“Non so più cosa dire di lei, non ho una spiegazione”: Jimmy Connors non si capacita del giallo Sabalenka
La numero uno del mondo esce agli ottavi di Wimbledon e riapre la domanda che la perseguita da un anno: come può una che "ha il gioco" continuare a inciampare nei momenti che contano? A pretendere una risposta è una leggenda che di talento sprecato se ne intende, e che ormai alza le mani.

Belarus' Aryna Sabalenka reacts after being defeated by Romania's Sorana Cirstea during the WTA Rome Open tennis tournament at Foro Italico in Rome on May 9, 2026. (Photo by Tiziana FABI / AFP)
La sconfitta agli ottavi di Wimbledon ha riacceso il caso Aryna Sabalenka, e stavolta a puntarle il dito contro è una leggenda: Jimmy Connors. L’americano, otto Slam in carriera, ha dedicato alla bielorussa un lungo sfogo nel suo podcast “Advantage Connors”, riportato in Italia dal Corriere dello Sport. Il tono è quello di chi, semplicemente, non ci arriva più.
Le parole di Connors
Il ragionamento dell’ex numero uno parte da una constatazione e finisce in una domanda senza risposta:
“Sabalenka dovrà iniziare a dimostrare il suo valore, adesso. Non so più cosa dire di lei. Ne parliamo da così tanto tempo, e ci ha fatto vivere un’altalena di alti e bassi. Perché sappiamo che ha il gioco, lo ha dimostrato, per come gioca. Vorrei avere una spiegazione. Semplicemente non ce l’ho”.
Non è la prima frecciata. Alla vigilia dei Championships, Connors aveva puntato il dito sull’atteggiamento, spiegando che le rivali ormai la considerano battibile: “Continuiamo a dire che ha il gioco. Ma i prossimi tre, quattro, cinque nomi che citi vedono che è battibile: basta scendere in campo, fare il proprio lavoro, e a volte succedono un sacco di cose belle”.
Cosa è successo a Wimbledon
Il verdetto che ha fatto esplodere il dibattito è netto: Sabalenka è stata eliminata al quarto turno dalla numero 14 del seeding Naomi Osaka, che si è imposta 6-2, 7-6(2). Per la bielorussa Wimbledon resta l’unico Slam in cui non ha mai raggiunto la finale, oltre a essere il suo Major meno redditizio in percentuale di vittorie (73%). Ed è stata la sua uscita più prematura in un torneo dello Slam dal Roland Garros 2022: si è così interrotta a quota 14 la striscia di Major consecutivi chiusi almeno ai quarti. La stessa Osaka, del resto, è avversaria che dopo la maternità dice di vedere il tennis in modo diverso, e nei match che contano fa ancora la differenza.
La reazione di Sabalenka: «Non ero all’altezza. Ora voglio ubriacarmi»
La numero uno, dal canto suo, non si è nascosta. Sul match ha ammesso il valore dell’avversaria: “Ovviamente non sono soddisfatta del mio gioco. Ho sentito che il suo livello era incredibile. Ho fatto del mio meglio, quest’anno non è bastato. Ci sono stati un paio di momenti in cui ero davvero vicina a perdere completamente il controllo, però ho avuto rispetto per l’erba e per i giocatori che sarebbero scesi in campo dopo di noi”. In conferenza stampa, alla domanda se si sentisse ancora la numero uno, ha risposto con disarmante sincerità: “Guardate la classifica: oggi non ero la numero uno, ieri lo ero. Adesso non voglio nemmeno pensarci: voglio solo ubriacarmi, dimenticare il tennis e rimettermi in forma”.
Un anno di corto circuiti
Il punto vero è che il caso di Wimbledon non è isolato. Sabalenka guida la classifica WTA da 91 settimane consecutive, ma ha vinto uno solo degli ultimi sette Slam (gli US Open 2025), e il 2026 è stato un rosario di occasioni mancate: a Parigi un Roland Garros vissuto tra polemiche e proteste si è chiuso con un crollo ai quarti (dodici giochi persi su tredici dopo essere stata avanti 6-3, 4-1), mentre sulla terra rossa era già arrivato lo stop di Roma contro Cirstea. Un’altalena continua, tra un carisma ingombrante — è persino diventata una “sindacalista” del circuito insieme a Sinner — e rapporti non sempre distesi nello spogliatoio.
La domanda che resta aperta
Ed è forse questo il senso dello sfogo di Connors: nessuno mette in dubbio il talento, tutti aspettano la costanza. La numero uno del mondo continua a dominare la classifica e a perdersi negli appuntamenti decisivi. Finché non arriverà quella “spiegazione” che perfino una leggenda dice di non saper trovare, il paradosso resterà lo stesso: la più forte sulla carta, la più fragile quando la carta va trasformata in trofei.