Il Napoli di Allegri non può esistere con una difesa che imbarca acqua
La squadra di Allegri è ancora alla ricerca di un'identità convincente, deve migliorare la proposta offensiva. Il Como ha avuto più qualità e più organizzazione

Como's Greek striker #09 Anastasios Douvikas fights for the ball with Napoli's Spanish defender #16 Rafa Marin during the Italian Serie A football match between Napoli and Como at the Diego Armando Maradona stadium in Naples on August 30, 2026. (Photo by Carlo Hermann / AFP)
La differenza l’ha fatta la qualità
Napoli-Como è finita 1-2 perché la squadra di Fàbregas ha giocato meglio rispetto a quella di Allegri. Sia dal punto di vista puramente tattico che, soprattutto, nelle scelte individuali fatte nei momenti decisivi della partita. Ora ognuno può misurare come vuole l’impatto dei due allenatori sulle prestazioni di chi è andato in campo, secondo chi scrive in questo momento il Como gioca in un modo che combacia di più ai suoi calciatori, rispetto al Napoli, ma la partita ha detto che i gol decisivi sono arrivati su due sbavature enormi: l’anticipo completamente fuori tempo tentato da Olivera, qualche istante prima della girata di Baturina, e una bruttissima costruzione dal basso eseguita da Rafa Marín, Anguissa e Rrahmani, prima della conclusione vincente di Douvikas.
In mezzo, questo va detto e sottolineato, il Como ha dato l’impressione di essere la miglior squadra in campo. È stata più pericolosa. Più pulita e più efficace nella sua proposta di gioco palla al piede. Sicuramente è cresciuta rispetto alla stagione scorsa. I giocatori di Fàbregas hanno sempre le idee chiare sulla giocata da effettuare in fase di costruzione e di rifinitura, perché il movimento continuo di tutti gli elementi – soprattutto di Nico Paz, dei due terzini e dei due esterni offensivi – crea sempre una linea di passaggio verticale. E se queste direttrici non funzionano, ci pensa Douvikas ad arretrare per legare i reparti.
Nonostante questo predominio tattico e nel possesso, alla fine della gara il dato grezzo dice che la squadra di Fàbregas ha tenuto il pallone per il 58% del tempo di gioco, si può dire che la differenza l’abbia fatta la qualità. La qualità che ha manifestato il Como, la qualità che è mancata al Napoli. Dietro, come detto, in occasione dei gol di Baturina e di Douvikas. Ma anche nelle scelte offensive.
I problemi del Napoli (anche nelle scelte)
Contro il Como, soprattutto nel primo tempo, il Napoli ha dimostrato di avere il problema opposto al grande pregio del Como. La squadra di Allegri, infatti, ha faticato tantissimo a giocare passando per il centro. Nel senso che ha mosso il pallone quasi sempre passando dagli esterni. In questo senso, i dati sulla distribuzione delle azioni sono eloquenti: gli azzurri hanno concentrato le loro giocate offensive sulle due corsie laterali per il 71%. Eppure, eppure, il gol di Hojlund è arrivato grazie a un’imbucata centrale. A un passaggio che ha tagliato le linee del Como.
Il bel gol di Hojlund
Ecco, al Napoli sarebbero servite molte più giocate di questo tipo. Nel pensiero, prima ancora che nell’esecuzione. E invece la squadra di Allegri ha iniziato e condotto il primo tempo in modo fin troppo scolastico: 4-3-3 puro in fase offensiva e 4-4-2/4-5-1 in fase difensiva, con McTominay a fare da spola tra i due sistemi. Nella seconda metà della prima frazione Allegri ha arretrato un po’ Politano, portando la sua squadra a schierarsi con il 5-4-1 con il Como in possesso di palla. Ma il vero problema va ricercato nell’eccessiva linearità dei giocatori schierati dal primo minuto.
Procediamo per punti: Lang e Politano sono abituati a giocare sempre e solo in ampiezza: McTominay e Anguissa non hanno la creatività e la sensibilità tecnica necessaria per cercare quelle palle in verticale che potevano spezzare il pressing avversario. E infatti, come si vede nel video di sopra, l’assist per il gol di Hojlund – un cosiddetto laserpass che passa tra le gambe dei difensori avversari – l’ha servito addirittura da Amir Rrahmani. Non esattamente un rifinitore.


