Il Napoli si è perso il futuro, arrivava sui calciatori prima degli altri. Ora non ha più talenti in vetrina
Non c'entra la linea alta o bassa. Il Napoli era cool, scovava talenti: Kvara, Osimhen, Fabian. Il modello De Laurentiis tanto osteggiato. Adesso spende di più e porta a casa Lang, Lucca, Beukema. Sembra che non abbia più granché da dire

Db Dimaro (Trento) 26/07/2026 - amichevole / Napoli-Carrarese / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis
Il futuro in campo era l’Arsenal, non il Napoli
Il problema non è che l’Arsenal sia più forte del Napoli. Sai che scoperta. Il problema è che guardando Arsenal-Napoli sembrava di assistere a una partita tra una squadra che deve ancora succedere e una che, in buona parte, è già successa.
Non c’era storia. Fine. Ed è una sensazione a cui il Napoli ci aveva disabituati.
Non c’entrano Allegri, Conte, Spalletti o Sarri. Il giochismo, il risultatismo. La linea alta, la linea bassa. Tutto questo, ahimè, c’entra poco. C’entrano i calciatori.
Per quindici anni il Napoli ha avuto una capacità quasi scientifica di mettere le mani su giocatori che dopo sarebbero diventati troppo forti, troppo ricchi, troppo famosi per il Napoli. Era quello il modello De Laurentiis, tanto osteggiato da una parte della tifoseria: se non puoi comprare i migliori d’Europa, devi comprarli prima che lo diventino.

Dove sono i Fabian, i Kvara, gli Osimhen?
A un certo punto, visto che siamo in tema, era diventato quasi normale vedere calciatori del Napoli entrare nei trenta del Pallone d’Oro, durante e soprattutto dopo la militanza azzurra. Ci sono entrati Cavani, Higuain, Mertens, Jorginho, Koulibaly, Osimhen, Kim. Recentemente McTominay. Poi Kvara, ovviamente, che rischia di vincerlo, e Fabian Ruiz, che negli ultimi anni ha vinto tutto quello che si poteva vincere. Quando arrivò a Napoli, Gianni Montieri scrisse su Rivista Undici: «Bisogna avere il coraggio di dire per tempo chi sono i fuoriclasse». E rischiò: “Fabian Ruiz, numero 8 del Napoli, è un fuoriclasse”. Ci aveva visto lunghissimo.
Non è una statistica da almanacco. È un fatto che dice una cosa molto semplice: il Napoli era cool. E soprattutto aveva quasi sempre qualcosa da dire. Usciva dall’Europa, certo. Perdeva contro squadre più forti, sì. Ma difficilmente lasciava la sensazione di essere arrivato alla fine della corsa. C’era sempre un Kvara che stava esplodendo, un Osimhen che doveva ancora arrivare al massimo, un Fabian di cui capire il limite. Persino quando finiva male, veniva voglia di vedere cosa sarebbe successo dopo.
La domanda sul Napoli di oggi allora è semplice: chi c’è che sembra avere qualcosa di importante da dire nei prossimi anni?
Hojlund, forse. È una speranza più che una certezza. È un acquisto da vecchio Napoli: lo prendi pensando a quello che può diventare. Buongiorno sembrava esattamente dentro quella tradizione — ed era anche un colpo politico — ma gli ha detto malissimo con gli infortuni. È sempre infortunato e infatti stasera non c’era. Come non c’era McTominay, che a Napoli è salito di un altro piano rispetto a quando l’abbiamo comprato e oggi ha gran mercato. Anche se ragazzino non è.

Tolti questi tre, bisogna pensarci.
Alisson Santos accostato a Kvara fa tenerezza
Alisson Santos, se lo tiriamo dentro, quasi fa tenerezza. Non per colpa sua, poveretto. È la sproporzione con certi nomi a fare impressione. Kvaratskhelia è andato via e il Napoli, più che sostituirlo, sembra aver lasciato vacante il posto.
E tutto questo mentre il Napoli spende più di prima: più soldi, molto meno futuro.
È inutile tornare sui soldi spesi male, su Lang, Lucca, Beukema e compagnia. E soprattutto non è un processo a Conte. Conte ha chiesto un Napoli pronto, il Napoli gli ha dato un Napoli pronto e lui ci ha vinto uno scudetto. Uno scudetto, una Supercoppa ed un secondo posto in due stagioni. Il punto è un altro: che nel frattempo si è interrotta la produzione del Napoli che viene dopo.
Contro l’Arsenal si è visto esattamente questo. Qualcuno dirà che è colpa di Allegri. Possiamo parlare di intensità, riaggressione, occupazione degli spazi, e utilizzare tutto il vocabolario che ci aiuta quando ci scoccia dire la cosa più semplice, e cioè che avevano più talento, più gambe, più futuro.
I nostri, che sembravano sempre in affanno, si affidavano a qualche lampo di classe di De Bruyne, che ha trentasei anni. De Bruyne è De Bruyne e discuterlo dovrebbe essere perseguibile penalmente. Purtroppo però il tempo non è soggetto al VAR.
Per anni il Napoli arrivava in Europa con calciatori che le grandi avrebbero voluto comprare. Stasera guardavi l’Arsenal e avresti voluto comprare i loro. È questa la differenza.
Questo non vuol dire che sia tutto da buttare, ci mancherebbe. Ma il Napoli sembra aver perso quella cosa che lo rendeva pericoloso prima ancora che vincente: la spinta verso quello che sarebbe venuto dopo. Ed è questo, molto più di una sconfitta contro una squadra più forte, che deve preoccupare.
Per anni De Laurentiis è arrivato prima degli altri. Adesso spende di più e arriva dopo. E sì, contro le grandi d’Europa si perdeva anche allora. Ma c’era storia. Stasera no. Stasera sembrava di vedere una squadra a fine corsa rincorrerne un’altra che invece la corsa l’ha appena cominciata.