Calciomercato: una cosa sono i conti della serva, un’altra i bilanci
Gli specchietti riassuntivi non ci dicono niente: acquistare un calciatore a 50 milioni e venderne un altro a 30 non significa avere un saldo negativo di 20

Gc Milano 29/01/2010 - Ata Hotel sede calciomercato / foto Giuseppe Celeste/Image Sport nella foto: cartellone calciomercato
I numeri a casaccio del calciomercato
Signore e signori, la campagna trasferimenti è finalmente chiusa e quindi… si parta con gli specchietti riassuntivi! Giornaloni, giornali, giornaletti, radio, televisioni, siti e blog gareggiano nello sport da loro più amato: fare lo specchietto più bello, più colorato, con i caratteri grafici più ricercati per descrivere acquisti, cessioni e saldi di mercato.
Però… però c’è una cosa da chiarire, sottolineare e ricordare: i bilanci, con quegli specchietti, c’entrano come l’ex generale Vannacci con l’antirazzismo.
Sì, perché acquisti e cessioni vanno considerati in modo diverso da come raccontano gli specchietti.

I bilanci sono altra cosa
Compro un giocatore per 50 milioni? L’effetto economico sarà spalmato proporzionalmente alla durata del contratto: cinque anni? E allora il costo annuo sarà di 10 milioni. Fa eccezione il Napoli, che usa gli ammortamenti a quote decrescenti, ossia, in questo caso, 20 milioni il primo anno, 15 il secondo, 10 il terzo, 3,5 il quarto e 1,5 l’ultimo: si sa, il genio partenopeo si esprime in ogni campo.
Vendo un giocatore per 30 milioni, il cui valore contabile è 10 milioni? L’effetto economico sarà una plusvalenza di 20 milioni. Dunque, lo specchietto riporterà 50 milioni di acquisto, 30 milioni di vendita per un saldo negativo di 20 milioni.
E invece il bilancio riporterà un costo di 10 milioni (a parte, ripetiamo, il Napoli), una plusvalenza di 20 milioni per un saldo economico positivo di 10 milioni. Insomma, la finzione dice rosso, la realtà dice verde. Ma che nessuno si spaventi: sui media continuerà a prevalere la finzione.