La Fifa punta a riportare i Mondiali in Asia nel 2034. I motivi? Economici, ovviamente

Il Times: "Stavolta in Arabia Saudita. L’assegnazione del prossimo Mondiale a sei Paesi e tre continenti servirebbe solo a “liberare” tre continenti dall’alternanza." Palese la differenza di trattamento con le squadre africane, realmente in crescita

La Fifa punta a riportare i Mondiali in Asia nel 2034. I motivi? Economici, ovviamente

FIFA president Gianni Infantino gives a thumbs up ahead of the 2026 World Cup Group D football match between USA and Paraguay at the Los Angeles Stadium in Inglewood on June 12, 2026. (Photo by Patrick T. Fallon / AFP)

Durissima critica di Martin Samuel del Times: la Fifa penalizzerebbe il continente africano a favore di quello asiatico per motivi puramente economici. I dettagli.

Mondiali, Africa penalizzata?

Secondo Samuel, le due confederazioni, nonostante abbiano livelli di crescita differenti, vengono trattate allo stesso modo:

“La Confederazione Africana di Calcio conta 54 federazioni affiliate e dispone di dieci posti al Mondiale, pari al 18,5% del totale; la Confederazione Asiatica ne conta 47 e riceve nove posti, il 19,1%. Eppure, alla luce dei risultati ottenuti in questo torneo, questa distribuzione appare fortemente sproporzionata.

Mentre l’Africa ha portato nove delle sue dieci squadre ai sedicesimi di finale, l’Asia ne ha qualificate soltanto due su nove. Una di queste, l’Australia, in realtà non appartiene nemmeno geograficamente all’Asia. Se dovesse perdere contro l’Egitto a Dallas venerdì, dopo l’eliminazione del Giappone contro il Brasile, il percorso asiatico sarebbe già concluso.”

Il gap è piuttosto evidente. 5 squadre africane hanno chiuso al secondo posto e tutte le africane classificate 3 hanno raccolto abbastanza punti per qualificarsi. Il confronto con l’Asia è impietoso. Cinque dei dodici gironi hanno visto una nazionale asiatica chiudere all’ultimo posto; nessuna delle due migliori terze asiatiche è riuscita a qualificarsi, lasciando come unici risultati positivi i secondi posti di Giappone e Australia.

Il motivo del trattamento della Fifa

Ma che motivo volete che ci sia? I soldi, no? Eh sì, perché l’assegnazione del prossimo Mondiale a sei Paesi e tre continenti (Spagna, Portogallo, Marocco, Paraguay, Uruguay e Argentina, dunque Europa, Africa e Sud America) servirebbe solo a “liberare” tre continenti dall’alternanza delle assegnazioni. Lo scopo? Riportare il Mondiale in Asia nel 2034, ovviamente nei Paesi asiatici più ricchi, come Qatar e Arabia Saudita.

“Qatar e Arabia Saudita, sedi rispettivamente dell’ultimo e del prossimo Mondiale, si sono qualificati a questa competizione attraverso un percorso che, nel migliore dei casi, può essere definito iniquo.”

Il percorso facilitato di Qatar e Arabia Saudita

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L’ultima fase delle qualificazioni prevedeva due gruppi da tre squadre, con accesso diretto per la prima classificata. In origine era stata prevista la possibilità di giocare su campo neutro, ma la Afc (federazione calcistica asiatica) ha poi deciso di assegnare Qatar e Arabia Saudita come sedi dei rispettivi mini-gironi, senza fornire motivazioni ufficiali.

Il calendario ha inoltre garantito a Qatar e Arabia Saudita sei giorni di recupero tra una partita e l’altra, mentre Indonesia, Iraq, Oman ed Emirati Arabi Uniti ne hanno avuti solo tre.

In aggiunta, Qatar e Arabia Saudita hanno disputato l’ultimo incontro in casa, conoscendo già esattamente il risultato necessario per qualificarsi. Non a caso entrambe hanno ottenuto la qualificazione: il Qatar ha superato e scavalcato gli Emirati Arabi Uniti, mentre l’Arabia Saudita è avanzata in virtù della migliore differenza reti e del maggior numero di gol segnati.

Samuel conclude l’analisi spiegando che, se il numero di squadre al Mondiale dovesse aumentare ulteriormente, crescerebbe di conseguenza anche la rappresentanza dei Paesi asiatici. La chiosa:

“Il bilancio dell’Asia nella fase a gironi di questo Mondiale recita: 27 partite, 3 vittorie, 9 pareggi e 15 sconfitte. Quello dell’Africa: 30 partite, 10 vittorie, 10 pareggi e 10 sconfitte.

Eppure, agli occhi della Fifa, sono praticamente sullo stesso piano. L’Africa, probabilmente, vorrebbe che anche la distribuzione del denaro fosse così equa.”