Un milione al mese fino a giugno: ecco come Filmauro ha convinto la Procura a ritirare la richiesta di fallimento del Bari
Il Corriere del Mezzogiorno svela il piano da 11,1 milioni approvato dal cda di Filmauro: versamenti a fondo perduto, irrevocabili, anche in caso di retrocessione. La Procura però precisa: il ricorso di luglio non era infondato. Domani l'udienza in Tribunale.

Mc Roma 13/09/2023 - photocall serie Tv ‘Vita da Carlo’ seconda stagione / foto Mario Cartelli/Image nella foto: Luigi De Laurentiis-Aurelio De Laurentiis
Il fallimento Bari è scongiurato, e adesso si sa anche nei dettagli come. Ieri abbiamo raccontato che la Procura di Bari ha rinunciato alla richiesta di liquidazione giudiziale dopo l’impegno di Filmauro, la società della famiglia De Laurentiis che controlla il club. Oggi il Corriere del Mezzogiorno, con un articolo di Giuseppe Di Bisceglie, ricostruisce il documento che ha fatto cambiare idea ai magistrati guidati dal procuratore capo Roberto Rossi.
Perché la Procura aveva chiesto il fallimento del Bari
Il 7 luglio la Procura aveva chiesto l’apertura della procedura contro la Ssc Bari. Il problema, scrive il quotidiano, era la capacità del club di far fronte ai propri impegni economici: il Bari dipendeva in maniera significativa dai soldi della proprietà. Le lettere con cui Filmauro prometteva il suo sostegno, però, “non indicavano somme precise e non costituivano un obbligo sufficientemente vincolante”. In sostanza, ai creditori non davano garanzie adeguate.
La svolta è arrivata il 24 settembre, quando il consiglio di amministrazione di Filmauro ha approvato un nuovo documento. Stabilisce quanto denaro andrà al Bari, quando sarà versato e quali obblighi si assume la proprietà. Secondo la Procura, l’atto “recepisce, nella sostanza e nella forma, le condizioni indicate dall’Ufficio”.
Il piano: 11,1 milioni, un milione al mese
L’impegno complessivo è di 11,1 milioni di euro per la stagione 2026/27, divisi così:
- 1,1 milioni già versati il 30 luglio;
- 2 milioni entro il 31 ottobre;
- 1 milione al mese da novembre 2026 a giugno 2027.
Non sono prestiti che il Bari dovrà restituire, ma somme che rafforzano il patrimonio della società. E l’impegno è irrevocabile: Filmauro non potrà sottrarsi ai versamenti invocando, per esempio, i risultati sportivi o la categoria in cui gioca la squadra. C’è poi una clausola a tutela dei creditori. Se il Bari non si attivasse per ottenere i soldi promessi, potranno farlo loro, chiedendo direttamente a Filmauro di rispettare gli impegni.
La Procura ha verificato anche i conti della controllante: patrimonio netto di oltre 74 milioni e un utile di circa 4,2 milioni nell’ultimo bilancio esaminato. È quasi sette volte l’impegno assunto, come aveva sottolineato ieri il club nella sua nota.
La precisazione della Procura e l’udienza di domani
C’è però un passaggio che la nota del Bari non riportava. La Procura precisa che il ritiro della richiesta non significa che il ricorso di luglio fosse infondato. Al contrario, sono stati gli impegni presi dopo da Filmauro a cambiare la situazione.
La vicenda non è ancora chiusa formalmente. Nell’atto firmato il 29 settembre dal procuratore Rossi e dagli aggiunti Ciro Angelillis e Milto Stefano De Nozza, la Procura chiede al Tribunale di dichiarare l’estinzione del procedimento. L’udienza, già rinviata una volta, è fissata per domani, 1 ottobre, davanti al giudice relatore Michele De Palma. Il Bari, che intanto guida la classifica di Serie C, ha commentato così:
“Dal 2018 ad oggi gli organi gestori sempre ligi alle prescrizioni normative. La società continuerà, come ha sempre fatto, a concentrarsi sul proprio percorso sportivo e aziendale con la medesima serietà, in attesa delle determinazioni formali del Tribunale circa l’estinzione del procedimento.”
Resta aperto il fronte penale. A luglio Aurelio e Luigi De Laurentiis sono stati indagati per bancarotta nell’inchiesta sul caso Caprile. Secondo la Procura, sulla cessione del portiere dal Bari al Napoli la perizia conteneva una data di nascita sbagliata e il Napoli lo avrebbe pagato meno. I De Laurentiis hanno sempre respinto le accuse, e fino a una sentenza vale la presunzione d’innocenza. Già a luglio la difesa sosteneva che “senza una sentenza di fallimento il reato non può essere sostenuto”. Il ritiro della richiesta di liquidazione va nella direzione indicata dalla difesa, ma sulle conseguenze penali si pronuncerà la magistratura.