Ospina, dal Napoli di Ancelotti al Mondiale da riserva a 37 anni: “Sogno sempre. E se vinciamo, vinciamo tutti”
Recordman di presenze della Colombia (131), l'ex portiere azzurro racconta a L'Équipe una carriera costruita sui sogni: dal 2014 con "era gol de Yepes" all'aneddoto sull'altezza in Premier, fino al ruolo di leader silenzioso alle spalle dei giovani. Con un pensiero speciale per Napoli e Ancelotti.

A 37 anni David Ospina è ormai una riserva, ma resta il cuore della Colombia: recordman di presenze con 131 gettoni. In un’intervista a L’Équipe, l’ex portiere del Napoli ripercorre una carriera lunga e girovaga — Nizza, Arsenal, Napoli, Al-Nassr — e un filo che la tiene insieme: il sogno. “Sogno tutto il tempo”, dice sorridendo. E quando gli chiedono se la Colombia può sorprendere come nel 2014, risponde: “Lo penso. Abbiamo un mix di gioventù ed esperienza, come allora”.
Il Napoli e Ancelotti: “Un campionato molto tattico”
Il capitolo azzurro Ospina lo ricorda con affetto. Dopo la Premier con l’Arsenal, racconta, è arrivato “a Napoli e in un campionato italiano molto tattico”. E tra gli allenatori che l’hanno segnato cita, accanto a Wenger, proprio Carlo Ancelotti — che lo aveva lanciato titolare appena arrivato in azzurro, dopo che De Laurentiis aveva puntato su di lui. Curiosità: quello stesso Ancelotti oggi è a questo Mondiale da ct del Brasile, avendo rinnovato per guidare la Seleção fino al 2030. L’ultima avventura, invece, è stata l’Arabia: “I miei figli erano contentissimi di vedermi condividere lo spogliatoio con Cristiano Ronaldo all’Al-Nassr”.
Il sogno come motore (e “era gol de Yepes”)
Il primo sogno, spiega, era diventare professionista con l’Atlético Nacional di Medellín; il secondo, l’Europa, realizzato a 20 anni a Nizza — dove ha iniziato a vivere con la moglie Jessica (“ha molto merito se ho costruito una carriera e una bella famiglia”). Poi ci sono le ferite: il quarto contro il Brasile del 2014 (“mi lascia ancora l’amaro in bocca”) per il gol del pari annullato a Mario Yepes. “‘Era gol de Yepes’ è diventata un’espressione del folklore colombiano per parlare di ingiustizia”, racconta — un tema attualissimo in questo Mondiale pieno di gol e verdetti discussi. Oggi la Colombia — che ha già fatto registrare tra le partite più viste del torneo — sogna di rifarsi.
“Troppo basso” per la Premier, e la fame da riserva
C’è spazio anche per l’ironia. Sul suo 1,83 e i pregiudizi inglesi: “Si diceva che avevo potenziale ma non abbastanza statura”. Fino all’aneddoto della visita medica per l’Arsenal, quando il medico lo confuse col suo agente, più alto di lui, convinto che il giocatore fosse quest’ultimo. “In Inghilterra i portieri devono essere tutti altissimi”, sorride, e sul figlio Maxi (11 anni, ora anche lui tra i pali): “Spero sia più bravo di me. Più alto, soprattutto. Almeno due metri”. Infine la filosofia del secondo portiere, che a Napoli conoscono bene visto l’eterno dibattito sulla porta azzurra: “Anche se sono il numero 2 o 3, ho la stessa voglia di giocare il mio ruolo nello spogliatoio e motivare i compagni”. E una lezione su tutte: “Se vinciamo, vinciamo tutti”.