Il Napoli sta perdendo la sua identità, dagli Stati Uniti sembra un ridimensionamento

POSTA NAPOLISTA - DI GIOVANNI VANORE. Col suo gioco il Napoli era diventato riconoscibile anche ai non napoletani. Adesso non solo non c'è più il gioco ma non è stato fatto nemmeno mercato. Che cosa c'è dietro questo apparente ridimensionamento?

Il Napoli sta perdendo la sua identità, dagli Stati Uniti sembra un ridimensionamento

Aurelio De Laurentiis president or Napoli prior the Supercoppa Italiana semifinal match between SSC Napoli and AC Milan at King Saud University Stadium on December 18, 2025 in Riyadh, Saudi Arabia. (Photo by Jose Breton/Pics Action/NurPhoto) (Photo by Jose Breton / NurPhoto via AFP)

Il Calcio Napoli si era costruito una precisa identità calcistica

Gentile redazione del Napolista, vivo negli Stati Uniti da molti anni e vorrei proporvi una riflessione su un aspetto che forse, visto dall’Italia, viene sottovalutato: il Napoli negli ultimi dieci anni aveva cominciato a costruirsi anche all’estero una precisa identità calcistica.

Negli anni di Sarri, e soprattutto nell’anno dello scudetto di Spalletti, il Napoli ha acquisito qui negli Usa una visibilità e una notorietà che prima semplicemente non aveva. E non è successo soltanto perché vinceva.

Il Napoli era diventato riconoscibile perché rappresentava qualcosa: una città con tifosi straordinariamente passionali e una squadra che giocava un calcio aggressivo, tecnico, coraggioso e spettacolare. Per uno spettatore americano che non eredita necessariamente la propria squadra dal padre o dal nonno, questo conta moltissimo. Si sceglie una squadra anche perché ci si innamora del modo in cui gioca.

Era quello, in qualche modo, il “prodotto Napoli”.

Alcuni di quei nuovi tifosi a stelle e strisce li abbiamo già persi durante il biennio di Conte, quando quella precisa identità calcistica ha cominciato a sbiadire. Altri rischiano adesso di fare definitivamente le valigie con la scelta di affidarsi ad Allegri, un allenatore vincente nel suo passato ma che rappresenta, almeno ai miei occhi, esattamente l’opposto del Napoli che aveva conquistato attenzione internazionale: calcio prudente, reattivo, poco aggressivo e scarsamente orientato allo spettacolo.

spalletti

Perdere lo slancio può capitare ma stavolta sembra diverso

Il problema diventa ancora più evidente se alla scelta dell’allenatore si accompagna quella di non intervenire seriamente sul mercato.

Si può accettare un anno di transizione. Si può anche accettare che una società attraversi ciclicamente una fase nella quale il progetto tecnico perde slancio. È già successo.

Penso, per esempio, al secondo anno di Ancelotti. Non fu certamente un’estate senza investimenti, arrivarono giocatori importanti come Di Lorenzo, Manolas, Elmas e Lozano, ma fu una stagione nella quale mercato, allenatore, progetto tecnico e società sembrarono progressivamente perdere una direzione comune, fino all’esonero di Ancelotti a dicembre e all’arrivo di Gattuso.

E proprio il periodo successivo dimostra che il problema non è semplicemente “spendere o non spendere”: nell’estate 2020, con Gattuso in panchina, il Napoli fece un investimento enorme acquistando Osimhen. La questione è capire quale progetto si vuole costruire con quegli investimenti.

Ed è questo che vorrei capire del Napoli di oggi.

Perché rinunciare contemporaneamente a investimenti importanti sul mercato e a un’identità calcistica moderna significa rischiare qualcosa di molto più grande di qualche posizione in classifica: significa ridimensionare il Napoli proprio nel momento in cui il club aveva finalmente cominciato a trasformarsi da grande realtà italiana a marchio calcistico riconoscibile anche fuori dall’Italia.

Allegri in Nazionale Allegri e Conte in Milan-Napoli Serie A 2026

È un ridimensionamento del Napoli?

Ed è proprio questo che trovo difficile da comprendere pensando a De Laurentiis.

Un uomo che viene dal cinema dovrebbe conoscere meglio di molti altri il valore dello spettacolo, dell’identità e della riconoscibilità di un prodotto. Hollywood insegna esattamente questo: puoi avere un grande marchio, ma se cambi ciò che aveva fatto innamorare il pubblico e contemporaneamente smetti di investire nel cast, non puoi stupirti se una parte degli spettatori cambia canale.

Allora cosa c’è dietro questo apparente ridimensionamento del Napoli?

È semplicemente una normale risacca negli investimenti, destinata a durare una o due stagioni? Oppure è cambiata la strategia della società?

Perché se la strategia fosse davvero quella di spendere poco e affidarsi a un calcio conservativo nella speranza che l’esperienza di Allegri permetta comunque di ottenere risultati, temo che il Napoli stia facendo un errore molto più grande di quanto possa apparire oggi.

Una squadra può perdere una partita e recuperare i punti.

Molto più difficile è perdere un’identità e poi provare a ricostruirla.

Un saluto dagli Stati Uniti,

Giovanni Vanore