La figuraccia della Serie A che prova a lucrare sui “true data” delle scommesse, il Monopolio di Stato si arrabbia

Lo spot (imbarazzante) mandato in onda questa giornata ha fatto infuriare l'Agenzia delle Dogane: "E' una promozione illegale del gioco e rischia di portare l'utenza su piattaforme non sicure"

La figuraccia della Serie A che prova a lucrare sui “true data” delle scommesse, il Monopolio di Stato si arrabbia

Db Riad (Arabia Saudita) 06/01/2025 - finale Supercoppa Italiana / Inter-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Luigi De Siervo.Ezio Simonelli

Ad un certo punto – l’hanno notato in molti – prima dopo e durante l’ultima giornata di campionato è spuntata in tv questa campagna della Lega Serie A:

Va inserita stilisticamente nel filone no-pezzotto, con i “pirati” ritratti sempre criminali prossimi galeotti un po’ Gambadilegno che non sfuggirà a Manetta. In questo caso il tema è “True data”. La prima reazione di chiunque davanti alla tv si può riassumere in “eh?!”. Il nostro campione era minuscolo, ma supponiamo rappresentativo. La spiegazione più dritta l’abbiamo trovata su Dagospia: in pratica “non potendo guadagnare direttamente con le scommesse (teoricamente la pubblicità del betting è vietata), la lega calcio aggira il problema con la campagna “true data”: invita le piattaforme di betting e gli scommettitori a utilizzare solamente i dati “veri”, cioè quelli ufficiali – un tentativo un po’ smaccato di prendersi una fetta dell’unico business legato alla serie a che ancora rende. Solo che lo spot sembra un invito a giocare”.

Dagospia se ne occupa perché quello spot – abbastanza naïf, per non dire altro – ha imbarazzato e fatto incazzare l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli. Insomma: lo Stato. E peraltro non è la prima volta che le iniziative super-legalitarie della Lega mettono nei guai lo Stato.

Non è la prima volta che la Serie A inguaia lo Stato

Il comunicato dell’Agenzia non ci gira attorno: scrivono che la campagna “manda un messaggio errato, fuorviante e, potenzialmente, foriero di danni alle entrate erariali legate alla raccolta del gioco pubblico da parte dei concessionari di Stato”, “con il malinteso obiettivo di difendere l’autenticità del dato statistico relativo alle partite”.

“Il claim finale della campagna, infatti, recita “Se i dati non sono ufficiali, la tua scommessa è meno sicura” ingenerando nell’utenza dubbi sulla sicurezza, liceità e correttezza delle scommesse pubbliche. La campagna, inoltre, paradossalmente, creando una immediata consequenzialità fra telecronaca della partita di calcio e scommessa, costituisce una indiretta promozione del gioco, vietata dalla legge, su cui vigila l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni”.

True data serie A

“L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sottolinea che tutte le scommesse offerte sul territorio nazionale dai concessionari, ai quali sono attribuite dallo Stato specifiche funzioni di gestione e controllo del gioco legale, sono assolutamente sicure e certificate, in quanto raccolte sotto la vigilanza dell’Agenzia, unico soggetto in Italia deputato al controllo e alla regolamentazione del gioco pubblico. I risultati dei singoli eventi sportivi su cui vengono raccolte le scommesse pubbliche sono poi certificati dai concessionari sulla base di dati pubblici ufficiali e delle più importanti e rigorose fonti d’informazione. Le funzioni di controllo della legalità delle scommesse spettano, dunque, esclusivamente all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che esercita le proprie prerogative attribuitegli dalla legge e non delegabili né assumibili da alcun ente organizzatore privato”.

Quello spot difficilmente lo rivedremo

“Mettere in dubbio la sicurezza delle scommesse pubbliche offerte da tutti i concessionari di Stato (e solo da loro) ingenera confusione e incertezza nell’utenza con il rischio di danni per l’intero sistema concessorio e, quindi, per l’erario e determina la percezione di un parallelismo fra gioco non sicuro e gioco illegale, con un possibile spostamento dell’utenza verso piattaforme di raccolta di gioco irregolari”.

Il comunicato si chiude con un avvertimento: “l’Agenzia, per il proprio ruolo istituzionale di garante della legalità, agirà nelle sedi opportune per richiedere l’interruzione della campagna”.

Non ci fa una bella figura, l’integerrima Serie A.