Moggi risponde a Giraudo: “Un fratello. Ma qualcuno gli ha raccontato male le cose”
Dopo 20 anni di silenzio Giraudo parla a La Stampa e punge Moggi ("si è rovinato da solo"). La replica di Moggi a Fanpage è però tutta in sintonia: "L'ho sempre considerato un fratello".

An Milano 03/06/2014 - conferenza stampa di presentazione libro 'Il pallone lo porto io' / foto Andrea Ninni/Image nella foto: Luciano Moggi
Il duello che non c’è. Moggi e Giraudo, la vecchia coppia dirigenziale della Juventus di Calciopoli, tornano a incrociarsi a distanza. Dopo vent’anni di silenzio Giraudo ha parlato a La Stampa; e alla sua frecciata Moggi ha risposto ai microfoni di Fanpage con inattesa armonia.
Cosa ha detto Giraudo a La Stampa
L’ex amministratore delegato, che vive e lavora a Londra, ha rotto il silenzio parlando anche di Moggi. Sul dirigente che per l’Avvocato Agnelli era “lo stalliere del re”:
“Gabetti e Boniperti non lo volevano. Il compromesso fu: veniva assunto senza potere di firma e rappresentanza nelle istituzioni. Come gestore del gruppo riconosco tuttora le sue capacità”.
E sulla fine di quel percorso, una stoccata: “Si è rovinato da solo nella comunicazione vanitosa, dovuta al fatto che non aveva avuto esperienze industriali. Ha fatto danni a se stesso e mancato di rispetto a chi ha lavorato con lui”. Giraudo ha anche rilanciato la speranza che, dopo una sentenza della Corte di Giustizia Europea, un giudice possa “riscrivere la storia di Calciopoli”.
La replica di Moggi: “Giraudo per me è un fratello”
Raggiunto da Fanpage, Moggi non raccoglie la provocazione. Anzi, difende l’ex socio. Sulla “comunicazione vanitosa”:
“La comunicazione praticamente ha portato alla luce delle verità. Io non ho fatto messaggi, ho soltanto dato rilevanza a quello che dicevano le intercettazioni che ho pagato io direttamente, e ne hanno giovato tutti”.
E su chi Giraudo avrebbe accusato di mancanza di rispetto:
“Io questo non lo so, a chi si riferisca. Non certamente a me: se ci fosse stata una mancanza di rispetto ce lo saremmo detti mentre si lavorava, non adesso. Ho sempre considerato Giraudo come un fratello, e non ho cambiato idea. Però ci deve essere stato qualcuno che gli ha raccontato le cose non bene. Ho sempre sostenuto che fosse un punto fermo di quella squadra, il delfino di Umberto Agnelli: poteva fare anche il presidente federale”.
Moggi e Giraudo, la sintonia su Calciopoli
A distanza di anni, tra Moggi e Giraudo resta una lettura condivisa dei fatti. Sulla presunta gogna mediatica subita dalla Juve:
“Sull’invidia nei confronti della Juventus e sul fatto che, se ci fosse stato l’Avvocato, non sarebbe successo nulla, non si può mica dire il contrario”.
E sul rapporto: “Se ci fosse stata una mancanza di rispetto ce lo si diceva subito. Siccome non c’è mai stata, il modo di lavorare andava bene a tutti. Siamo andati all’unisono sempre, e questo ha fatto andare le cose bene”. Nessuno screzio, insomma: solo la vecchia battaglia comune per ribaltare le radiazioni.
La frecciata alla nuova Juventus: “Dagli algoritmi alla materia”
Non manca una battuta sul presente bianconero, dopo i passi falsi recenti sul mercato:
“Dagli algoritmi siamo passati alla conoscenza specifica della materia, e la Juventus ne trarrà beneficio. Conosco Massara, l’ho avuto anche come giocatore, e Carnevali per il buon lavoro al Sassuolo. Il problema di fondo è uno solo: siamo passati da chi faceva gli algoritmi a chi conosce la materia, e speriamo bene”.
E sull’era degli algoritmi in casa Juve, nessuna nostalgia: “No, c’era da piangere. A guardare l’età, il mese in cui uno è nato, il giorno in cui è nato… vabbè”.