De Laurentiis voleva vietare gli striscioni degli ultras, al loro posto gli sponsor. La Questura ha detto no
Repubblica: "Avrebbe voluto un dressing in stile Champions anche per il campionato. Ma può essere vietato però solamente l’ingresso di striscioni non regolamentari"

Dc Napoli 15/02/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Roma / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: tifosi Napoli
Sono lontani i tempi della fotografia all’hotel Britannique, quando il presidente Aurelio De Laurentiis si fece immortalare con i gruppi organizzati e siglò la tregua per evitare qualsiasi timore in vista della festa del terzo scudetto. Perché – è bene ricordarlo – il terzo scudetto fu vinto in un clima di contestazione della tifoseria organizzata nei confronti del presidente del Napoli. L’estate precedente nacque il movimento A16, volevano che andasse a Bari.
Adesso i rapporti sono tornati freddi, nonostante il club abbia continuato a vincere. È una questione di rapporti, di libertà d’azione. Anche i festeggiamenti per il centenario del Napoli sono stati separati.

De Laurentiis quest’anno non avrebbe voluto gli striscioni allo stadio. Come scrive il Corriere dello Sport:
“ieri la Questura si è opposta alla richiesta del club di vietare l’esposizione degli striscioni in tutti i settori in occasione delle partite casalinghe, per motivi di ordine pubblico”.
Marco Azzi su Repubblica aggiunge:
“Domenica la “prima” al Maradona, con il gelo tra De Laurentiis e gli ultrà: sul tema ieri un vertice in questura. Il presidente vorrebbe riservare agli
sponsor gli spazi occupati allo stadio dagli striscioni dei gruppi organizzati, con un dressing in stile Champions League anche per il campionato. Può essere vietato però solamente l’ingresso di striscioni non regolamentari, misure restrittive per quelli autorizzati non sarebbero invece comprensibili”.