Osvaldo Bagnoli, l’uomo dello scudetto del Verona, non c’è più. “El terzin fa el terzin”
Aveva 91 anni. Era un allenatore profondamente innovativo. Brera lo chiamava Schopenhauer. La famosa frase alle forze dell'ordine nello spogliatoio di Torino dopo Juve-Verona di Coppa Campioni: "Se cercate i ladri, sono nell'altra stanza". Con l'Inter sfiorò una storica rimonta.

Ga Genova 20/08/2009 - Europa League / Genoa-Odense / foto Gianluigi Arcaini/Image Sport nella foto: Osvaldo Bagnoli-Marcello Lippi
Osvaldo Bagnoli non c’è più. Se n’è andato, a 91 anni. È nella storia del calcio per quell’irripetibile scudetto conquistato a Verona. Con una provinciale che non ha più vinto niente. Fautore di un football profondamente innovativo. Il suo Verona era un concentrato di verticalità, appena possibile proiettato in avanti. “El terzin fa el terzin” è una delle frasi cult che ben riassume la sua filosofia. Quella squadra giocava a pallone a memoria. Muoveva il pallone da un lato del campo all’altro in velocità come le azioni alla mano del rugby. Era perfettamente sincronizzata. Uno spettacolo guardarli. Lì rinacquero Fanna e Galderisi. Con lui esplosero Elkjaer e Briegel. C’erano Tricella e Marangon. E Garella il portiere che parava coi piedi e faceva arrabbiare l’Osvaldo che si opponeva con tutte le sue forze al principio che il Verona vinceva grazie alle parate di Garellik. In realtà con un altro portiere probabilmente non avrebbe vinto. Ma questo non sminuisce di un’unghia la portata dell’impresa.
Dopo nove anni di Verona, andò a Genova dove condusse i rossoblù a un’impresa epica: la vittoria a Liverpool. Uno a due, doppietta del Pato Aguilera che in attacco faceva coppia con Skhuravy, C’era Branco in quella squadra. Portò i rossoblù alla semifinale di Coppa Uefa.
L’anno dopo, sedette sulla panchina dell’Inter. La sua Milano. Ci mise un po’ per rimetterli in sesto. Ci riuscì anche. Sfiorò una rimonta che sarebbe stata clamorosa. Era la stagione 92-93. Recuperarono sul Milan di Capello da meno undici a meno quattro. Stavano dominando il derby, poi all’83esimo arrivò il gol di Gullit. Ma neanche questo sminuisce l’Osvaldo. Quando arrivò l’esonero, nel febbraio del 94, non allenò più.
Di lui si ricorda la celebre frase nello spogliatoio di Torino quando qualcuno del Verona ruppe un vetro per la rabbia: nella sfida fratricida con la Juventus in Coppa dei Campioni, l’arbitro negò un evidentissimo fallo di mano bianconero. All’arrivo delle forze dell’ordine, Bagnoli disse: “se cercate i ladri, sono nell’altra stanza”.
Soprannominato il mago della Bovisa (zona di Milano). Brera lo chiamava Schopenhauer per la sua impronta pessimistica. Noi preferiamo dire realistica. Non vogliamo esagerare dicendo che non era mai banale. Ma lo era raramente. Conosceva le asperità della vita per problemi non secondari in famiglia. Aveva la faccia triste e lo sguardo profondo di chi sa osservare.
Sei stato un grande Osvaldo.