Sabalenka e Paolini vogliono boicottare il Roland Garros

La protesta sui premi troppo bassi lanciata anche da Sinner arriva al Foro Italico. Ma per ora sono solo minacce

Sabalenka e Paolini vogliono boicottare il Roland Garros

Dc Roma 05/05/2026 - Internazionali BNL d’Italia / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Jasmine Paolini

Boicottaggio. Prima sotto voce, ora addirittura in conferenza stampa al Foro Italico. Aryna Sabalenka ne parla apertamente, ed è la tennista numero uno al mondo. Agli Internazionali d’Italia sta montando la rivoluzione dei premi. “Ho la sensazione che lo spettacolo dipenda da noi e che, senza di noi, non ci sarebbero i tornei”, dice. È la battaglia contro il Roland Garros che si è intestato anche Sinner.

Senza Sabalenka, senza Swiatek, senza Paolini, il Roland Garros è un campo di terra rossa con delle sedie intorno, dicono le dirette interessate da Roma. Anche se lo Slam parigino ha appena annunciato un aumento del montepremi del 9,5%, portandolo a 61,7 milioni di euro, con 2,8 milioni per i vincitori dei singolari. I giocatori lo considerano insufficiente. I ricavi degli Slam crescono. I premi no, non alla stessa velocità. La proposta dei giocatori – allineare i compensi al 22% dei ricavi per tutti i tornei – è, nelle parole di Swiatek, “abbastanza ragionevole”.

E’ l’unico modo

Ma Sabalenka evoca, appunto, il boicottaggio. “A un certo punto potremmo boicottare: è l’unico modo per lottare per i nostri diritti”. Swiatek la definisce “una situazione un po’ estrema”, Jasmine Paolini è più diretta: “Se siamo tutti d’accordo, e lo siamo, il boicottaggio potrebbe essere una cosa che si può fare”.

Vale la pena capire di cosa parlano quando parlano di premi. Non solo dei 2,8 milioni di euro per la vittoria (cifra che, per quanto possa sembrare enorme, va divisa con staff tecnico, preparatori, fisioterapisti, logistica). Parlano di pensioni. Di maternità. Di protezioni che Atp e Wta hanno introdotto e che gli Slam invece non ancora. I tornei che incassano di più sono quelli che tutelano di meno.

Le contraddizioni del tennis

È una contraddizione che il tennis condivide con molti altri sport, e che di solito viene risolta nello stesso modo: i giocatori ottengono qualcosa, meno di quello che chiedevano, abbastanza da ridurre la pressione, e il sistema resta sostanzialmente invariato. Anche perché una cosa è minacciare un’altra convincere Sinner a non giocare Parigi magari nell’anno in cui non c’è Alcaraz. Il Roland Garros esiste dal 1891. Ha attraversato due guerre mondiali, la televisione, internet, i diritti d’immagine globali, il mercato asiatico. Non è che si impressionano per una conferenza stampa a Roma.

Il problema strutturale c’è: il tennis professionistico è uno dei pochi sport d’élite in cui i protagonisti non hanno mai formato un sindacato vero e proprio. Atp e Wta sono metà associazione di giocatori metà organizzazione di tornei, con conflitti d’interesse incorporati nel Dna. Gli Slam rispondono alle rispettive federazioni nazionali.

Ovviamente sono schermaglie. Per ora c’è il dialogo. Swiatek spera “che prima del Roland Garros ci sia l’opportunità di avere questo tipo di incontri”.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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