Emanuele Rao show in prima serata tv fa crescere i rimpianti: perché il Napoli si è tenuto Giovane e non lui?

Protagonista col Pisa nel ko contro la Fiorentina. All'estero sono impazziti per lui. Ha vent'anni, il Napoli lo ha spedito in prestito al Pisa. Non solo è un esterno d'attacco con numeri e potenza, convive col diabete, si regala apparecchi per il potenziamento muscolare.

Emanuele Rao show in prima serata tv fa crescere i rimpianti: perché il Napoli si è tenuto Giovane e non lui?

Mg Fontanafredda 08/06/2026 - amichevole U21 / Italia-Albania / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Emanuele Rao

X è impazzito per lui

Ieri X era pieno di video di Emanuele Rao. Rao che punta l’uomo, Rao che rientra sul destro, Rao che prende il palo contro la Fiorentina in Coppa Italia (ieri c’era il derby toscano col suo Pisa). E parecchi tifosi del Napoli che si chiedevano chi fosse questo ragazzo di proprietà degli azzurri.

La risposta più immediata, guardandolo, è: uno che sembra molto bravo.

Su X naturalmente si sono sbizzarriti, tweet dopo tweet. Perché non ce lo siamo tenuti? Tanto non avrebbe occupato spazio in lista. Qualcuno è già arrivato a una conclusione ancora più definitiva: «è meglio di Lang». Va detto che molti tweet venivano anche da pagine internazionali, non soltanto dai tifosi.

È il Favasuli effect. Dopo aver scoperto che un ragazzo che ha poco più di vent’anni può entrare nel Napoli e giocare bene, ogni giovane di proprietà in prestito che salta un avversario diventa immediatamente un’occasione persa. E magari in Premier League Rao avrebbe già avuto più spazio. È possibile. Da quelle parti un 2006 con cento partite tra i professionisti non viene considerato necessariamente un bambino.

rao napoli

Però bisogna stare molto calmi. Allegri insegna. Tra essere molto bravo ed essere pronto per giocare nel Napoli c’è una distanza che il tecnico avrà certamente valutato a Dimaro e che nessun tweet può misurare. Però se nel Napoli ci può stare Giovane (che abbiamo pure pagato oltre venti milioni…), e le ali sono quelle che abbiamo visto in questo inizio di campionato (al di là del logoro Politano: Allison, il già citato Lang, Neres sempre rotto, eccetera eccetera eccetera) beh, allora qualche dubbio viene.

La curiosità, insomma, resta. Sul Napolista, ovviamente, di Rao abbiamo scritto tante volte (qui, qui, e tante altre ancora).

Non c’entra niente con Insigne

Ha vent’anni, è alto 1,81, gioca prevalentemente esterno a sinistra ed è destro naturale. Gli piace partire largo, puntare il difensore e rientrare sul piede forte. E no, almeno guardandolo, non sembra il nuovo Insigne. Meglio chiarirlo prima che cominci il giochino. Pare siano calciatori molto diversi, a partire dal fisico. Peraltro sul campo i riferimenti dichiarati sono Lookman e Leão. Si capisce perché. Rao cerca l’uno contro uno, ha accelerazione, parte da sinistra ma può giocare anche più vicino alla punta.

Ieri in Coppa Italia il Pisa ha perso 3-0, lui ha colpito un palo e ha fatto diverse giocate interessanti. Paolo Bianco (allenatore dei pisani) dopo la partita ha detto che Rao “ha tutto per determinare”, ma che deve migliorare nelle due fasi. Alla sua età ci sta. E ha aggiunto che gli “manca un pezzo”, forse quello che oggi non lo fa giocare in Serie A.

Rao però non è spuntato ieri sera. Con la Spal ha messo insieme 67 presenze in Serie C, con 6 gol e 3 assist. La scorsa stagione il salto: Bari, Serie B, 35 presenze, altri 6 gol e 3 assist. È arrivato anche nell’Under 21.

Insigne

Il Napoli lo ha acquistato nell’estate del 2025. Lo ha mandato a Bari, lo ha riportato a Dimaro e questa estate lo ha ceduto nuovamente in prestito al Pisa. Il Pisa ha pagato un milione di euro per averlo per una stagione, non poco considerato che è un prestito secco. A giugno torna al Napoli.

A diciassette anni, sei mesi e tredici giorni Rao aveva già segnato il primo gol tra i professionisti con la Spal. Era il secondo marcatore più giovane della storia del club. Davanti a lui soltanto Mario Romani, con un record che risaliva al 1924.

Prima della Spal c’era stato il Chievo. Due club nei quali è cresciuto, entrambi finiti fuori dal calcio professionistico.

La convivenza col diabete, come Zverev

Al Chievo Rao aveva scoperto anche di avere il diabete di tipo 1. Aveva nove anni. Aveva spesso fame, beveva moltissimo, tremava. I genitori, entrambi infermieri, lo portarono a fare degli accertamenti. Ha raccontato a Cronache di Spogliatoio che, arrivata la diagnosi, chiese subito alla madre se avrebbe potuto continuare a giocare.

Oggi gestisce glicemia e insulina anche durante le partite (come Zverev). Utilizza un sistema automatizzato che tiene durante il riscaldamento, stacca prima di entrare in campo e rimette nell’intervallo per effettuare i controlli necessari. Fa così da undici anni.

Anche fuori dal campo emerge un profilo un po’ diverso da quello che normalmente associamo a un calciatore di vent’anni. Con i primi soldi guadagnati comprò un’apparecchiatura per il recupero muscolare da utilizzare a casa. Non aveva ancora la patente. Una curiosità che è più di una curiosità, e che lo colloca abbastanza lontano dal racconto sui bamboccioni che spesso si fa dei giovani italiani. E che, diciamolo, fa simpatia.

Zverev

Prima che il calcio diventasse un lavoro, Rao voleva fare il parrucchiere. Frequentava una scuola professionale. Al Chievo tagliava anche i capelli ad alcuni compagni e con gli amici pensava di aprire un negozio. Poi allenamenti, partite e Nazionali giovanili resero difficile continuare a frequentare e cambiò scuola.

A diciotto anni gli chiesero dove dovesse migliorare. Rispose: fase difensiva e cattiveria davanti alla porta. Bianco, due anni dopo, continua a chiedergli di completarsi nelle due fasi.

Rao insomma ha vent’anni, ma ha già parecchia vita addosso. Il diabete da quando ne aveva nove, il primo gol tra i professionisti a diciassette, Chievo e Spal falliti alle spalle, le valigie, le categorie salite una alla volta, la gavetta. E più di cento partite giocate quando per il calcio italiano sei ancora «un giovane». Giovane con la g piccola.

Per dirla con Sorrentino, Rao tiene ‘na cosa ‘a dicere. Non è affatto poco. Adesso resta da vedere come la racconterà con il pallone. Sperando che la racconti presto nel suo club.

30 anni, laureato in Giurisprudenza. È cresciuto in un tempo in cui gli idoli eri costretto a cercarteli da un’altra parte. Il suo, poco ortodosso per un napoletano, era Andriy Shevchenko. Forse anche per questo è grato a chi ha restituito il sogno ai bambini della sua terra. Crede nel fattore umano, nelle relazioni e nell’idea che, nel calcio come nella vita, siano le persone a fare la differenza.

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