i club
Il conto per il calcio è enorme. Secondo l’AFP, 14 dei 20 club della Série A brasiliana hanno un’azienda di scommesse come sponsor principale. Nel 2025 quei contratti valevano il 34% dei ricavi commerciali dei club, circa 200 milioni di dollari. Il caso più vistoso è quello del Flamengo, campione in carica del Brasileirão e della Libertadores. Il suo accordo con Betano vale 46 milioni di dollari l’anno, la sponsorizzazione più ricca della storia del calcio sudamericano. Il presidente del club, Luiz Eduardo Baptista, ha riassunto il problema con una domanda:
“Come faccio a pagare Paquetá?”
Per Baptista la misura “mette a rischio i ricavi futuri, i contratti che abbiamo firmato e i pagamenti che dobbiamo fare”. Dettaglio non da poco: Paquetá è lo stesso giocatore che in Inghilterra era finito sotto accusa per scommesse e se l’era cavata con un rimprovero formale.
Il presidente del Fluminense, Mattheus Montenegro, ha spiegato a CNN Brasil perché sostituire gli sponsor sarà difficile:
“Qualsiasi azienda interessata a sponsorizzare una squadra avrà quasi tutti i club disponibili nello stesso momento.”
Il Fluminense ha come main sponsor Superbet. Per il proprietario del Cruzeiro, Pedro Lourenço, “la perdita è molto grande”, anche se “oggi non è facile quantificarla”. Lo Stato di Minas Gerais ha già annunciato aiuti per i club locali rimasti senza sponsor.
Lula: “I club si arrangino”
Il presidente non arretra. Lunedì 28 settembre, alla firma di una legge sul calcio femminile, ha detto che “i club di calcio si arrangino”. Secondo Lula, “aver messo fine alle bets non porta nessun danno al calcio”, perché le scommesse varrebbero “meno del 7%” delle entrate dei club. Poi la frase diventata lo slogan della misura, riportata da Poder360:
“O il Brasile mette fine alle scommesse, o le scommesse mettono fine al Brasile.”
Il tempismo non è casuale, almeno secondo gli avversari. Domenica 4 ottobre si vota per il primo turno delle presidenziali: Lula cerca il quarto mandato ed è testa a testa con il senatore Flávio Bolsonaro, che ha definito lo stop “disperato” ed elettorale. L’incontro tra governo e club, previsto per questa settimana, è stato rinviato a dopo il voto, ha riferito all’AFP una fonte del ministero dello Sport.
La battaglia legale e il nodo Libertadores
La partita non è chiusa. La misura provvisoria deve essere convertita in legge dal Parlamento entro 120 giorni, e le principali associazioni del settore hanno chiesto alla Corte Suprema di sospenderla perché incostituzionale. In ballo ci sono anche 85 licenze concesse dallo Stato, pagate 30 milioni di reais ciascuna. E c’è il gettito fiscale: 9,95 miliardi di reais nel 2025.
Poi c’è la questione sportiva. I bookmaker sono entrati in forze nel calcio brasiliano nel 2019, in parte al posto della banca pubblica Caixa Econômica Federal. Da allora, 12 delle 14 finaliste della Libertadores sono state brasiliane, e il Brasile ha vinto le ultime sette edizioni. Nove dei dieci club più ricchi del continente giocano nel Brasileirão. Senza quei soldi, il dominio sul Sudamerica può incrinarsi.
In Italia la pubblicità delle scommesse è vietata dal 2019 con il Decreto Dignità, anche se il ministro Abodi ha detto più volte che va rivisto. E la Serie A vede nei soldi delle scommesse la ricetta anti-crisi. In Europa, del resto, due terzi delle squadre prendono soldi dai bookmaker, e anche la Spagna ha le sue regole: a inizio settembre l’Inter ha giocato al Bernabéu con la maglia senza sponsor. Il Brasile va nella direzione opposta rispetto al resto del calcio. Come abbiamo scritto, il business delle scommesse sposta i soldi dai poveri ai ricchi. Lula ha deciso di spezzare quel meccanismo, a costo di togliere al suo calcio la principale fonte di ricavi.