Provateci voi a fare la radiocronaca del tennis: l’arte del ritmo e del silenzio
Ne parlano al New York Times gli esperti: "Trovare parole sempre diverse per descrivere la stessa sequenza di colpi, per ore e ore"

Italy's Jannik Sinner reacts as he plays against Serbia's Miomir Kecmanovic during their men's singles first round tennis match on the first day of the 2026 Wimbledon Championships at The All England Lawn Tennis and Croquet Club in Wimbledon, southwest London, on June 29, 2026. (Photo by Glyn KIRK / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE
Alla radio il tennis esiste solo se qualcuno lo racconta, come gli altri sport ma il tennis di più. È l’esatto contrario di quanto accade davanti alla tv, dove il pubblico segue in silenzio il tonfo delle corde sulla palla, tre rimbalzi e poi lo scatto del servizio. Un rituale che rende superflua, quasi sacrilega, qualunque parola di troppo. Ma tolta l’immagine, restano solo le parole. Ed è proprio questo a rendere il tennis un caso più unico che raro nello sport radiofonico, accostabile forse solo al biliardo o al curling. Ora che si è concluso Wimbledon il New York approfondisce questa nicchia del giornalismo sportivo. Non è mica il calcio.
La radiocronaca del tennis è un genere che nel tempo si è arricchito di pause discorsive, più voci in cabina, riferimenti a ciò che gli ascoltatori vedono o percepiscono da casa. Dimenticatevi gli indimenticabili Tommasi e Clerici, quella era per l’appunto tv. Il precedente più citato dal giornale resta il 2013: quando Andy Murray sfiorò la vittoria a Wimbledon, BBC Radio 5 Live si ritrovò sommersa di messaggi da ascoltatori ovunque – su una mongolfiera, in un parcheggio – tutti agganciati alla diretta radio per non perdere un momento storico dello sport britannico.

Un’arte diversa
Non stupisce allora che gli Slam, pur incassando centinaia di milioni dai diritti tv, abbiano trasformato la radio in un prodotto a sé, promosso e valorizzato: a Wimbledon e agli US Open gli spettatori in campo possono persino indossare cuffie per ascoltare il commento dal vivo. Resta però un compito che nessuna tecnologia sostituisce: dipingere a parole quello che le telecamere non catturano.
“Voglio che le persone sedute a casa si sentano come se fossero qui“, spiega Gigi Salmon, voce Sky Sports e BBC Radio 5 Live, che sceglie di descrivere ogni singola palla di uno scambio: “Mi perdo in un mondo, nel racconto di storie. È così che emerge la mia passione per questo sport”. Il suo racconto del match point vinto da Djokovic contro Auger-Aliassime ai quarti rende bene l’idea: “Una seconda di servizio, match point per Djokovic, si avvicina sempre di più alla linea di fondo, prende posizione. Seconda di servizio sul corpo, sull’anca, il rovescio lungo linea di Djokovic che ruota sul dritto, va lungo linea, il recupero sul rovescio di Auger-Aliassime è lungo. E Novak Djokovic ce l’ha fatta! Dopo cinque ore e 15 minuti, ha vinto un’epica partita in cinque set…”.
La difficoltà tecnica è tutta qui: trovare parole sempre diverse per descrivere la stessa sequenza di colpi, senza cadere nella ripetizione. “Dritto da B, rovescio da A, dritto da B, rovescio da A, nessuno può ascoltare una cosa del genere per un tempo prolungato”, dice il coach di radiocronaca Rob Nothman. “Il tennis alla radio richiede grande abilità ed è una delle discipline più difficili.”
La radiocronaca estenuante
Quanto possa essere estenuante, Salmon lo sa per esperienza diretta. Nel 2010 le fu assegnato quello che doveva essere un banale match di primo turno: si trasformò nella storica maratona tra John Isner e Nicolas Mahut, chiusa dopo 11 ore e 5 minuti sul 70-68 del set decisivo. Commentò da sola per nove ore e mezza consecutive, senza pausa bagno, rifornita a distanza di batteria e acqua mentre persino il tabellone segnapunti smetteva di funzionare.

La resistenza vocale è un fattore tanto quanto la conoscenza del gioco: non ci si può esaurire troppo presto su cinque set. Per Overend il paragone più calzante è con un podcast, capace di alternare battute e ritmo narrativo, ma solo nei momenti giusti. “Sei quasi come un allarme”, dice a proposito del compito di anticipare i cambi di inerzia. “Cerchi di capire cosa potrebbe succedere per tenere il pubblico con il fiato sospeso”.
Le battute trovano casa altrove: a inizio incontro, o su un 1-1 di set, quando c’è margine per uno spunto statistico o un tocco di humour. Da qualche anno le emittenti americane, ESPN e Tennis Channel in testa, puntano proprio su questo, ingaggiando ex professionisti appena ritirati – Andy Roddick, Chris Eubanks, Andrea Petkovic – per un’analisi più tecnica. “Può essere un po’ di battibecco, ma non troppo, e certamente non quando la partita di tennis è avvincente”, precisa Nothman. “Con un punteggio di 4-5, 30-40, non abbiamo bisogno di battute. Hai il pubblico in pugno. Ma con un punteggio di 5-1, con due set di vantaggio, è tutta un’altra storia”.