Chivu elogia il coraggio dei suoi: “Contro il Napoli speso tanto, poi il Bernabeu dopo 72 ore”
Il tecnico dell'Inter ridimensiona il feticcio dello schieramento: "Ci sono squadre che partono col 4-2-3-1 e poi si difendono in sei".

Mp Cremona 01/02/2026 - campionato di calcio Serie A / Cremonese-Inter / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Cristian Chivu
Il tema di Chivu e il modulo è tornato d’attualità alla vigilia di Inter-Udinese, in programma a San Siro. Il tecnico nerazzurro, intervistato dall’ANSA, ha spiegato la sua idea di calcio spostando l’accento dallo schema all’atteggiamento: per lui non è il disegno tattico a fare la differenza, ma il modo in cui si affronta la partita.
Chivu e il modulo: “È più il modo che il modulo”
“Io non bado al modulo, ma al modo in cui affronti una partita. Ci sono squadre che sulla carta partono con un 4-2-3-1, ma poi si difendono in sei. Ciò che conta è come interpreti le varie situazioni di gioco, come difendi e l’intensità che metti in quelle situazioni. È più il modo che il modulo, poi bisogna vedere i giocatori che hai a disposizione per metterli in condizione di fare determinate cose. Abbiamo una squadra evoluta, che sa fare tante cose.”
Un principio che, curiosamente, arriva nello stesso weekend in cui il dibattito sul 4-2-3-1 e sul “difendere in sei” infiamma anche l’ambiente Napoli: proprio agli azzurri è stato rimproverato un atteggiamento troppo prudente, con i numeri di una fase difensiva bocciata dagli xG. La frase di Chivu, letta da Napoli, suona quasi come un’eco del confronto tattico che tiene banco in questi giorni — e che ha già visto l’Inter avere la meglio sul Napoli nello scontro diretto.
I singoli: Dimarco recupera, Calhanoglu senza preparazione
Chivu ha poi fatto il punto sugli uomini a disposizione:
“Dimarco si è allenato. Spence non ci sarà. Domani vedrete i convocati e come stanno tutti. Calhanoglu? È andato al Mondiale da infortunato, perché ha saltato le ultime partite e la finale di Coppa Italia, arrivando alla rassegna con quel problema che si portava dietro. La nostra premura è metterlo in condizione senza aver fatto la preparazione.”
Il caso Calhanoglu, in particolare, è quello più delicato: un giocatore chiave da recuperare a livello atletico, dopo un finale di stagione e un Mondiale vissuti a mezzo servizio. Il riferimento ai “giocatori che hai a disposizione”, del resto, vale per tutti — Chivu compreso — perché anche la miglior idea di gioco, come avevamo sottolineato per il Napoli, ha bisogno degli uomini giusti per funzionare.
“Contro il Napoli speso tanto, poi il Bernabeu dopo 72 ore”
Nel presentare la gara, Chivu è tornato sull’avvio di stagione dei nerazzurri e sulla tenuta mentale della squadra, rivendicando due prove d’orgoglio ravvicinate — proprio quella contro il Napoli e quella in casa del Real Madrid.
“La squadra è serena come sempre, il nostro obiettivo è la crescita. È presto per dare giudizi, è inizio stagione. Qualche critica ci può stare, ma noi non badiamo solo ai risultati: non possiamo perdere consapevolezza e fiducia. Abbiamo fatto bene anche contro il Napoli, non solo contro il Real. Dal punto di vista mentale contro il Napoli abbiamo speso tanto, e abbiamo giocato al Bernabeu dopo meno di 72 ore. Mi è piaciuto il coraggio e la personalità: mi prendo le cose positive, è la strada da intraprendere.”
Il 3-2 di Inter-Napoli resta dunque, anche per i nerazzurri, una partita dispendiosa: un altro segnale di quanto quello scontro diretto pesi da entrambe le parti.
Diouf, il VAR e la pressione europea
Chivu ha promosso il giovane Andy Diouf, protagonista al Bernabeu: “Ha spensieratezza e personalità nell’uno contro uno, questo destabilizza, è dura affrontarlo senza raddoppi. Ci dà soluzioni in più. L’obiettivo è portarlo a 80 minuti di grande qualità”. Sul nuovo metro arbitrale, il tecnico si è detto entusiasta: “Meno VAR c’è, più intensità e più trame di gioco ci sono. Mi piace che non si possa più restare a terra appena sfiorati. Nessuno vuole togliere il VAR, ma lascerei all’arbitro il pallino del gioco”. Infine, sulla pressione in Europa: “Ormai è storia vecchia, ci siamo abituati. I giudizi sono sempre gratis, ognuno è libero: noi invece abbiamo una responsabilità, la differenza è questa”.