Rabiot: “Il lavoro è la base di tutto. Il talento da solo non basta, soprattutto nel calcio di oggi”

A Le Parisien: "Il calcio italiano mi ha fatto crescere, mi ha reso più forte, ha esigenze e carichi di lavoro diversi. La nostra carriera è relativamente breve e ho capito quanto la fine della carriera possa lasciare un vuoto enorme."

Rabiot: “Il lavoro è la base di tutto. Il talento da solo non basta, soprattutto nel calcio di oggi”

Mg Verona 19/04/2026 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Milan / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Adrien Rabiot

Non la definiremmo un’intervista nel senso stretto del termine, piuttosto una conversazione, quella avvenuta tra il fedelissimo di Allegri, Rabiot e Maxime Chattam, famoso autore francese di thriller e polizieschi. I due si confrontano cercando di incrociare il mondo della letteratura con quello del calcio. Il servizio è intitolato: “Di cose da raccontare ce ne sono” ed è stato pubblicato da Le Parisien.

Interessanti due interventi di Rabiot.

Le parole di Rabiot sul calcio italiano

rabiot

Si legge su Le Parisien:

“Direi che la vera svolta della mia carriera è stata il passaggio dal Psg alla Juventus nel 2019. Arrivando in Italia, ho scoperto un’altra cultura del calcio, con un’esigenza e un carico di lavoro diversi da quelli che avevo conosciuto in Francia. Questa esperienza mi ha spinto a fare un salto di qualità, a impegnarmi ancora di più e ad alzare il mio livello di richiesta verso me stesso. Ne sono uscito più forte, sia dal punto di vista sportivo che mentale.”

Sul suo rapporto con il lavoro

Adrien Rabiot inginocchiato

Spiega Adrien:

“Il lavoro è la base di tutto. Certo, serve il talento, ma il talento da solo non basta, soprattutto nel calcio di oggi. Con l’intensità delle partite e la sequenza delle competizioni, le esigenze sono sempre più elevate. Anche durante le vacanze, dopo pochi giorni di riposo, si sente subito il bisogno di tornare a lavorare. È diventata un’abitudine, quasi una necessità.

E poi, da calciatori, sappiamo che la nostra carriera è relativamente breve. A differenza di un romanziere, che può continuare a scrivere molto a lungo, abbiamo sempre la sensazione di correre contro il tempo. Parlando con giocatori che ho conosciuto e che poi si sono ritirati, ho capito quanto la fine della carriera possa lasciare un vuoto enorme.