Il problema del Napoli è l’organico, non Allegri. Sul 2-1 per il Napoli, Allegri ha inserito Neres e De Bruyne
Altro che cambi conservativi. Si è messo a cinque solo all'80esimo. Fabregas a Napoli lo ha fatto molto prima. Il punto è che la rosa non è più competitiva, è vecchia, logora

3F2B73H IPA86764148 - Napoli's Italian coach Massimiliano Allegri during SSC Napoli's 2026-27 preseason training camp in Val di Sole, Trentino, Dimaro Folgarida, July 17, 2026. Credit: Independent Photo Agency/Alamy Live News
Fabregas a Napoli si è messo a cinque molto prima di Allegri a Milano
Si fa sommessamente notare, ai tantissimi che stanno dicendo/scrivendo il Napoli ha perso a Milano a causa dei cambi “conservativi” di Allegri, che al 61esimo minuto, sul risultato di 1-2 in casa della squadra campione d’Italia in carica, il tecnico toscano ha mandato in campo De Bruyne e Neres, un trequartista e un attaccante esterno/seconda punta, quest’ultimo al posto di Politano. Due cambi tutt’altro che “conservativi”, ma che, almeno nelle intenzioni dell’allenatore, dovevano servire a fare alzare il baricentro della squadra, non ad abbassarlo. Soltanto all’80esimo (e dopo che Chivu, nel tentativo di recuperare il risultato, aveva mandato in campo anche Bonny, giocando quindi con tre punte centrali…), il Napoli è passato a cinque dietro, esattamente come aveva fatto Fabregas a Napoli (ben prima dell’80esimo). Si fa altresì notare che l’Inter ha giocato dal primo minuto con cinque difensori (tre centrali e due esterni), esattamente come la Roma di Gasperini, mentre l’Atalanta di Sarri ha giocato tutta la gara a quattro dietro eppure è stata schiacciata dalla Roma molto più di quanto sia stato schiacciato il Napoli dall’Inter.

Ergo, chi sostiene che il Napoli ha perso perché, dopo ottanta minuti di gioco, è passato alla difesa a cinque, dice un’enorme sciocchezza, anzi c’è da scommettere che se Allegri avesse sostituito Alisson Santos con Lang, restando a quattro dietro contro le tre punte centrali dell’Inter e il Napoli avesse perso la partita, gli stessi che oggi criticano Allegri per aver messo un difensore in più lo avrebbero ugualmente criticato per non essere corso ai ripari inserendo un altro difensore contro le tre punte dell’Inter! Ciò in quanto in tanti sono prevenuti nei confronti di Allegri, un tecnico che paga l’etichetta di difensivista appiccicatagli addosso da Cassano & Co. che, da “ignoranti” quali sono, ignorano – o fingono di non sapere – che la Juve di Allegri sfiorò il “triplete” giocando con Higuain, Mandzukic, Dybala, Cuadrado, Pjanic, Dani Alves e Alex Sandro (che all’epoca era ancora un fluidificante di spinta…) contemporaneamente in campo!
Il problema del Napoli è l’organico non competitivo
Attribuire la colpa (esclusivamente) al tecnico e alle sue scelte è soltanto un modo per non voler prendere atto che il Napoli ha perso a Milano, non sfigurando, perché quest’anno non ha un organico competitivo: si ricorda, a tal riguardo, che quella azzurra, secondo il noto portale Transfermarkt, è la settima rosa del campionato per valore complessivo, una rosa composta in gran parte da calciatori ormai usurati, logori, vecchi (ieri a San Siro il Napoli aveva ben sei calciatori di movimento su dieci Over 30!), spremuti come limoni nelle stagioni precedenti, alcuni di essi reduci anche da numerosi infortuni. Calciatori come Politano, Anguissa, Spinazzola, gli stessi Di Lorenzo e Lobotka (che, ricordiamolo, era stato acquistato, nel mercato invernale del 2020, per fare la riserva di Demme ed è esploso soltanto con Spalletti, allenatore che ha sempre valorizzato al massimo tutti i registi che ha avuto alle sue dipendenze…), non sono più quelli di qualche anno fa e non possono essere più considerati pedine fondamentali su cui costruire una squadra che vuole puntare ad arrivare tra le prime quattro in campionato e approdare quanto meno ai play-off di Champions League. Spiace dirlo ma molti calciatori andavano ceduti (e sostituiti) già da qualche stagione (quando avevano ancora un po’ di mercato…) invece, vuoi per riconoscenza, vuoi per miopia, vuoi perché alcuni di loro sono rappresentanti da un procuratore cui De Laurentiis si è (inspiegabilmente) legato a filo doppio e al quale non sa dire di no, sono stati trattenuti più del dovuto e adesso se ne pagano le conseguenze.

Come nell’anno di Garcia
Chi spara su Allegri commette lo stesso errore commesso tre anni orsono con Garcia, ritenuto da molti l’unico responsabile del naufragio azzurro non capendo che il problema di quel Napoli non era l’allenatore (tant’è che con i due tecnici che gli sono succeduti in panchina nel corso della stagione il rendimento della squadra non solo non è migliorato ma è addirittura peggiorato!), bensì il malcontento che regnava all’interno dello spogliatoio partenopeo. Con calciatori che avevano chiesto di essere ceduti e invece erano stati trattenuti (controvoglia). Altri che avevano chiesto il rinnovo del contratto e non lo avevano ottenuto (salvo poi vedere il compagno di squadra Osimhen firmare un contratto da dieci milioni netti l’anno…). Situazione confermata in seguito dalle dichiarazioni dello stesso Calzona (“Quando sono arrivato ho trovato uno spogliatoio rotto con tanti calciatori che volevano andare via…”) e di Lobotka (“Quest’anno poteva venire anche Guardiola non sarebbe cambiato nulla”).
Anche allora, come sta già accadendo adesso, tantissimi tifosi e “addetti ai lavori” erano convinti che la colpa era dell’allenatore e che sarebbe stato sufficiente mandarlo via e prenderne un altro al suo posto affinché la squadra tornasse a vincere e risalisse in classifica; sappiamo tutti come è andata a finire…
Si cerchi, pertanto, di non ripetere lo stesso errore di valutazione di allora, anche se non sarà affatto semplice in quanto, come recita un vecchio adagio, “il lupo perde il pelo ma non il vizio” e chi è convinto che il problema sia l’allenatore, e non i calciatori, difficilmente farà tesoro delle esperienze passate e resterà sempre della propria idea.