I vertici del calcio contro Infantino, chiesta un’indagine per inganno sulla vendita di quote dei Mondiali
Pubblicata una lettera aperta: "La leadership del calcio non è possesso, la fiducia è stata spezzata con l'inganno. L’amministrazione della Fifa non dovrebbe svolgere un ruolo nello svolgimento dell’indagine".

Miami 04/05/2025 - gara F1 / foto Psnewz/Image Sport nella foto: Gianni Infantino
La Uefa, Concacaf e Confederazione calcistica asiatica (Afc) hanno pubblicato una lettera aperta affermando che Gianni Infantino, presidente Fifa, ha “ingannato” nel suo tentativo (fallito) di fare investimenti esterni in merito alla Coppa del Mondo; gli enti del calcio mondiale hanno chiesto un’indagine indipendente.
Infantino accusato dai vertici del calcio
In una lettera firmata dalla “famiglia del calcio” (Aleksander Ceferin, Victor Montagliani e Salman Bin Ibrahim Al Khalifa) viene attaccato Infantino e i piani della Fifa di vendere le quote a esterni legate ai Mondiali.

Di seguito, riportiamo la lettera integrale pubblicata:
Cara famiglia del calcio, il calcio è la più grande passione condivisa al mondo. Non appartiene a nessun individuo e a nessuna istituzione. Appartiene ai giocatori, ai tifosi, ai club, alle Federazioni affiliate e a ogni istituzione a cui è affidato il compito di salvaguardarne il futuro. È con questo spirito che oggi, in qualità di confederazioni che rappresentano i propri membri, ci esprimiamo collettivamente.
La crescita registrata nell’ultimo decennio è stata reale. Ma quel progresso non è mai stato opera di una singola persona. È stato il risultato del lavoro della Fifa, delle Confederazioni, delle Federazioni affiliate e delle migliaia di persone che dedicano la propria vita a questo sport. L’ampliamento dei tornei, l’assegnazione dei Mondiali Fifa del 2030 e del 2034, la distribuzione delle risorse alle federazioni. Sono stati risultati condivisi, concordati insieme e realizzati insieme. Questa non è una questione di denaro. Le Confederazioni hanno già chiesto una distribuzione responsabile delle ingenti riserve attualmente detenute dalla Fifa, così da rafforzare ulteriormente gli investimenti nello sviluppo delle Federazioni affiliate.
Né si tratta di privare una qualsiasi Federazione del sostegno che ha legittimamente conquistato, nonostante la campagna allarmistica rivolta alle nostre federazioni per suggerire il contrario. E non si tratta nemmeno di rimettere in discussione l’ampliamento delle competizioni, la distribuzione dei posti ai Mondiali o qualsiasi altra decisione presa collettivamente. Quelle decisioni sono state prese insieme e devono essere rispettate. Si tratta di qualcosa di più fondamentale: l’integrità del gioco e l’integrità di coloro che sono stati eletti per guidarlo.
“La leadership del calcio non è possesso, fiducia spezzata con l’inganno”
La leadership nel calcio non è un possesso. Non significa detenere – o pretendere di detenere – il potere. È un dovere di servizio nei confronti della famiglia del calcio che ha affidato quell’incarico. Quando la fiducia viene spezzata attraverso l’inganno, quando un individuo si pone al di sopra della collettività che gli ha affidato un’autorità, quel dovere è stato abbandonato. La recente lettera della Fifa ai suoi vicepresidenti e alle 211 Federazioni affiliate riconosce che nel processo sono stati commessi degli errori. La presenta come una mancanza di comunicazione, mentre ciò a cui il calcio ha assistito è stata una mancanza di giudizio.
Una proposta portata avanti con tempi estremamente compressi, senza una consultazione significativa e spinta verso una scadenza prima che le Federazioni potessero esaminarne adeguatamente i termini non è il risultato di una semplice svista: è il risultato di un disegno volto a limitare il controllo e l’esame della proposta. Non è stato riconosciuto che la proposta stessa fosse intrinsecamente sbagliata. Continua a mancare il riconoscimento del fatto che il tentativo di vendere una partecipazione alla Coppa del Mondo Fifa abbia rappresentato una profonda mancanza di giudizio: non soltanto un errore procedurale, ma una violazione fondamentale della fiducia nei confronti delle stesse istituzioni che la Fifa esiste per servire.
La Fifa si è inoltre impegnata a presentare un rapporto completo su questi eventi al Consiglio della Fifa, non riconoscendo ancora una volta che, di fronte a una così grave mancanza di giudizio, una corretta governance richiederebbe che tale esame fosse condotto da una terza parte pienamente indipendente, e non dalla Fifa stessa, dal suo personale o da qualsiasi portatore di interesse all’interno del calcio. L’amministrazione della Fifa non dovrebbe svolgere alcun ruolo nello svolgimento dell’indagine.

Come già indicato nella precedente corrispondenza, tutti i documenti e i registri pertinenti devono essere conservati in conformità con quanto comunicato dall’Uefa in merito alla conservazione dei documenti. La stessa lettera della Fifa conferma inoltre che alla riunione della leadership in Marocco era presente un solo dirigente eletto. Nessun membro del Consiglio della Fifa né alcuna Federazione affiliata è stata invitata a partecipare. Era presente esclusivamente il comitato direttivo, composto da dirigenti di alto livello dipendenti della Fifa.
Quest’ultima riunione, nella quale un numero selezionato di membri del Comitato direttivo della Fifa – e non l’intero Comitato – è stato convocato all’estero, anziché vedere la leadership recarsi a Zurigo per affrontare il cuore della Fifa, ovvero il suo personale, non fa che rafforzare queste preoccupazioni e rappresenta la continuazione dello stesso schema di condotta che ci ha portati a questo momento. Non è il comportamento di un custode del gioco, ma di chi ritiene che il gioco debba rispondere a lui.
C’è silenzio dove dovrebbe esserci responsabilità, distanza dove dovrebbe esserci apertura. Queste non sono le qualità che il calcio merita nella propria leadership. È per questo che abbiamo assunto questa posizione: non alla leggera e non da soli, ma insieme, e per senso del dovere nei confronti del gioco che serviamo. La forza del calcio è sempre stata la sua unità. Chiediamo che questa unità venga onorata proprio ora, per una leadership che serva il calcio, anziché cercare di comandarlo.