Il 4-3-3 del Napoli è stato piuttosto statico. In queste due immagini, si vede come Lang e Politano (nei cerchi azzurri) abbiano giocato tenendo una posizione estremamente larga, con i piedi sulla linea laterale. Nel cerchio giallo, invece, vediamo una delle poche varianti viste con costanza nel corso della gara: la sovrapposizione interna di Olivera.
In una situazione tattica del genere, il Napoli deve alzare l’intensità per essere pericoloso. O meglio: avrebbe dovuto alzare l’intensità. Solo che a inizio stagione, nella fornace del Maradona al 30 di agosto, è difficile chiedere questo tipo di brillantezza. E allora il primo tempo è scivolato via con il Como a governare il pallone (65% di possesso) e il ritmo della gara, con sole 5 conclusioni (di cui appena una finita nello specchio della porta) del Napoli contro le 13 tentate dalla squadra di Fàbregas. Certo, molte di queste sono state velleitarie, Meret ha compiuto solo 2 parate e, come detto, i gol di Baturina e Douvikas arrivano dopo errori a dir poco grossolani, da parte dei giocatori guidati da Allegi. Ma quel che resta è che il Napoli ha fatto poco, troppo poco, per poter uscire dalla ragnatela del Como.
Difesa morbida (e il pressing del Como)
Nelle interviste del postpartita, e ovviamente non è un caso, Massimiliano Allegri ha parlato proprio degli errori compiuti dai suoi difensori in occasione dei due gol. Ha usato il vero «regalare». Ecco, questo è un passaggio importante: in un sistema – proprio di concetti, non solo tattico – come quello che Allegri sta costruendo per far girare il Napoli, un sistema di lettura, controllo e gestione delle partite, è fondamentale che la difesa sia efficace. O che, quantomeno, non imbarchi acqua.
Nei casi specifici, come detto, i gol che hanno deciso la partita tra Napoli e Como sono arrivati dopo un anticipo sbagliato e dopo un passaggio avventato nel bel mezzo di una costruzione da dietro. In entrambe le situazioni, la squadra di Allegri ha dimostrato di non essere abbastanza solida nel reparto arretrato. E non bisogna pensare che l’errore commesso da Rafa Marín/Anguissa/Rrahmani, ovviamente in occasione della rete di Baturina, sia meno “difensivo” dell’anticipo fuori tempo di Olivera: nel calcio di oggi, che piaccia o meno, un buon possesso arretrato è uno strumento innanzitutto difensivo. Soprattutto quando si affronta una squadra come il Como, una squadra aggressiva, che va a infastidire – anzi: ad asfissiare – i suoi avversari fin dentro la trequarti difensiva, che usa il pressing come uno strumento offensivo.


Due istantanee del pressing coordinato e intensissimo del Como
È chiaro che, col passare del tempo, il Napoli potrà affinare e raffinare l’uscita palla dalla difesa, magari creando corridoi centrali e non solo sfoghi laterali. Detto questo, però. va anche dato merito al Como. Lo vediamo negli screen appena sopra: la squadra di Fàbregas ha sempre difeso andando così in avanti, manifestando ambizione e intensità – almeno nel primo tempo. Il Napoli è riuscito a venir fuori da questo pressing in pochissime occasioni, non a caso Meret e i suoi compagni di difesa sono stati costretti a tentare 19 volte il lancio lungo. Tutti i giocatori del Como, sempre guardando al primo tempo, ne hanno messi insieme solamente 11.
La ripresa
Nel secondo tempo, Napoli-Como ha cambiato volto. Il problema, dal punto di vista del Napoli, è che quasi tutte le motivazioni di questo cambiamento vanno fatte risalire alle scelte di Fàbregas. Che, di fatto, a un certo punto in poi ha deciso di cambiare approccio. O meglio: di esasperare la volontà di controllo del match a scapito del pressing esasperato e dell’aggressività a tutto campo. Certo, da parte sua anche il Napoli ha cercato di darsi e di dare una scossa: Allegri ha prima alzato il baricentro della sua squadra, poi ha iniziato una girandola di sostituzioni che ne hanno modificato l’assetto.

