Ma “la bomba nucleare” di Infantino non è quello che già hanno provato a fare le leghe europee?

Ovvero creare società sussidiarie per i diritti commerciali, cedendone quote di minoranza ai fondi. Ad alcuni è andata bene (la Liga) ad altri male (Serie A e Bundesliga. E poi c'è l'esempio della Formula 1

Ma “la bomba nucleare” di Infantino non è quello che già hanno provato a fare le leghe europee?

Mg Miami (Stati Uniti) 11/07/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Norvegia-Inghilterra / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Gianni Infantino

Ovviamente i titoli, qui in Europa, hanno intercettato subito il clamore: “Una bomba nucleare sul calcio” ha dato immediatamente la portata di quanto la mossa commerciale di Infantino (creare una società aperta a investitori privati per gestire le competizioni della Fifa, tipo i Mondiali) possa essere dirompente. Negli Stati Uniti hanno letto l’operazione in maniera più distaccata. Il New York Times per esempio sottolineava che, critiche di posizione a parte, “la proposta della Fifa non è diversa dalle entità commerciali create dalle leghe calcistiche francese e spagnola, di cui hanno ceduto quote a fondi di private equity. Anche le leghe tedesca e italiana discutono da anni la stessa possibilità, ed è una strategia già sperimentata da diverse federazioni e leghe sportive, in particolare in Formula 1 e nel PGA Tour di golf”.

Anche in Europa fanno così

Si tratta di un argomento con basi molto solide. L’idea di Infantino non è così rivoluzionaria come sembra. Perché l’abbiamo usata qui in Europa, per primi. Anche con successo, come nel caso della Liga e della Ligue 1 francese: entrambe le leghe hanno creato società sussidiarie per i diritti commerciali e ne hanno venduto una quota di minoranza al fondo CVC. La Liga ha ceduto circa l’8,25% per quasi 2 miliardi di euro, superando l’opposizione legale di club come Real Madrid e Barcellona. La Ligue 1 ha ceduto il 13% per 1,5 miliardi di euro.

Certo c’è anche chi ha fallito, sulla stessa via. In Italia, un accordo da circa 1,7 miliardi di euro per il 10% della “MediaCo” è saltato perché sette top club (tra cui Juventus e Inter) lo hanno bloccato ritenendo la valutazione troppo bassa. In Germania, la Bundesliga ha dovuto abbandonare l’accordo a causa delle pesanti proteste dei tifosi negli stadi, dimostrando che anche un affare finanziariamente solido può fallire senza il consenso del pubblico.

Tebas

La Premier League e l’Uefa stessa hanno tentato la via di un modello alternativo: l’Inghilterra ha evitato accordi a livello di lega, limitandosi a vendite a livello di singoli club, come Chelsea e Manchester United. La Uefa, invece, ha scelto una strada più “leggera”, affidando la commercializzazione globale dei diritti a Relevent tramite una joint venture, senza dover vendere proprie quote azionarie.

Per la Fifa è un modello collaudato

Insomma, nell’ottica della Fifa si tratta di un modello collaudato, non un salto nel buio. La vendita di quote di minoranza con mantenimento del controllo è un’operazione che ha già dei precedenti di successo nel calcio. Ma chiaramente il rischio di boicottaggio dell’elite europea non è peregrino: i club più potenti possono far saltare il banco se pensano di guadagnarci poco. La nuova società di Infantino avrebbe il vantaggio di una base decisionale globale, non limitata a pochi top club, ma le obiezioni dei club più importanti influenzeranno comunque la narrazione mediatica, o almeno questo è il timore della Fifa.

La grande stampa europea scrive in queste ore di “vendita del calcio”, la Fifa invece vorrebbe raccontare questo passaggio paragonandolo alla Formula 1, dove la Fia (la Federazione mondiale) ha ceduto i diritti a Liberty Media. Anche solo per segnare una differenza sostanziale: la Fia ha ceduto il controllo commerciale, mentre la Ffe – ha ribadito Infantino – lo manterrà esplicitamente.