Dal muro al robot, il tennis è già entrato nell’era dei maestri meccanici

Il Telegraph ha provato l'Acemate, l'ultimo modello americano che costa appena 2.500 euro. E si può usare come allenatore o avversario: "Non ha punti deboli"

Dal muro al robot, il tennis è già entrato nell’era dei maestri meccanici

An attendee plays tennis with the Acemate tennis robot during the annual Consumer Electronics Show (CES) in Las Vegas, Nevada on January 7, 2026. (Photo by Patrick T. Fallon / AFP)

Se l’intelligenza artificiale minaccia mezzo mondo del lavoro, pure sui campi da tennis non stanno messi benissimo. Basta guardare cosa è capace di fare l’Acemate Tennis Robot S10, il robot spara-palle che ha testato Simone Briggs per il Telegraph. Scrive che “sembra non avere punti deboli”. Lo puoi usare come palleggiatore o come avversario.

Briggs scrive che “giocare a tennis contro un robot è un’attività estenuante. La macchina può contenere fino a 40 palline nella sua gigantesca “tasca” metallica. Ma se la si usa correttamente, non dovrebbero servirne più di qualcuna. La particolarità di questo ingegnoso dispositivo è che raccoglie le palline mentre le colpite, utilizzando le sue due telecamere per allinearle e poi sfrecciando lateralmente con una lunga traiettoria curva per intercettarle. La parte superiore dell’unità assomiglia a un’enorme rete per farfalle, o forse a un guantone da baseball, con bracci estensibili che raggiungono un’altezza di 1,70 m. Vista la sua statura, potrebbe essere un Arthur Fery meccanizzato”.

Arthur Fery

Come funziona

In pratica, continua, “mentre una pallina scompare nella gola dell’Acemate, un’altra ne esce dalla bocca, simulando così il ritmo di un normale scambio. Ed è proprio qui che l’Acemate si distingue dagli altri partner di allenamento hi-tech”. Briggs dice che duellare con l’Acemate evoca una sensazione claustrofobica simile a quando giochi con uno molto più forte, “di essere costantemente sotto pressione”. E’ “come un cane iperattivo che non vuole tornare al guinzaglio”. Esaurire la scorta di palle a disposizione è quasi impossibile, a meno di non farlo apposta mancando completamente il campo”. Oppure se siete abbastanza bravi, “con un’abbondanza di topspin, potreste riuscire a far saltare la palla fuori dal campo e farla volare sopra la rete di raccolta. Le opzioni migliori sono due: colpire con una tale potenza da superare la manovra difensiva dell’avversario, oppure – ammesso che l’Acemate non si sia ritirato dietro la linea di fondo – tirare la palla in profondità e bassa, in modo che faccia passare la rete e si schianti contro la superficie metallica del robot stesso”.

L’incredibile capacità dell’Acemate di muoversi in qualsiasi direzione si basa sulla cosiddetta tecnologia della “ruota svedese”, sviluppata negli anni ’70 e ormai standard per tutti i tipi di robot autonomi, “che si tratti di disinnescare bombe o di raccogliere pacchi dai magazzini”.

E ti fa anche l’analisi del gioco

Si controlla con l’iPhone, e ovviamente si può aumentare il livello di difficoltà, “mi sono ritrovato a spostarmi da un angolo all’altro del campo finché il sudore non mi colava lungo la schiena e ogni mio colpo finiva in rete o volava lungo. Nel frattempo, l’app Acemate era impegnata a preparare la sua impietosa valutazione del mio gioco, basata sull’intelligenza artificiale. “Riesci a tenere la palla in gioco e a mantenere un’altezza sicura”, mi diceva con un tono leggermente condiscendente. “Ma la costanza negli scambi più lunghi e il controllo direzionale sono ancora in fase di sviluppo”. Insomma fa il maestro.

L’Acemate è americano e costa 2.599 sterline sul suo sito ufficiale britannico, 2.199 in saldi. In euro sono poco più di 2.500 euro. Non un investimento impossibile per un circolo di tennis. Solo che il robot non si stanca, e non gli devi pagare uno stipendio. “La chiacchierata post-partita dell’Acemate non è il suo punto forte – chiude Briggs – Il lato positivo, però, è che questi dispositivi possono essere impostati per funzionare a vari livelli. Inoltre, puoi invitare un robot a concentrarsi sulla parte precisa del tuo gioco che necessita di attenzione, rendendolo più simile a un allenatore che a un avversario”.