Ecco i dati del (netto) cambio di scenario avvenuto tra primo e secondo tempo
E quindi il Como, in realtà, si è progressivamente adattato a un nuovo scenario. E l’ha fatto in modo netto, radicale: al minuto 65′, il cambio Kempf per Diao ha determinato il passaggio a un vero e proprio 5-4-1 difensivo, da parte della squadra di Fàbregas. Anche prima di questa mossa, in realtà, il Napoli non aveva costruito granché. L’unica vera opportunità è stata quella capitata sul piede di Mati Olivera, che si è trovato tutto solo in area dopo un rimpallo vinto da Noa Lang. Un attimo dopo, come anticipato, Allegri ha ridisegnato la sua squadra inserendo, tutti e tre insieme, Spinazzola, De Bruyne e Alisson Santos (al posto, rispettivamente, di Olivera, McTominay e Lang).
L’ingresso di KDB ha modificato un po’ il piano gara del Napoli: il belga, infatti, ha impersonato più che altro i panni del secondo regista, dell’interno di centrocampo che si affiancava a Lobotka e cercava di dare un po’ di creatività in più alla costruzione del gioco. L’ex Manchester City e lo slovacco, di fatto, si sono divisi orizzontalmente il centrocampo ancora prima che Allegri varasse il passaggio al Doble Pivote: De Bruyne impostava soprattutto a sinistra, mentre Lobotka era più orientato verso l’altra corsia.
Tutti i palloni giocati da De Bruyne
È in questo contesto che va letta e interpretata la scelta di Allegri in merito all’ingresso di David Neres: il tecnico del Napoli, evidentemente, ha pensato di inserire un calciatore che potesse agire da sottopunta ma che tendesse anche a spostarsi verso destra. Senza, però, rinunciare a un esterno puro come Politano. Allegri, quindi, ha rimescolato il Napoli come a voler creare una sorta di 4-2-4-1/4-1-4-1, con la mezzala sinistra (De Bruyne) più portata a impostare che a rifinire, e con la coppia Neres-Politano sull’altro versante.
Le alternative di Allegri non hanno funzionato, a dirlo sono i numeri: dopo questi cambi di uomini e di modulo, infatti, il Napoli è riuscito a tenere di più il pallone ma non è mai stato davvero pericoloso. L’unico tiro in porta, sui 4 tentati complessivamente, è arrivato con Lucca (subentrato a Hojlund a 10 minuti dalla fine) sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Anzi, paradossalmente è stato il Como a tentare più volte la conclusione verso la porta di Meret (5) dal minuto 65 al fischio finale dell’arbitro.
Fa riflettere il fatto che la miglior palla-gol avuta dal Napoli nella parte finale del match sia stata costruita in modo praticamente identico al gol di Hojlund, vale a dire con un passaggio verticale sulla figura del centravanti. Nella fattispecie parliamo della rete poi annullata a Lobotka per un fuorigioco davvero minimo di Lucca, su cui De Bruyne aveva appoggiato il pallone alla ricerca della sponda. Ecco il fatto che l’azione sia stata invalidata da un’infrazione non cancella la sostanza. E, soprattutto, non cancella la sensazione che il Napoli avrebbe potuto esplorare di più certe soluzioni. Certe tracce verticali alle spalle del centrocampo del Como.

Il passaggio di De Bruyne è già partito, Lucca è leggermente in fuorigioco, ma il punto sta nel modo in cui il Napoli ha generato una situazione offensiva pericolosa: con un filtrante che non passa dagli esterni
Conclusioni
Col senno di poi siamo tutti grandi allenatori, ma probabilmente l’ingresso di Vergara avrebbe potuto avere un impatto migliore, su Napoli-Como, rispetto a quello generato dalla sostituzione Neres-Anguissa. A dirlo è anche il modo in cui il 23enne centrocampista ha approcciato la partita di Genova entrando al posto di Politano. Questa rilevazione, in realtà, va oltre la “critica” ad Allegri. Serve anche a spiegare, in qualche modo, l’approccio del nuovo allenatore del Napoli. Il quale, più o meno come fatto a Marassi, ha studiato un certo piano-partita e poi ha “cucinato” un’alternativa tattica quando è partito il vortice dei i cambi.
Al di là del fatto che – come detto – le mosse fatte da Allegri nella ripresa non hanno portato grandi frutti, va detto che anche le scelte iniziali non hanno pagato. Il Napoli, infatti, ha attaccato il Como in modo poco intenso e ripetitivo. E in pochissime occasioni è riuscito a travolgere o a sorprendere la squadra di Fàbregas. Certo, in Serie A il Napoli affronterà pochissime avversarie che hanno la qualità e anche la forza e la sfrontatezza del Como, ma è lecito – anzi: è inevitabile – aspettarsi qualcosa di più dal punto di vista della proposta offensiva.
Oppure, perché in caso non sarebbe certo un problema, servirebbe che il Napoli diventasse una squadra solida, solidissima. Una squadra con una difesa d’acciaio, che sappia fare blocco basso e rischi poco o nulla in fase di impostazione. Contro il Como, insomma, il Napoli non ha manifestato nessuna identità davvero convincente: è stato troppo sbadato per essere una squadra difensiva, ma al tempo stesso troppo elementare – e quindi prevedibile – nella sua versione offensiva. Adesso sta ad Allegri, per altro in due veri stress test contro Inter e Arsenal, capire che direzione dare a questo progetto.
