Il legame incestuoso dell’Us Open con Kalshi mentre gli scommettitori minacciano di morte i tennisti

Accordo con la piattaforma indagata per guadagni illeciti per 36 miliardi di dollari, mentre i giocatori sono subissati di minacce. E' un paradosso, scrive El Paìs

Il legame incestuoso dell’Us Open con Kalshi mentre gli scommettitori minacciano di morte i tennisti

Italy's Matteo Berrettini reacts to a point against Argentina's Francisco Comesana during their men's singles match on day 7 of the French Open tennis tournament on Court Simonne-Mathieu at the Roland-Garros Complex in Paris on May 30, 2026. (Photo by Dimitar DILKOFF / AFP)

Quattro anni fa, quando aveva 17 anni e non era ancora entrato nel circuito Atp, Dani Mérida denunciò sui social il numero di minacce che riceveva dopo ogni partita. Roba tipo “Ti picchio, figlio di putt… Se ti becco… Vedrai! Gli fai break al primo game e poi gli regali il tuo servizio. E non è tutto. Poi prendi 40-0… Ti trovo. Siamo nello stesso paese e ti picchio, figlio di putt… Non giochi da solo qui, bastardo”. Oggi è all’Us Open, è tra i primi 40 al mondo, e ribadisce: “È una cosa di tutti i giorni, una vera mafia”. Non più tardi qualche giorno fa Matteo Berrettini ha rivelato che durante il Roland Garros qualcuno era arrivato a minacciare di uccidergli la famiglia. E’ un fenomeno macroscopico. Nel frattempo lo Slam americano va avanti fregandosene e con un bel po’ di coscienza sporca. Ovviamente non è un problema solo del tennis.

L’Us Open fa affari con Kalshi

El Paìs scrive che gli organizzatori in concomitanza con l’inizio del torneo hanno annunciato un accordo con Kalshi, società specializzata in scommesse e ora sponsor. “Questa partnership ci offre l’opportunità di essere pionieri in questa nuova generazione di coinvolgimento dei fan, garantendo al contempo l’integrità del nostro sport”, ha dichiarato il CEO Craig Tiley. Nel comunicato stampa, entrambe le parti hanno evitato di usare il termine “scommesse”, impiegando invece eufemisticamente “mercati di previsione”.

Il giornale spagnolo sottolinea che Kalshi vanta “milioni di utenti” in tutto il mondo e che il volume delle transazioni legate al tennis sulla piattaforma “è aumentato di 25 volte rispetto all’anno scorso”. “La società, fondata nel 2018, con sede a Manhattan (Broadway) e guidata dall’imprenditore di origine libanese Tarek Mansour, ha anche annunciato nel comunicato di aver firmato un accordo di condivisione dati riservato con l’International Tennis Integrity Agency (ITIA) per il monitoraggio del mercato in tempo reale”.

Arthur Fery

Il collegamento è sorprendente – scrive il Paìs – nonostante la natura apparentemente chiara dei termini e considerando che le scommesse sono da tempo una spina nel fianco del tennis, uno sport che storicamente ha proiettato un’immagine di integrità. Le cose, tuttavia, sono cambiate. La partnership con l’Arabia Saudita, che coinvolge milioni e milioni di dollari, e gli accordi finanziari del circuito tennistico femminile (WTA) con la Cina, nonostante la breve interruzione successiva alla misteriosa scomparsa della tennista Peng Shuai nel 2021, ne sono chiari esempi.

36 miliardi di dollari di profitti illegali

A luglio, il procuratore generale di New York Letitia James e la governatrice Kathy Hochul hanno citato in giudizio Kalshi, sostenendo che gestisce un’attività di gioco d’azzardo illegale e senza licenza. Stanno cercando di recuperare i presunti profitti illeciti, che potrebbero ammontare a 36 miliardi di dollari (31 miliardi di euro), e accusano la società di consentire a persone di età inferiore ai 21 anni (il limite di età legale negli Stati Uniti) di utilizzare il sito. A gennaio, la società ha dovuto rispondere a 19 cause federali. Nel frattempo, l’Itia ha rilevato 68 segnalazioni (sotto indagine) nel corso dell’ultimo anno e 31 nella prima metà del 2026. Una goccia nel mare.

“Non importa se si vince o si perde, perché riceviamo molte critiche e minacce sui social media, quindi è difficile accettare questo tipo di sponsorizzazione”, dice Jessica Pegula, presidente del Consiglio dei giocatori. La tennista americana numero 3 al mondo, ricorda che i regolamenti vietano ai professionisti di mostrare marchi legati al gioco d’azzardo, ma i tornei possono fare quel che gli pare. Questo tipo di piattaforme – dice – “sono ovunque” e il tennis è diventato dipendente da questa fonte di guadagno: “Stanno diventando sempre più diffuse, vengono utilizzate per attirare i fan, ignorando problemi come la ludopatia e persino la violenza”.