Musetti: “Il mio gioco antico è un valore aggiunto in questo tennis tutto uguale”
L'Intervista al Financial Times: "I figli mi hanno cambiato, il passaggio da ragazzo a uomo l'ho sentito tantissimo"

Montecarlo 10/04/2025 - Atp Montecarlo / foto Psnews/Image Sport nella foto: Lorenzo Musetti
La “band”, la chiama. Gli italiani del tennis, che il tennis maschile italiano non s’era mai sognato di avere tutti assieme: Sinner, e poi a seguire: Cobolli, Berrettini, Arnaldi, Bolelli-Vavassori in doppio. E poi lui appunto, Musetti. Il numero 2 azzurro in top ten fino agli infortuni. “È stato un anno difficile”, dice intervistato dal Financial Times, “soprattutto in Australia, quando ero davvero al culmine della mia carriera”. La parte più difficile – più del dolore, delle ore di fisioterapia e riabilitazione, delle visite a vari specialisti (“ho consultato professionisti in ogni campo”) o dell’essere costretto a fermarsi – è stata “semplicemente accettarlo”.
Musetti dice che il suo gioco “vintage” nel tennis di oggi tutto uguale “è un valore aggiunto, che può mettere in difficoltà il mio avversario”. E poi l’eleganza del gesto gli ha fatto chiudere un bell’accordo di sponsorizzazione con Rolex: “I marchi di lusso non scelgono i loro ambasciatori solo in base ai risultati”, dice Claudia D’Arpizio, responsabile globale moda e lusso di Bain & Company.

A 24 anni ha già due figli con la sua compagna Veronica, Ludovico e Leandro di soli sette mesi. “È stata una vera e propria trasformazione. Quel passaggio dall’essere un ragazzo all’essere un uomo, iniziato con la gravidanza della mia compagna, l’ho sentito e lo sento molto forte“.
Ora sta facendo pace col concetto di lunga guarigione: “Possiamo constatare che oggigiorno le carriere si stanno allungando. Spero di poter continuare a giocare fino ai trent’anni inoltrati, come fa Novak. La connessione mente-corpo è fondamentale. Nulla è più importante per la salute generale dell’essere forti psicologicamente e mentalmente. Bisogna avere la propensione a fare certi sacrifici. Ma bisogna anche essere aperti e disponibili. La guarigione è pazienza e anche resilienza: il coraggio di riprovare”.