Angelo Petrella e il giovane Marcel che indaga su un sospetto suicidio con l’aiuto di Hemingway
"La valigia perduta di Hemingway" è il libro della maturità letteraria di Angelo Petrella che ci trascina in un caso in cui gli indiziati sono James Joyce, Henry Miller, Luis Buñuel

Angelo Petrella ci porta nella Parigi del 1929
È forse questo il libro della maturità letteraria per il 48enne scrittore – e sceneggiatore – Angelo Petrella che in “La valigia perduta di Hemingway (pagg. 336, euro 20; Neri Pozza)” ci porta nella Parigi del 1929 con il protagonista Marcel, giovane agente di Polizia a Rue Caroline, che non vuole credere al suicidio di Jeanne Leblanc, una giovane commessa con l’hobby della fotografia. Il Commissario Gasquet ed il suo amico Philippe hanno già derubricato il caso, ma Marcel – anche aspirante scrittore – non vuole cestinare quel dolore che gli ricorda molto dei suoi dolori privati e nascosti. Si lancia quindi in una sua personalissima indagine non autorizzata ed il microcosmo che l’attende è quello artistico, letterario e fotografico che annovera personaggi del calibro di Man Ray – uno degli indiziati piu forti – e James Joyce, Henry Miller, Luis Buñuel i tristi coniugi Fitzgerald (insieme ai pazzi surrealisti). Suo compagno di bevute quell’Hemingway prima sospettato poi suo fedele aiuto nelle indagini.
Un romanzo sulla nascita di un autore alla Letteratura
Sospeso da Gasquet ed in crisi per la sua rutilante relazione con la musa Kiki – e con la segretaria Juliette in triste standby – Marcel si lancia nel vortice dell’indagine in quella primavera prima timida ed in ritardo, poi decisa ed ammaliante che lo porterà alla fine di un tourbillon vitale e criminale per fermare un serial-killer che uccide giovani donne sole. Petrella ha oramai acquisito una lingua solida e precisa che regge l’architrave narrativa di un romanzo giallo ambizioso e leggero. Ma ‘La valigia perduta di Hemingway” è anche un romanzo sulla nascita di un autore alla Letteratura; si scrive sempre della vita e della realtà che si conosce: e soprattutto per superare e sublimare i dolori indicibili che ci portiamo dentro e che nel loro superamento si fanno opera letteraria.