I numeri di infortuni e ritiri dicono che il tennis è ormai uno sport di sopravvivenza

E lo dice anche L'Equipe riprendendo uno studio dell'Università di Barcellona del 2024. L'aumento è schizzato da quando hanno allungato i Masters 1000

I numeri di infortuni e ritiri dicono che il tennis è ormai uno sport di sopravvivenza

Italy's Jannik Sinner reacts during his men's singles match against Argentina's Juan Manuel Cerundolo on day 5 of the French Open tennis tournament on Court Philippe-Chatrier at the Roland-Garros Complex in Paris on May 28, 2026. (Photo by ALAIN JOCARD / AFP)

Non è solo una percezione dovuta al forfait di Sinner allo Us Open, altrimenti i numeri che ci stanno a fare: il tennis è diventato uno sport usurante. Se il termine di paragone è il tennis stesso, i numeri dicono proprio questo: s’è trasformato in una pratica poco sostenibile, per il corpo umano. Anzi, L’Equipe la mette così: Il circuito è forse solo una storia di sopravvivenza, dove i più forti, o i meno colpiti in questa feroce lotta per raggiungere le molteplici tappe del sacro Graal del tennista (passare al professionismo, prima vittoria in un torneo top 100, primo titolo, top 10, Grande Slam, 25 Slam, ecc.), cercano di resistere alle difficoltà fisiche e mentali di uno sport così impegnativo, diventando visibilmente sempre più spietato”.

I numeri dicevamo: il giornale francese ha ripreso i risultati di uno studio del 2024 pubblicato dall’Università di Barcellona, ​​che rivela un aumento dei ritiri dalle partite di almeno il 25% nel circuito ATP e del 50% nel circuito WTA dal 1999.

Il problema sono (anche) i Masters 1000 allungati

Secondo un’indagine della Professional Tennis Players Association le partite durano in media il 20% in più rispetto a dieci anni fa, e i giocatori percorrono il 60% di terreno in più durante un incontro. Questo aumento coincide con l’allungamento dei tornei Masters 1000. Nel suo studio, che copre sia uomini che donne, la PTPA osserva anche un netto spostamento verso gli infortuni alla parte superiore del corpo (gomito, spalla, schiena, braccio e tronco), che hanno registrato gli aumenti più significativi. Questo è accompagnato da un peggioramento del quadro clinico.

“Non si tratta più di semplici lesioni minori agli arti superiori. Una percentuale crescente di questi infortuni corrisponde a significative distorsioni muscolari e problemi al gomito che comportano un prolungato periodo di inattività. In alcuni casi, questa tendenza si sta evolvendo verso patologie più gravi, con un numero maggiore di infortuni di grado 2 e 3 rispetto a quelli di grado 1”, si legge nello studio.

I tennisti superano il limite

Non è solo una questione di ritmo sul circuito – spiega Christophe Gaillard, che ha lavorato per molti anni come osteopata nel circuito con i giocatori francesi – Gli atleti si spingono troppo oltre con movimenti ripetuti ad alta intensità, accelerazioni e decelerazioni improvvise e rotazioni impegnative, causando stress a spalle, schiena e parte inferiore del corpo. Alcaraz ne è un buon esempio. All’inizio, lo vedevamo andare a prendere palle che nessun altro avrebbe preso, scivolando per due metri sui campi in cemento. Potevo intuire che si sarebbe infortunato, e a 23 anni ha già subito dieci infortuni che hanno richiesto una pausa temporanea dalla sua carriera. È uno di quelli che si spinge all’estremo, e quando si supera il proprio potenziale vitale originale, si mette a rischio la propria integrità fisica. Questa è la sfida principale per allenatori, preparatori atletici e staff medico”.